28 settembre 2015 ore: 12:25
Immigrazione

Siriani in Turchia, vita difficile e nessuna possibilità di avere lo status di rifugiati

La Turchia accoglie attualmente più di 2 milioni di profughi siriani ma non concede loro lo status di rifugiati. Questo è il motivo per cui decidono di partire verso l’Europa. E intanto aumentano i fenomeni di intolleranza
Alberto Tetta Campo profughi in Turchia

Foto di Alberto Tetta

- ROMA - La Turchia accoglie attualmente più di due milioni di profughi siriani ma non concede loro lo status di rifugiati. Questo è il motivo, accanto alla dura vita condotta, per cui decidono di partire verso l’Europa. A descrivere la situazione è l’Osservatorio Balcani e Caucaso, secondo il quale è stata proprio l’accresciuta consapevolezza del pericolo della traversata via mare a portare i migranti a intraprendere la nuova rotta verso l’Europa. Ma a incoraggiare i profughi a tentare la via di terra sono state anche le recenti dichiarazioni del governo tedesco, che si è detto disponibile ad accogliere diverse centinaia di migliaia di profughi.

Nelle scorse settimane, con un passaparola tramite i social media, centinaia di profughi hanno cominciato ad affluire ad Edirne, nella Tracia turca, con l’obiettivo di passare in Europa. Molti sono arrivati con i pullman, altri a piedi, altri ancora sono rimasti bloccati  alla stazione dei pullman Bayrampasa di Istambul. “Le autorità turche – scrive l’Osservatorio – hanno ingiunto alle società di trasporto di non vendere biglietti ai siriani. E nell’ultima settimana i profughi che hanno tentato di resistere alle pressioni avviando anche uno sciopero della fame, sono stati gradualmente ‘convinti’ a lasciare gli accampamenti. Ma a chiudere definitivamente la porta alle speranze dei profughi di Edirne, sembra essere stata la decisione finale del Consiglio europeo di redistribuire i 120 mila migranti già presenti sul territorio europeo, fatto che ha di conseguenza sbarrato la strada ai nuovi arrivi”.

Niente status di rifugiati. Negli ultimi 4 anni Ankara ha accolto oltre 2,2 milioni di profughi, destinando loro una spesa di oltre 6 miliardi di dollari e allestendo 24 campi di accoglienza in 10 province al confine con la Siria. “Tuttavia i profughi – si legge nel reportage dell’Osservatorio – (non solo quelli siriani, ma tutti quelli che arrivano dall’est), per via della riserva geografica posta dalla Turchia alla Convenzione di Ginevra del 1951), non possono vedersi riconoscere lo status di rifugiato ma vengono invece definiti ‘ospiti’. Si tratta quindi di persone che, secondo una normativa del 2014, si trovano sotto ‘protezione temporanea’”. La protezione temporanea permette ai profughi di avere accesso ai servizi sanitari, all’istruzione e agli aiuti sociali, ma non un permesso di soggiorno valido a tutti gli effetti. C’è poi il problema della lingua, e della normativa che non agevola l’inserimento dei siriani nel mondo del lavoro. E mentre nelle città altamente popolate come Istanbul l’integrazione risulta più facile, nei centri più piccoli si registrano fenomeni di intolleranza.

E mentre il numero dei profughi presenti in Turchia sembra destinato ancora a crescere, la Commissione europea ha annunciato lo stanziamento dei fondi destinati ad Ankara per facilitare l’accoglienza dei profughi fuori dai confini Ue. “L’intenzione, anche alla luce dell’accordo di riammissione siglato nel 2013 tra Ankara e Bruxelles, sarebbe quella di far sì che i profughi restino all’interno del territorio turco, utilizzato come una sorta di ‘zona cuscinetto’. Ma quanto queste misure potranno servire ad aiutare i profughi che vivono fuori dai campi ad integrarsi nella società turca, resta l’interrogativo più grande”.

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