Solarolo, il comune dove l’inclusione comunicativa è realtà
SOLAROLO (Ravenna) – Utilizzare la comunicazione alternativa aumentativa all’interno di negozi, servizi pubblici, scuole e biblioteche per renderli fruibili anche dai bambini con disabilità che comunicano attraverso quel linguaggio. È l’obiettivo del progetto “Solarolo in CAA” promosso dal Comune del paese in provincia di Ravenna e nato dall’incontro dell’assessore alle Politiche educative e giovanili, Martina Tarlazzi, con una mamma e portato avanti grazie alla collaborazione con Fare leggere tutti e Associazione Autismo di Faenza che hanno realizzato il progetto Città in CAA. “Ho incontrato Roberta Zoli, mamma di una bambina con una malattia rara, che ha raccontato la sua esperienza in un blog (www.pianeta1p36.wordpress.com) e aveva iniziato a lavorare per favorire l’inclusione della figlia a scuola – racconta Tarlazzi, che per lavoro fa la pedagogista e si occupa di disabilità – La bimba di Roberta, purtroppo, è morta a soli 3 anni, ma insieme abbiamo deciso di portare ugualmente avanti il progetto”. Il progetto “Solarolo in CAA” si è ampliato e oltre alla scuola ha coinvolto anche negozi, servizi comunali, vigili tanto che il paese potrebbe essere il primo in Italia interamente in CAA.
Nelle scuole di Solarolo ci sono 3 bambini che comunicano esclusivamente in CAA, “e abbiamo pensato di permettere loro di muoversi in paese in autonomia”, spiega Tarlazzi. Da qui la richiesta ai negozianti, in primis quelli frequentati da bambini e ragazzini come la cartoleria, la gelateria, l’edicola, la farmacia, di aderire al progetto. “L’80% ha accettato – continua l’assessore – Hanno partecipato a 2 serate di formazione con gli educatori di Fare leggere tutti e terranno esposte le tabelle personalizzate create durante il corso”. Tra chi ha aderito ci sono anche il Comune, la biblioteca, la scuola, la parrocchia ed è stato preparato anche un prontuario per Carabinieri e Vigili. “La comunicazione alternativa aumentativa è utile non solo per chi ha una disabilità ma anche per chi conosce poco la lingua perché l’immagine si rinforza ripetendo la parola ed è più facile imparare – aggiunge Tarlazzi – ma è utile, ad esempio, anche per le persone anziane che hanno difficoltà di comunicazione. È un linguaggio che va bene per tutti”. Il progetto è stato anche presentato in Regione perché, “il nostro obiettivo è diffonderlo anche in altri paesi”. (lp)