Social card sperimentale, a Bologna 476 richieste su 450 disponibili
BOLOGNA – Nel capoluogo emiliano i conti tornano: sono 476 le domande pervenute al Comune per ottenere la social card su 450 assegnabili. Merito anche della decisione dell’amministrazione di aprire il bando a famiglie già note ai servizi sociali: grazie alla presenza sul territorio, il comune di Bologna aveva individuato circa 450 famiglie disagiate già conosciute a cui offrire questa possibilità. La parola ora passa all’Inps, chiamata a controllare le domande e a decidere come saranno ripartiti il milione e 600 mila euro che il governo ha destinato a Bologna: si tratterebbe di un contributo mensile di circa 311 euro. “Ottimisticamente parlando, tra pochi giorni l’Inps dovrebbe restituire una graduatoria pulita – commenta Mara Rosi, coordinatrice dell’osservatorio famiglie del Comune di Bologna –, a cui seguirà un periodo già previsto per eventuali ricorsi, dopo di che le Poste potranno consegnare le social card. Si presume che questo possa avvenire verso i primi di novembre”.
Secondo Rosi, le domande fatte pervenire risponderebbero tutte ai requisiti previsti dal decreto nazionale e dalle linee di indirizzo della giunta comunale: famiglie con minori e Isee non superiore ai 3 mila euro; con problematiche relative al lavoro e al disagio abitativo (il bando è stato aperto anche alle famiglie nelle graduatorie per le case popolari); residenza da almeno un anno e cittadinanza italiana (ma di fatto hanno potuto accedere anche i cittadini comunitari e extracomunitari da tempo in Italia). Sarà l’Inps a verificarlo. Una volta restituita la graduatoria definitiva, partirà anche il piano personale assistenziale previsto dal progetto dedicato a un numero compreso tra il 50 e il 75 per cento delle famiglie idonee (non si dimentichi che la social card è una sperimentazione), che include, in primis, misure volte al rientro nel mondo del lavoro di almeno un membro del nucleo familiare. Parte delle famiglie “escluse”, perciò, non godranno di questa presa in carico da parte del comune. “La nostra scelta di riservare la proposta alle persone già in carico ai servizi è stata premiata – commenta Amelia Frascaroli, assessore al Welfare di Bologna – Potremmo aiutare gran parte delle famiglie che negli ultimi anni ci hanno chiesto di intervenire”.
“All’inizio la scelta di non aprire a tutti il bando per la social card ci ha lasciato perplessi – spiega Antonella Raspadori della Cgil – ma alla fine ha dato buoni risultati. Dimostra che almeno sul nostro territorio il comune riesce ancora a farsi carico, nei limiti del possibile, dei casi di disagio sociale”. Per Raspadori, però, la social card non aiuterà le famiglie a uscire dalla loro condizione di indigenza. Per due motivi: in primis, i criteri previsti sono troppo complicati e rigidi. Secondo, perché è ora di uscire da una logica meramente assistenziale: “Il tema del lavoro è ancora una volta trascurato. Come abbiamo fatto presente alla riunione di fine luglio con comune, Cisl e Uil, era necessario legare la social card alla disponibilità di un componente del nucleo a svolgere un’attività di pubblica utilità, ovviamente commisurata alla cifra erogata. È necessario agire attivamente, favorire un rientro al lavoro per chi non ce l’ha”. La colpa, secondo Raspadori, è dello Stato – Italia e Grecia casi unici in Europa – che non prevede un fondo nazionale per il contrasto delle povertà, scaricando tutto il peso sulle spalle degli enti locali.
“Evidentemente, questo progetto si inscrive nei provvedimenti previsti dalla legge 328, la riforma dei servizi sociali, secondo la quale sono gli enti locali i principali protagonisti dell’assistenza, considerato il loro radicamento al territorio – spiega Alberto Schincaglia della Cisl – La social card, però, deve essere anche strumento verso un minore assistenzialismo a favore di un ruolo attivo dei soggetti disagiati nella società”.
Luciano Roncarelli (Uil) si dichiara soddisfatto: “Ora speriamo che tutte le domande consegnate all’Inps siano regolari. Poi, ci auguriamo che, considerato la buona riuscita, questo progetto sia riproposto estendendo a tutti la possibilità di parteciparvi, complice magari una migliore situazione economica e uno stanziamento maggiore di fondi”. (Ambra Notari)