Smilitarizzare i cappellani militari: parte da Bari la richiesta del Cnca
ROMA - Smilitarizzare i cappellani militari, è questa la richiesta del Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza (Cnca) riunitosi a Bari il 16 e il 17 giugno in assemblea nazionale, alla Conferenza Episcopale Italiana (Cei) e al suo presidente Gualtiero Bassetti. Ciò avviene anche in concomitanza con la visita di Papa Francesco a Barbiana di martedì 20 giugno. Nella lettera si legge che il Cnca ha accolto felicemente le parole del Vescovo di Roma su Don Milani, e la sua conseguente visita alla tomba a Barbiana. Ci si augura che questo gesto compiuto dal Papa possa essere generatore di novità nella chiesa italiana, affinché la grande attenzione riservatagli sia utile ad assumersi le conseguenze ecclesiali e civili.
“La più importante, oggi, sul piano reale e su quello simbolico, crediamo sia la scelta di portar fuori dalla struttura militare il ruolo e l’azione dei preti impegnati per l’accompagnamento pastorale di chi presta servizio militare. La richiesta rientra nell’ottica di una pastorale vista come prossimità sollecita e libera, testimonianza del primato del Vangelo di Cristo. Solo smilitarizzando i cappellani militari ci pare si inizi a prendere sul serio una delle tante lezioni di don Lorenzo e della sua scuola”.
Don Milani scriveva che lui ed i sui ragazzi non comprendevano la vita dei cappellani militari, e da allora molti continuano a non capire. Per questo nella lettera viene chiesto di compiere un atto ritenuto giusto e indifferibile: “È tempo di fare in modo che una ferita civile ed ecclesiale diventi feritoia di giustizia e di pace."
Lettera da Ceuta. All’assemblea di Bari è anche avvenuta la presentazione della “lettera da Ceuta”, una riflessione scaturita dal viaggio organizzato in Marocco, a Tangeri e nell’enclave spagnola di Ceuta, dal 27 la 29 marzo. Questo è solo l’ultimo dei molteplici incontri, a Lampedusa, a Tunisi, a Atene, con i quali il Cnca ha tentato attraverso il dialogo con chiese, associazioni, esponenti delle istituzioni, di conoscere più a fondo questioni che interpellano la coscienza e la visione politica di ogni persona e l’organizzazione che ha a cuore la dignità degli esseri umani. Nella “lettera da Ceuta” si parla della crudeltà, l’inumanità dei meccanismi istituzionali di esclusione, gli strenui sacrifici dei corpi di coloro che a Ceuta tentato di passare dall’altra parte, in un’Europa che li respinge. Ma anche il supporto dagli altri migranti e da coloro che cercano di aiutarli, comunicano strategie e suggeriscono lezioni. Questo perché: “Non si può vedere e tacere, non si può parlare e restare inerti, non si può agire senza il bisogno di cambiare. Noi stessi, l'organizzazione delle cose, le politiche."
Terzo settore. Il Cnca rivolge inoltre al Parlamento e al Governo diverse richieste, in linea con quanto avanzato anche dal Forum del Terzo settore. L’assemblea ha riflettuto sulla riforma del terzo settore grazie agli interventi di Piero D'Argento, sociologo dell'Università Lumsa di Taranto, Elena Gentile, membro della Commissione per l’occupazione e gli affari sociali del Parlamento europeo e dell’Intergruppo sull’Economia sociale, e Luigi Corvo, dell'Università di Roma Tor Vergata.
Il Cnca è preoccupato del fatto che i testi di legge non valorizzino al meglio la ricchezza e la storia del terzo settore, ma al contrario rischiano di uniformare il tutto con l’etichetta di “impresa sociale”, eliminando differenze e caratteristiche significative.
Un caso esemplare di lavoro non proprio accorto, riguarda proprio il Cnca, poiché uno dei nuovi decreti tende ad escludere dalle determinazioni tutte quelle organizzazioni di terzo settore "ibride". C’è una tale rigidità nella determinazione delle caratteristiche dei soggetti implicati che, al momento, una delle principali Federazioni nazionali del settore, che raccoglie da oltre 30 anni 260 organizzazioni di volontariato, associazioni di promozione sociale, cooperative sociali e piccole fondazioni, sarebbe esclusa da qualunque tipologia di soggetti previsti nei decreti. In questo modo tutte le organizzazioni sociali diverrebbero “imprese sociali”; dovrebbero sottostare a quanto previsto in riferimento alle attività possibili. Poi il fatto che la normativa, dopo un iniziale accenno sul tema dell’impatto sociale, non consideri più centrale questo aspetto nella definizione di impresa sociale, lascia sorpresi i responsabili del Cnca, poiché l’argomento è appena nominato. Mentre il Cnca ritiene che sarebbe dovuto essere un aspetto centrale di questa riforma in modo tale da stabilire criteri di qualità, valutazione, indirizzo e premialità.
Infine nella legge in discussione si riscontra che alcuni locali pubblici potrebbero essere utilizzati dal terzo settore per fini istituzionali e per attività produttive, gratuitamente. Tuttavia l’iniziativa non sembra il modo migliore per sostenere le “imprese sociali” e un welfare non assistenzialistico.
Nell’Assemblea, tenutasi nel quartiere San Paolo di Bari, si sono anche esaminati i processi di innovazione e democrazia organizzativa nei soggetti associati alla Federazione; il lavoro si avvale del sostegno del professore universitario della Calabria Antonio Samà.
Infine l’assemblea si è sciolta lasciando in sospeso i numerosi input lanciati da Leonardo Palmisano, autore del volume “mafia caporale”, in merito al rapporto tra mafie, criminalità e circuiti legali.