10 ottobre 2019 ore: 16:46
Immigrazione

Siria. I curdi in Italia, delusi e traditi: “Si rischia un genocidio, fermate Erdogan”

di Eleonora Camilli

Le voci della diaspora curda in Italia: “Fino a ieri eravamo gli eroi che fermavano Isis, oggi siamo considerati terroristi. Italia ed Europa non possono voltarsi dall’altra parte”. Appello di Anpi, Arci, Cgil e Legambiente: “Azione diplomatica forte e decisa”. Rete disarmo: “Stop alla vendita di armi”


ROMA - “Nel Rojava è nato un sogno che non può finire: quello che abbiamo costruito lì è l’espressione massima della democrazia. Ma se fino a ieri si gridava ‘viva i curdi che combattono Isis’, oggi siamo trattati come terroristi. Questo non può accadere, la comunità internazionale non può voltare così le spalle al nostro popolo”. Said Dursun è uno dei portavoce del centro Ararat, storico centro culturale, punto di riferimento della diaspora curda nella Capitale. Dopo la notizia dell’invasione turca nella Siria del Nord, con il lasciapassare degli Stati Uniti, i curdi siriani in Italia hanno annunciato una serie di mobilitazioni di piazza, la prima si è svolta ieri a Roma a piazza Barberini. “Siamo lontani dalla nostra terra ma lo stato in cui siamo ci sta deludendo, perché non sta prendendo una posizione chiara verso la Turchia, che sta scivolando nella dittatura, con il sultano Erdogan in testa - sottolinea Dursun -. Tutto questo si poteva prevedere: tutti i dittatori verso la fine della loro storia hanno iniziato a lanciare grida di guerra, per  prolungare il loro potere. Ma quello che riteniamo grave è il silenzio degli altri paesi. Noi come popolo ci ci siamo organizzati per combattere Isis - aggiunge - hanno imbracciato le armi donne e uomini anziani, bambini, tutti. Ora per la Turchia siamo terroristi: praticamente Erdogan sta facendo quello che Isis non è riuscito a realizzare e le cellule dormienti dell’Isis si stanno riattivando. Per questo chiediamo innanzitutto all’Italia di prendere una posizione chiara e netta, non basta la solidarietà della popolazione, servono le sanzioni”.

Le voci della diaspora curda in Italia: "Mettete fine a questo orrore"

Fatma Colcon, racconta di aver visto le immagini dei primi attacchi mentre era sull’autobus a Viterbo, città dove vive dal 2003. “Per noi oggi è una giornata nera, non è la prima, ne abbiamo passate tante: penso alle bombe ad Afrin, a Kobane, al Rojava. Penso all’occupazione di Isis. Oggi è un giorno di quei giorni neri: il governo turco ha iniziato a bombardare: lì c’è tutta la nostra famiglia, Jpg (l’Unità di protezione popolare) sono nostri fratelli - sottolinea -. L’occupazione del governo turco con l’aiuto dell’America per noi è un tradimento, oggi tutto il mondo lascia che ci aggrediscano. Noi abbiamo lottato per la pace, finché vivrò sosterrò il mio popolo e scenderò in piazza a gridare, per chiedere pace”. Per Fatma anche il governo italiano è responsabile di quanto sta avvenendo: “L’Italia deve smettere di vendere le armi che servono a combattere contro il nostro popolo, non può essere complice di un governo assassino e terrorista”, afferma. Anche Beritan Gulmez, parla di “tradimento”: “Siamo arrabbiati e tristi per quanto sta accadendo, non ci aspettavamo tutto questo. Si stanno violando i diritti umani, due città sono già state bombardate, ci sono molte vittime. Si metta fine al più presto a questo orrore”. 
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L’appello delle organizzazioni a Italia ed Europa : “azione diplomatica forte”

Questa notte sono continuati i bombardamenti contro le città lungo il confine turco-siriano. In particolare, ad essere colpiti sono stati i villaggi di Serekkanye, Qamishlo, Derik, Ain Issa, Abyad. Si parla almeno di 100 vittime. Ieri Anpi, Arci, Cgil e, Legambiente hanno lanciato un appello al governo italiano, (rivolgendosi al presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, al ministro degli Affari Esteri, Luigi Di Maio, alla presidente del Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati e al presidente della Camera Roberto Fico) e alla comunità europea ( alla presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, all’Alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Josep Borrel e al presidente del Parlamento Europeo, David Sassoli)

