13 marzo 2023 ore: 14:17
Società

Siria, Still I rise: 12 anni di guerra, è il picco della crisi umanitaria

Per il triste anniversario, il report dell'ong "La terra trema sotto le bombe", che sarà pubblicato il prossimo 15 marzo. Il conflitto, che solo nei primi dieci anni ha prodotto almeno 300mila vittime civili dirette, è ancora lontano da una risoluzione pacifica

ROMA - Sono passati 12 anni dallo scoppio della guerra civile in Siria, una tragedia tra le più gravi del nostro secolo che continua a mietere vittime innocenti. Mentre l'intensità delle ostilità si è attenuata, la situazione umanitaria ha raggiunto il punto di massima gravità: lo testimonia Still I Rise nel report 'La terra trema sotto le bombe' che sarà pubblicato il prossimo 15 marzo, triste anniversario dell'inizio della guerra civile. L'organizzazione è attiva nel Nord Ovest della Siria dal 2020.

Come continua l'ong in una nota, il conflitto, che solo nei primi dieci anni ha prodotto almeno 300mila vittime civili dirette, è infatti ancora lontano da una risoluzione pacifica. I tanti interessi coinvolti, dalla Russia alla Turchia, rendono più difficile assicurare alla giustizia i responsabili dei crimini di guerra, e tengono la popolazione in un limbo perenne, mentre le condizioni umanitarie si aggravano.

La situazione è particolarmente drammatica nel Nord Ovest del Paese, area rimasta fuori dal controllo di Bashar Al-Assad. A causa dei trasferimenti forzati, dei bombardamenti e degli assedi da parte del regime, più di due terzi degli attuali 4,5 milioni di abitanti del Nord Ovest sono sfollati interni da altre aree del Paese. Nel sottodistretto di Dana, dove si concentra il 70% degli sfollati, la popolazione è composta per l'80% da donne e bambini che vivono in condizioni di estrema necessità. La crisi sanitaria legata al Covid-19, l'epidemia di colera in corso dall'autunno 2022 e le devastanti scosse di terremoto del 6 febbraio hanno contribuito al deterioramento ulteriore delle condizioni di vita. Giulia Cicoli, direttrice advocacy di Still I Rise, dichiara. "La vulnerabilità della popolazione è legata a doppio filo al complesso scenario di attori coinvolti e dei loro interessi nella regione. Tanto dal punto di vista politico quanto da quello umanitario, la Siria nord-occidentale è una bolla che sta nuovamente per scoppiare".

Nella nota Still I Rise denuncia il tracollo del sistema scolastico in Siria, specchio di un conflitto che, dopo aver completamente fagocitato il presente, getta la sua ombra anche sul futuro: il livello di alfabetizzazione di un'intera generazione nel Nord Ovest della Siria è drammaticamente basso. Dei quasi 2 milioni di minori in età scolare presenti nell'area, quasi la metà è fuori dal sistema scolastico. Le pressioni economiche, unite alla carenza di scuole e personale scolastico, contribuiscono a un netto declino della frequenza durante l'adolescenza. L'abbandono prematuro dell'istruzione espone i minori a rischi e abusi, dallo sfruttamento ai matrimoni combinati e alle gravidanze precoci. Nel lungo termine,si produce così una drastica riduzione delle opportunità di impiego.

Le terribili scosse di terremoto del 6 febbraio hanno inflitto un ulteriore colpo al sistema scolastico della regione. Ma'an, la scuola di emergenza e riabilitazione di Still I Rise a Dana, ha ripreso regolarmente le attività pochi giorni dopo il sisma, ma le tante vite spezzate e i danni alle infrastrutture rischiano di rendere ancora di più l'educazione un privilegio di pochi invece che un diritto di tutti.

Abdulkafi Alhamdo, program manager di Still I Rise nel Nord Ovest della Siria, ha lanciato dalle macerie un appello: "Non piangete per chi non c'è più, abbandonato dalla comunità internazionale, ma date ai tanti bambini rimasti una chance di andare a scuola, vivere una vita normale e scoprire il significato del futuro".

Still I Rise denuncia poi l'emergenza sanitaria e negli aiuti: nel corso del conflitto, si legge ancora nella nota, ospedali e presidi sanitari del Nord Ovest sono stati obiettivo di frequenti attacchi militari da parte del regime. L'isolamento internazionale ha fatto il resto, provocando una carenza cronica di strutture, personale e attrezzature. Racconta Othman Alhassan, medico a Dana: "In tutto il Nord Ovest della Siria non sono disponibili procedure diagnostiche e terapeutiche per pazienti oncologici, cateterismo cardiaco, e alcune operazioni chirurgiche. Inoltre, è impossibile prendersi cura dei feriti gravi del terremoto del mese scorso senza le adeguate attrezzature mediche".

L'emergenza legata al sisma ha portato al rapido esaurimento delle scorte di materiali medici monouso, ma gli aiuti internazionali hanno tardato ad arrivare. Still I Rise riferisce che si tratta di una strategia consolidata da parte del governo di Damasco, che da anni utilizza il flusso degli aiuti verso il Nord Ovest come strumento di ricatto economico e politico per la propria riabilitazione internazionale. "Normalizzare le relazioni con il regime- avverte ancora Cicoli- equivale a un condono implicito dei suoi crimini di guerra, oltre a torture e sparizioni. Milioni di siriani soffrono da ben 12 anni. Non si può considerare l'imposizione della pace senza giustizia per tutte le vittime". (DIRE)

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