15 febbraio 2016 ore: 15:45
Immigrazione

Siria, la guerra ha causato 4,6 milioni di rifugiati. “Si fermi la carneficina”

In un report la Caritas Internationalis si rivolge ai leader internazionali e lancia un appello per far cessare la guerra nel paese. Un focus è dedicato anche sulla rotta balcanica, dove preoccupano la gestione del fenomeno migratorio e le carenze nell’accoglienza.
Siria. Rifugiati che scappano

ROMA - Un appello accorato ai governi affinché si adoperino per mettere fine alla guerra in Siria, una vera “carneficina”. A lanciarlo è la Caritas Internationalis in un dossier focalizzato sulla rotta Balcanica e reso noto da Caritas italiana nel convegno in corso da oggi fino al 17 febbraio a Caserta sul tema della tratta e dello sfruttamento lavorativo. L’appello arriva a poche ore dagli ultimi raid aerei che hanno colpito due ospedali e una scuola nel paese. “Tre anni fa, i responsabili delle agenzie umanitarie delle Nazioni Unite avevano lanciato un accorato appello a tutti quelli che potevano fermare il conflitto in Siria affinché fosse fatto ogni sforzo per mettere fine alle sofferenze della popolazione siriana – si legge nel documento - Oggi, all’alba del sesto anno di guerra, l’eccidio continua. Le sofferenze aumentano. Pertanto, una volta ancora facciamo appello non solo ai governi ma a ciascuno di voi, cittadini di tutto il mondo, a far sentire la vostra voce affinché si fermi questa carneficina e si trovi una strada per la pace, perché questo conflitto con le sue conseguenze, tocca tutti noi. Colpisce 13,5 milioni di siriani che vivono all’interno del paese, ma strappati dalle loro case o che vivono assediati, in condizioni disperate. Non sono dati statistici, sono 13,5 milioni le persone che necessitano di assistenza umanitaria e le cui esistenze e il futuro sono minacciati. Colpisce le famiglie che, non vedendo un avvenire migliore in Siria, lasciano il proprio paese in cerca di un rifugio. La guerra ha causato 4,6 milioni di rifugiati nei paesi confinanti e altrove. Colpisce una generazione di giovani e bambini che, privati dell’istruzione e traumatizzati dagli orrori della guerra, vedono sempre di più il loro futuro sotto la sola forma della violenza. Colpisce coloro che sono già lontani dalla Siria, ma che hanno visto le violenze ripercussioni della crisi raggiungere le strade, gli uffici, i ristoranti vicino alle loro case. E colpisce tutti coloro che nel mondo, in maniera visibile e invisibile, vedono le loro risorse economiche danneggiate dal conflitto”.

Per questo la Caritas chiede con forza che “tutti coloro che possono intervenire per fermare le sofferenze dei siriani lo facciano al più presto e permettano alle organizzazioni umanitarie di intervenire con i soccorsi necessari, l’assistenza sanitaria, di permettere ai ragazzi di ritornare a scuola, di impedire gli attacchi alle infrastrutture civili e di garantire libertà di movimento a tutti i civili. Sono azioni pratiche che si possono fare, se c’è la volontà. Nel nome della nostra comune umanità, per amore di milioni di innocenti che hanno già abbastanza sofferto e per milioni di coloro il cui futuro è incerto, chiediamo che si agisca, subito!”.

Nel dossier un focus è dedicato alla situazione sulla rotta balcanica che Caritas definisce “preoccupante”. Innazitutto per la gestione generale del fenomeno migratorio. “Dall’estate 2015 (inizio della crisi migratoria lungo la rotta balcanica) ad oggi, sono state adottate politiche non sempre chiare, lineari e soprattutto non condivise tra i vari paesi – si legge -. Destano preoccupazione le scelte politiche unilaterali di alcune nazioni di chiudere i propri confini, di abrogare, di fatto, quanto concordato con gli Accordi di Schengen, di fissare arbitrariamente le quote o di rifiutare la ricollocazione dei migranti nel proprio territorio. Si richiede dunque uno sforzo maggiore nel trovare risposte condivise a livello europeo rispetto alla questione migratoria, evitando che ogni paese decida da solo, di volta in volta, cosa fare e come agire”.

La seconda preoccupazione riguarda le condizioni estremamente pericolose del viaggio dei migranti lungo la rotta balcanica, in particolare il tratto via mare tra Turchia e Grecia, gestito da trafficanti e che ha già causato la perdita di migliaia di vite umane, tra cui tantissimi bambini. Aumentano anche le preoccupazioni legate alle rigide temperature invernali, che hanno già causato almeno una vittima per assideramento (un bambino di pochi mesi) e un peggioramento delle condizioni di salute dei migranti più vulnerabili. “Considerando che molte di queste persone hanno diritto alla protezione internazionale, si richiede che vengano organizzate modalità di viaggio più sicure, controllate e legali rispetto alle attuali, stabilendo di fatto dei “corridoi umanitari” dai luoghidi origine ai luoghi di destinazione per chi è vittima di gravi crisi umanitarie” si legge nel report.

La Caritas stigmatizza poi le politiche sempre più restrittive ai confini dei vari paesi lungo la rotta balcanica, “politiche che respingono e bloccano i migranti solo sulla base della loro cittadinanza, e non rispetto alla loro situazione personale di rischio, come prevede la Convenzione di Ginevra”. “Si ritiene necessario chiarire le politiche (di accoglienza, di respingimento e di rimpatrio) che verranno adottate rispetto a chi rimane bloccato lungo la rotta, mettendo sempre al centro la tutela della persona e dei suoi diritti umani”. L’organizzazione ricorda che in molti paesi della rotta balcanica non esistono politiche strutturate e definite di accoglienza di medio-lungo periodo dei migranti “Ciò desta preoccupazione perché i paesi coinvolti dal fenomeno non hanno adeguate strutture, non hanno personale preparato, non hanno stabilito dei meccanismi di collaborazione tra settore pubblico e privato sociale per l’accoglienza dei migranti – sottolinea il report -. Diventa estremamente urgente avviare politiche sulla migrazione e sulla accoglienza in questi paesi, fornendo risorse finanziare ed umane che siano in grado di rispondere alle impegnative sfide poste dal fenomeno migratorio”. Infine si guarda con particolare preoccupazione alla situazione della Grecia, il paese più a rischio lungo la rotta dal momento che si trova tra “l’incudine e il martello”: da un lato il flusso dei migranti dalla Turchia non sembra cessare, dall’altro lato i paesi della rotta balcanica stanno gradualmente chiudendo i confini o inasprendo le misure (effetto-domino).

Caritas Italiana sta sostenendo gli interventi di urgenza delle Caritas locali (in particolare Grecia, Macedonia e Serbia) con un contributo finanziario complessivo di 370.000 euro. A questo si aggiunge il supporto tecnico messo a disposizione dei partner coinvolti, grazie a programmi di accompagnamento e formazione per un totale di 150.000 euro, e all’impegno di propri operatori esperti. Dal primo dicembre 2015, grazie al contributo finanziario della CEI, è partito un ampio programma di accoglienza diffusa per aiutare la Chiesa locale a rispondere all’appello di Papa Francesco. Attraverso il contributo finanziario complessivo di 620.000 euro saranno ristrutturati ed attrezzati piccoli centri di accoglienza diffusa in Grecia, Macedonia e Serbia, dove sarà offerto ascolto, alloggio, cibo e attività di integrazione e riabilitazione psicosociale. Il budget complessivo è di 1.140.000 euro.

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