“Viviamo con angoscia queste ore nelle quali si sta minacciosamente aggravando la situazione al confine tra Turchia e Siria, una regione già funestata da una guerra cruenta di molti anni che ha prodotto innumerevoli vittime, soprattutto tra i civili.A seguito delle improvvide dichiarazioni del Presidente degli Stati Uniti Donald Trump - che annunciavano il ritiro delle truppe americane dai quei territori, anche se oggi smentite - il Presidente della Turchia Recep Tayyip Erdoğan ha dato avvio ai bombardamenti e all’avanzata dell’esercito nelle zone storicamente abitate dalle popolazioni curde, con le quali lo Stato Turco ha ormai da diversi decenni un rapporto più che conflittuale - si legge nell’appello -. L’esercito formato interamente da donne e uomini di etnia curda è stato negli ultimi anni alleato delle forze occidentali e protagonista nel respingimento dell’avanzata dell’Isis, per la cui causa ha pagato un ingente prezzo di sangue. La convivenza tra la popolazione turca e curda in queste regioni è stata storicamente possibile e potrà esserlo ancora solo se lo Stato Turco accetti di sedersi a un tavolo di trattative con i rappresentanti curdi, con pari dignità, per trovare un accordo sul riconoscimento e indipendenza dei loro territori. La comunità internazionale, l’Europa, l’Italia, hanno ancora fresco un debito di riconoscenza nei confronti delle donne e degli uomini curdi che si sono battuti fino alla morte per fermare il comune nemico Daesh e salvaguardare la sicurezza e serenità dell’Europa e del nostro Paese, di noi tutti”. Alle istituzione si chiede di avviare una “forte e decisa azione diplomatica” perché cessino immediatamente le ostilità e si fermino le manovre di invasione del territorio siriano abitato storicamente dalla popolazione curda; si dia mandato senza esitazioni a una delegazione internazionale che garantisca in loco la fine delle ostilità, il rispetto dei confini, il diritto internazionale; si provveda all’invio di soccorsi per eventuali feriti, si apra una sessione di discussione dedicata, tanto nel Parlamento europeo quanto in quello italiano e si chieda che il caso sia messo con urgenza all’ordine del giorno del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.

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Rete Disarmo: stop all'export di armi italiane verso la Turchia dopo inizio bombardamenti

 Anche la Rete Italiana per il Disarmo esprime forte preoccupazione. “Chiediamo con forza al Governo italiano di adoperarsi per fermare un’escalation di conflitto inaccettabile - afferma il coordinatore  Francesco Vignarca - In particolare risultano drammatiche le notizie di fonte curda secondo le quali i primi bombardamenti avrebbero colpito anche obiettivi civili”.  La Retechiede formalmente al Ministro degli Esteri Luigi Di Maio che vengano sospese con effetto immediato tutte le forniture di armamenti e sistemi militari verso il Governo di Ankara, come prevede la legge 185 del 1990 che impedisce di inviare armi a Paesi in stato di conflitto armato. 

La Turchia - spiega Rid- è da molti anni uno dei maggiori clienti dell’industria bellica italiana e che le forze armate turche dispongono di diversi elicotteri T129 di fatto una licenza di coproduzione degli elicotteri italiani di AW129 Mangusta di Augusta Westland. “Negli ultimi quattro anni l’Italia ha autorizzato forniture militari per 890 milioni di euro e consegnato materiale di armamento per 463 milioni di euro” sottolinea Vignarca. In particolare nel 2018 sono state concesse 70 licenze di esportazione definitiva per un controvalore di oltre 360 milioni di euro. Tra i materiali autorizzati: armi o sistemi d’arma di calibro superiore ai 19.7mm, munizioni, bombe, siluri, arazzi, missili e accessori oltre ad apparecchiature per la direzione del tiro, aeromobili e software. "Non è accettabile - dichiara Giorgio Beretta analista sull’export di armi per la Rete italiana disarmo - che il nostro Paese, che ha attivamente sostenuto l'impegno delle popolazioni curde di contrasto all'Isis, continui a inviare sistemi militari alla Turchia che oggi intende occupare militarmente i territori curdi. E' giunto il momento che anche il Parlamento faccia sentire la propria voce chiedendo lo stop alle forniture di sistemi militari di produzione italiana fino a che la situazione non sarà chiarita. L'appartenenza della Turchia alla Nato non può costituire un alibi per non affrontare la questione ed assumere le necessarie decisioni".

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