Siria, Amnesty International invoca l’Onu. “Agire per porre fine al massacro”
- ROMA - Amnesty International ha sollecitato l’Assemblea generale delle Nazioni Unite, che si riunisce oggi sulla Siria, a colmare il vuoto lasciato dagli stati membri del Consiglio di sicurezza, incapaci di porre fine agli incessanti attacchi contro la popolazione civile dei quartieri orientali di Aleppo.
Le nuove immagini satellitari diffuse dall’organizzazione per i diritti umani, insieme alle testimonianze raccolte dai civili intrappolati in città, rivelano la dimensione della distruzione in corso e, afferma Amnesty, “provano che le forze governative siriane, col supporto russo, stanno spietatamente attaccando aree residenziali, strutture sanitarie, scuole, mercati e moschee nell’ambito di una calcolata strategia militare volta a svuotare la città e a riprenderne il controllo. Vi sono anche prove che, in alcuni casi, negli attacchi sono state usate bombe a grappolo di fabbricazione russa”.
“La mancanza d’azione del mondo di fronte alla carneficina in corso e alle evidenti violazioni dei diritti umani ad Aleppo deve terminare. L’Assemblea generale deve dimostrare di saper agire di fronte al fallimento del Consiglio di sicurezza: è in gioco la credibilità stessa delle Nazioni Unite”, ha dichiarato Lynn Maalouf, vicedirettrice per la ricerca dell’ufficio regionale di Beirut di Amnesty International. E ha aggiunto: “La dimensione raggiunta dal bagno di sangue e dalla distruzione di Aleppo est nell’ultimo mese è orribile. Le forze governative siriane, col sostegno della Russia, hanno lanciato attacchi continui in spregio di ogni principio del diritto internazionale umanitario”.
Molti degli abitanti ancora rimasti ad Aleppo vivono nella costante paura degli attacchi che si susseguono di giorno in giorno. Aggiunge Amnesty International: “Mentre il numero dei morti cresce di giorno in giorno, lo stallo diplomatico in corso provoca la paralisi del Consiglio di sicurezza. La Russia, appoggiata dalla Cina, ha ripetutamente usato il potere di veto per bloccare qualsiasi azione volta ad attribuire al governo siriano gravi violazioni dei diritti umani, crimini di guerra compresi. Meno di due settimane fa, una proposta di risoluzione francese che chiedeva la fine degli attacchi contro la popolazione civile di Aleppo è stata bloccata dal veto russo”.
I 70 paesi che hanno chiesto la convocazione dell’incontro di oggi hanno preso chiaramente posizione contro la mancanza d’azione del Consiglio di sicurezza. “Tutti gli stati membri dell’Assemblea generale dovrebbero chiedere una sessione d’emergenza sulla crisi siriana e sostenere ogni iniziativa per porre fine all’attuale ciclo di crimini di guerra in Siria. Sanzioni mirate e un embargo totale sulle armi sono tra le misure che potrebbero spingere il governo di Damasco a porre fine alle violazioni del diritto internazionale umanitario”.
Incessanti attacchi contro la popolazione civile e obiettivi civili. I bombardamenti su Aleppo est si sono drammaticamente intensificati con la fine dell’ultima tregua, il 19 settembre. Secondo l’Istituto siriano per la giustizia e l’accertamento delle responsabilità, un gruppo di monitoraggio locale, nel giro di tre settimane, fino al 10 ottobre, sono stati portati a termine almeno 600 attacchi aerei. La direzione sanitaria di Aleppo ha denunciato che in questi attacchi sono stati uccisi circa 400 civili. E le immagini satellitari analizzate da Amnesty International mostrano che in una sola settimana 90 luoghi sono stati distrutti o danneggiati in un’area grande più o meno come Manhattan. Complessivamente, dal 18 settembre al 1° ottobre i luoghi danneggiati sono stati oltre 110.
Nelle ultime tre settimane, Amnesty International ha documentato una serie di attacchi che appaiono funzionali all’obiettivo di decimare la vita civile ad Aleppo. I ricercatori dell’organizzazione hanno parlato con abitanti, operatori sanitari e attivisti intrappolati nei quartieri orientali, che hanno denunciato il drammatico peggioramento della situazione umanitaria e gli attacchi quotidiani contro edifici e infrastrutture civili tra cui strutture mediche, un mercato, una scuola e centri per la distribuzione dell’energia elettrica e dell’acqua. Tutte le strutture colpite erano lontane da obiettivi militari come la linea del fronte, posti di blocco o mezzi militari.
Secondo la Società siro-americana di medicina, dal 21 settembre gli attacchi aerei hanno colpito 14 strutture sanitarie, rendendone inutilizzabili la maggior parte. I medici sono sopraffatti dall’arrivo di tantissimi feriti che hanno bisogno di cure di emergenza: in una struttura, in una sola settimana, ne sono arrivati 800.
Denunce di attacchi con bombe a grappolo. Numerosi abitanti hanno riferito ad Amnesty International di aver assistito ad attacchi con un’arma vietata dal diritto internazionale: le bombe a grappolo, che rilasciano una serie di sub-munizioni su un’area molto vasta e costituiscono dunque una minaccia estrema per i civili. Amnesty International ha esaminato le immagini dei frammenti di bombe a grappolo e delle loro sub-munizioni rinvenuti nelle aree residenziali di Aleppo est nelle ultime tre settimane. Ha poi fatto analizzare queste immagini a esperti indipendenti in materia di armi, che hanno identificato i frammenti come parti di sub-munizioni di fabbricazione russa AO-2.5RT o delle quasi identiche AO-2.5RTM e come parti di bombe a grappolo di fabbricazione russa RBK-500.
Unicef: rischio abbandono scolastico per 1,3 milioni di bambini. In Siria, oltre 1,7 milioni di bambini non frequentano la scuola e altri 1,3 milioni rischiano l'abbandono. A denunciarlo è l’Unicef, secondo cui in tutto il Paese devastato dalla guerra, 1 scuola su 3 non può essere utilizzata perché o danneggiata o distrutta o impiegata come rifugio per gli sfollati interni o per scopi militari. Dall'inizio della guerra nel 2011, ci sono stati 4 mila attacchi contro le scuole.
"In Siria i bambini rischiano di morire andando a scuola. Nelle ultime due settimane, 9 studenti, di circa 5 anni, hanno perso la vita in due attacchi separati contro o vicino le scuole - così Hanaa Singer, rappresentante Unicef in Siria -. La scuola non dovrebbe essere una trappola mortale. Le scuole dovrebbero essere luoghi dove i bambini sono protetti e possono imparare, crescere e sviluppare le loro potenzialità".