13 settembre 2013 ore: 14:50
Economia

Social card. A Genova è un flop, poche le richieste: “Requisiti troppo stringenti”

Il Comune costretto a prorogare i termini per la scarsità di domande. In tutto ne sono arrivate 993. La responsabile dei Servizi sociali: “Le risorse avanzate restino al Comune per progetti di lotta alla povertà più legati alle effettive criticità presenti nel territorio”
Soldi su mollette

ROMA – Requisiti troppo stringenti e poca comunicazione. A Genova, una città scelte dal ministero, il bilancio del bando per la sperimentazione della nuova social card non è positivo come in altre città. Sono infatti appena 993 le domande presentate, dopo che il Comune si è trovato costretto a prorogare i termini della scadenza, proprio per la scarsità delle richieste. In tutto i fondi a disposizione per la città ammontano a 2.565.578 euro e secondo le stime garantirebbero l’accesso alla misura a circa 900 nuclei familiari. Una cifra poco sotto il numero delle domande arrivate, che devono però essere ancora scremate dal controllo Inps sui requisiti.

Si preannuncia quindi un numero di beneficiari  molto inferiore al numero previsto. Ne è convinta anche Maria Maimone responsabile dei Servizi Sociali del Comune di Genova. “I criteri previsti dal ministero erano blindanti –sottolinea – e non rispondono alle caratteristiche che una popolazione in difficoltà può avere: si chiede un Isee molto basso, una condizione lavorativa pregressa regolare, ma queste persone hanno per lo più alle spalle un lavoro precario. C’è poi la questione dei minori che devono essere presenti nel nucleo familiare –spiega -. È ovvio che questo ha inciso molto. E non credo neanche che le domande arrivate siano di persone che rispondo del tutto a questi requisiti, quindi il numero si potrebbe ridurre ulteriormente di molto”. A ciò si aggiunge una comunicazione scarsa e  non del tutto chiara.

“La misura riguarda le persone che si trovavano in una situazione economica normale fino a poco tempo fa e ora sono scivolate nella povertà, ma la situazione di povertà non è solo questa –aggiunge Maimone –ci sono molte persone che soffrono di un’indigenza cronica e non hanno accesso alle misure nazionali. A Genova si parla di migliaia di cittadini in questa situazione di grave marginalità: dai senza dimora alle famiglie di stranieri con figli alle persone con disagio mentale”.

I tempi della sperimentazione ora prevedono che sulle domande vi sia il controllo dell’ Inps e verso la fine di ottobre si dovrebbe sapere quante sono le persone che avranno accesso alla misura. “Stiamo cercando di capire anche cosa vorrà fare il ministero, perché da quel che sappiamo anche in altre città del Nord il numero delle domande è molto basso rispetto alle risorse disponibili –aggiunge Maimone -. Non sappiamo se questi fondi avanzati saranno dirottati verso le città del Sud che hanno più richieste o se lasciti ai comuni per i progetti di lotta alla povertà più legati alle effettive criticità presenti nel territorio. Questa è una richiesta che faremo nell’incontro che abbiamo chiesto al ministero”. (ec)

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