12 gennaio 2022 ore: 16:53
Non profit

Solide e resilienti: le cooperative trentine “fotografate” da Euricse

Presentata la nuova ricerca che analizza le dimensioni del comparto al 2020 e il suo ruolo centrale nell'economia provinciale. Le imprese cooperative e le mutue trentine hanno generato complessivamente 1,6 miliardi di euro di valore aggiunto. Durante la pandemia alcuni settori hanno sofferto più di altri, come ad esempio quello di produzione lavoro e le cooperative sociali

ROMA - La crisi economica innestata dalla pandemia non ha scalfito la solidità delle cooperative trentine che continuano ad essere traino di sviluppo sociale ed economico per il territorio, con un valore aggiunto di 1,6 miliardi di euro e oltre 30 mila posizioni lavorative dipendenti. Non da meno, il comparto ha dimostrato capacità di investimento a sostegno del proprio processo di innovazione e crescita. Le analisi proposte dal Rapporto “La cooperazione in Trentino”, curato da Euricse nell’ambito dell'accordo di programma con la Provincia autonoma di Trento, mettono in evidenza le difficoltà sostenute da alcuni settori, ma anche le sfide e le opportunità che ne sono emerse. La ricerca è stata presentata oggi a Trento. 

Nel 2020 le imprese cooperative e le mutue trentine hanno generato complessivamente 1,6 miliardi di euro di valore aggiunto. Durante la pandemia alcuni settori hanno sofferto più di altri, come ad esempio quello di produzione lavoro e sociali, che sono stati soggetti alle restrizioni imposte dal governo per limitare la diffusione del virus. Diversamente, le cooperative di consumo e agricole sono riuscite a garantire continuità di produzione proprio grazie alla natura di prima necessità dei prodotti e dei servizi offerti.

Com’è evidente dai dati presentati nella ricerca, la cooperazione trentina è stata in grado di gestire attivamente il cambiamento, investendo a sostegno del proprio processo di crescita anche durante la crisi, con variazioni positive del capitale investito anche tra i settori maggiormente colpiti dalle chiusure, e dalle relative riduzioni di fatturato.

Occupazione stabile, pur con differenze nei singoli settori

Nel corso del 2020, le cooperative trentine hanno avuto al loro attivo oltre 30 mila posizioni lavorative di dipendenti, hanno cioè dato lavoro per l’intero anno o parte di esso ad oltre 30 mila persone: oltre la metà degli addetti è rappresentata da donne (55,5% del totale), ed il 15,4% da lavoratori sotto i 30 anni d’età. La maggior parte delle cooperative (66,3 per cento) ha dichiarato di aver mantenuto sostanzialmente stabili i livelli occupazionali rispetto al 2019, anche se con situazioni differenti nei singoli settori cooperativi. Anche senza il blocco dei licenziamenti introdotto dal governo, oltre il 90 per cento delle cooperative intervistate ha affermato che non avrebbe comunque ridotto il numero di lavoratori a tempo indeterminato e il 43,4 per cento dei rispondenti ha rinnovato tutti i contratti in scadenza. Per il futuro i numeri lasciano intravedere segnali positivi. Se le cooperative agricole e quelle di consumo e dettaglianti, che meno delle altre sono state colpite dalla crisi, sono più prudenti nell’esprimere previsioni per il 2022, le cooperative sociali e di lavoro vedono già nel breve periodo una ripresa, con buona parte delle cooperative intervistate che prevede un incremento del fatturato e dell’occupazione già nel 2022.

I processi innovativi

La crisi economica innescata dalla pandemia non ha ostacolato l’innovatività delle cooperative trentine. Secondo la maggioranza degli intervistati, la crisi sanitaria avrebbe creato nuove opportunità o avrebbe comunque incrementato l’introduzione di innovazioni organizzative, soprattutto nel caso delle cooperative sociali e di quelle di lavoro. Sei cooperative su dieci hanno dichiarato di aver introdotto nel corso del 2020 o nei primi mesi del 2021 una o più innovazioni.

Guardando ai settori, se le cooperative agricole hanno riservato una grande attenzione alla tematica ambientale (per esempio con l’introduzione di processi produttivi a basso impatto, l’utilizzo di energie rinnovabili e di pratiche di economia circolare, l’introduzione progressiva del biologico), le cooperative di consumo e le Casse Rurali sono state punti di riferimento per le comunità e le imprese locali. Per quanto riguarda le cooperative sociali e di lavoro gli investimenti sembrano essersi focalizzati sulla digitalizzazione e sulla formazione dei lavoratori.
I dati evidenziano inoltre che le cooperative trentine hanno puntato più a un consolidamento della propria posizione di mercato, che a spingersi e avventurarsi in nuovi settori di business e che le innovazioni introdotte rientrano in un preciso piano di crescita e sviluppo, dato che la maggior parte delle cooperative è intenzionata a mantenere le innovazioni introdotte nel medio-lungo periodo.

Le cooperative sociali e di lavoro

Nel corso del 2020 questi due settori davano lavoro al 68 % degli occupati totali delle cooperative trentine. L’indagine condotta da Euricse su un campione di lavoratori delle cooperative sociali e di lavoro evidenzia che, complessivamente, la soddisfazione media per il proprio lavoro è elevata (7,8 in una scala da uno a dieci), e la soddisfazione media per i singoli aspetti del lavoro risulta piuttosto variabile. La pandemia ha impattato in particolar modo sul carico di lavoro dei lavoratori intervistati e sullo stress correlato.
“Sarà importante quindi valorizzare, ove possibile, modalità come per esempio lo smart working, che non ha comportato problemi in termini di produttività durante la pandemia ma la cui introduzione in pianta stabile potrebbe facilitare la conciliazione tra vita lavorativa e familiare – si afferma -. Allo stesso tempo, l’attività formativa potrà accrescere il livello di capitale umano favorendo una più elevata produttività del lavoro in un’ottica di miglioramento dei livelli retributivi”.

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