Social network e bullismo: l’esperienza di una "smanettona" disabile
ROMA - Ha scelto WhatsApp per annunciare la propria drammatica intenzione. E forse c’era Ask.fm tra le cause del gesto: nella decisione disperata della giovanissima torinese che domenica si è tolta la vita a Venaria, i social network giocano probabilmente un ruolo tutt’altro che trascurabile. Come accade, pare, sempre più frequentemente. Per quanto infatti sia da escludere, come alcuni studiosi raccomandano, che il solo “cyber bullismo” possa essere all’origine di un suicidio, è evidente però che i social network contribuiscano ad amplificare e aggravare quel senso di solitudine e inadeguatezza che in tanti casi accompagna l’adolescenza. Kia Rouge è il “nome d’arte” di una giovane 32enne che sui social “mette la faccia” ogni giorno: una faccia particolare, che non passa inosservata e che, per la sua “diversità”, attira quasi quotidianamente commenti sarcastici che, in alcuni casi, sfociano nell’insulto. Kia ha una disabilità fisica ben visibile, si muove sulla sedia a ruote e, per di più, mette in evidenza i propri tratti con un look “aggressivo”: capelli tinti con colori accesi, trucco forte, gioielli “dark” che lei stesa produce. Il canale di Kia, alimentato regolarmente con le sue video-riflessioni, spesso incentrate proprio sulla disabilità, conta oggi oltre 3 mila iscritti. Kia è poi molto attiva su Facebook, Twitter e su tutti i principali social, tra cui, ultimamente, il “cattivissimo” Ask.fm.
Kai, quando e perché è nato il tuo desiderio di essere tanto presente in rete?Verso la fine degli anni ‘90 ho iniziato a frequentare la rete con lo scopo di conoscere gente e fare nuove amicizie. Tutto è cominciato entrando nelle chat di gruppo (che ora quasi non esistono più) e in svariati forum dedicati alla musica, alla stregoneria, all'ambiente dark. Poi negli anni sono arrivati i primi programmi di chat “privata” come Icq, e i primi social, come MySpace, Netlog ecc. Notavo che la cosa mi prendeva sempre di più, i miei profili erano abbastanza visti e molta gente mi chiedeva l’amicizia o apprezzava ciò che facevo. Ho iniziato a guardare sempre di più YouTube, cercando soprattutto musica, ma anche iniziando a scoprire i primi YouTuber più o meno famosi, italiani o stranieri, e ad un certo punto mi ci sono buttata anche io, aprendo il mio primo canale (youtube.com/kiakochan) solamente per divertimento, senza avere un'’idea precisa di cosa avrei fatto. Poi sono arrivati, per me come per tutti, FaceBook. Twitter, Ask, Instagram e quasi tutti i social che al momento vanno per la maggiore: quelli che, sostanzialmente, se non li hai sei “out”...
Sui social tu metti letteralmente la faccia: perché? Cosa ti aspetti?
Sì, sui social metto proprio la faccia, non mi faccio problemi a mostrarmi sulla mia sedia a rotelle, con i capelli colorati, con i tatuaggi, ecc. Non mi imbarazza nulla, mostro semplicemente ciò che sono. Non mi aspetto nulla di particolare, se non che tutti imparino ad essere sempre se stessi senza vergogna. Ed è bello quando ricevo commenti o anche messaggi privati di persone che apprezzano ciò che faccio e come sono, la mia schiettezza, la mia spontaneità, che si divertono con i miei video. E’ bello sapere che faccio loro compagnia o che li rallegro nelle giornate tristi.
Pubblicando i tuoi video e le tue immagini, susciti diverse reazioni, non sempre positive. Possiamo parlare di casi di vero e proprio cyber bullismo?
Sì ogni tanto salta fuori il “troll” di turno, che attaccandosi soprattutto (ovviamente) alla mia disabilità e quindi al mio aspetto fisico, cerca di offendermi, spesso in modi che nessuno si immagina, anche con espressioni particolarmente volgari. Molti dei miei amici o delle persone che mi seguono rimangono esterrefatte da ciò che leggono quando pubblico qualche stamp preso da YouTube o da Ask. Ad esempio, recentemente ho pubblicato sulla mia pagina Facebook alcune provocazioni che mi arrivano soprattutto si social. Quelle più significative li ricondivido, proprio per rendere partecipi i miei amici e conoscenti
Su quale social network hai vissuto le esperienze peggiori? E quali le offese più frequenti?
Senza dubbio Ask: l’anonimato messo a disposizione dal sito, permette ai suoi frequentatori di dire tutto ciò che vogliono senza il minimo filtro. Gli attacchi più frequenti riguardano il mio aspetto fisico, come ad esempio "sei deforme", "sei nana", "i disabili mi disgustano", "quelli come te sono un peso per lo stato", "come fa il tuo ragazzo a stare con te?", o cose anche peggiori e qui irripetibili…
Come ti difendi dalla cattiveria con cui a volte vieni bersagliata?
Ho imparato a farmi scivolare tutto addosso, molto semplicemente: anche perché è gente a me totalmente sconosciuta, un nickname senza volto, qualcuno che non vedrò mai, quindi perché starci male o farsi intimorire? Ma in generale, perché lasciarsi mettere i piedi in testa da chi come unico argomento di conversazione ha l'offesa? Rispondo sempre con estrema ironia, con una risata, con una battuta o semplicemente con qualcosa che non ha il minimo senso! Raramente mi lascio andare rispondendo a tono: se lo faccio è solo perché il commento ha superato per me un certo limite e mi devo sfogare un po’. Dopo di che, torna a rimbalzarmi tutto addosso. Tante cose le cancello direttamente, senza dar loro il minimo peso; ad altre rispondo con delle sciocchezze, per il gusto di spiazzare la persona che mi ha posto la domanda o che mi ha fatto il commento. Bisogna che ogni tanto mi diverta un po’ anche io, o no?
Sono diversi i casi di ragazzi caduti in depressione o addirittura suicidi in seguito a episodi di "cyberbullismo". L’ultimo proprio di due giorni fa: una ragazza 14enne si è tolta la vita a Venaria. Si dice che tra le cause ci siano proprio le offese su Ask.me. Tu credi che sia possibile?
Purtroppo di casi di cronaca ne abbiamo visti diversi. Ci ho ragionato diverse volte, i ragazzi di oggi sono cresciuti con internet e con i social: usciti da scuola ritrovano su FaceBook o su Ask tutti gli amici e i conoscenti ed è normale che un commento cattivo o un pesante cyberbullisimo li influenzi tantissimo. Ma penso anche che per arrivare al punto di cadere in depressione o addirittura al folle gesto del suicidio, debba esserci una fragilità di fondo, causata anche dalla giovane età: non c'è una maturità che permetta loro di filtrare le cose e dare importanza solo a quelle che veramente ce ne hanno. Oggi come oggi per i giovani non essere sui social è come essere fuori dal mondo, essere “out”, fuori dal giro: di conseguenza, affidano alla rete tanta parte della loro vita, prendendo da essa spesso solo il lato peggiore. Inoltre con smartphone, tablet ecc, non hanno il minimo controllo o la minima guida da parte dei genitori.
Hai mai pensato di rinunciare, uscendo dai social?
Assolutamente no, mai pensato. Stare sui social e in generale frequentare internet, mi ha permesso di imparare tante cose, conoscere tante persone stupende, compreso il mio ragazzo: mi permette di organizzare la mia vita dentro e fuori la rete, mi permette di comunicare e di condividere le mie opinioni e le mie passioni: perché mai rinunciare a tutto questo per qualche stupido sconosciuto? (cl)