4 agosto 2016 ore: 12:30
Non profit

Soprattutto donne e più istruiti dei coetanei: chi sono i giovani in servizio civile

L'indagine Isfol fotografa i volontari in servizio tra 2015 e 2016: quasi uno su tre non ha mai lavorato. Al Sud lo scelgono "i soggetti più deboli sul mercato del lavoro: le donne giovani o molto istruite”
Servizio civile nazionale - ragazzi 1

ROMa - Presentata a Roma, presso la Sala Stampa del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, l’indagine curata da Isfol su “Il Servizio civile nazionale fra cittadinanza attiva e occupabilità”, condotta su un campione composto da 1.000 giovani rappresentativi dei circa 28 mila avviati nel bando nazionale 2015. A 15 anni dalla sua istituzione, si tratta per il Servizio Civile Nazionale (Scn) della prima indagine sperimentale “quali-quantitativa” sui volontari che lo hanno svolto o lo stanno svolgendo, concentrandosi in modo particolare sul loro identikit al momento dell’avvio dell’esperienza.

Il quadro che emerge descrive i volontari attualmente in servizio come più giovani della media nazionale, con la fascia 18-21 anni “ben al di sopra dell’1% della popolazione generale, quasi due volte e mezzo più della media”, concentrati come numero al Sud e nelle Isole, e con una fortissima presenza femminile, tanto che “l’incidenza delle ragazze è quasi il doppio rispetto a quella dei ragazzi”. Il Scn, secondo quanto rileva l’Isfol, risulterebbe così scelto “nelle aree più svantaggiate e a più alto tasso di disoccupazione del paese (Sud e Isole), intercettando in queste aree i soggetti più deboli sul mercato del lavoro: le donne giovani o molto istruite”. Inoltre una “distribuzione della quota dei giovani che vivono con la propria famiglia di origine è indicativa di un percorso di autonomia economica più difficoltoso dei giovani volontari che, forse, utilizzano il SCN anche come strumento di autonomizzazione, soprattutto nella fascia di età più alta (25-29 anni)”.

Chi sceglie il Scn risulta mediamente più istruito rispetto al dato complessivo nazionale dei giovani italiani, anche se per un terzo di essi il percorso formativo iniziale non è ancora completato, al momento dell’avvio dell’esperienza di servizio civile. Infatti, il 35% dei volontari dichiara di essere attualmente impegnato in altri percorsi di istruzione e/o formazione, universitari e non. “Il dato registrato dai volontari del Scn – chiosa l’Isfol - indica chiaramente come abbiano scelto di partecipare al Scn i più giovani già “fuori” dai percorsi di formazione e i più “adulti” ancora coinvolti in percorsi formativi. Sembra chiaro quindi che il Scn abbia attratto giovani neodiplomati e neolaureati in cerca di una prima esperienza (a scopo probabilmente formativo) e ragazzi più grandi in cerca di strumenti di crescita paralleli alle attività ancora in corso in grado di produrre vantaggi anche a livello economico”. Quasi la metà di loro (il 46%) ha inoltre già partecipato a stage o tirocini, mentre il 4% degli intervistati li ha svolti all’estero. La percentuale sale al 70% se si considerano anche le esperienze lavorative realizzate, con due su tre dei giovani intervistati ad aver svolto anche più di un lavoro. Lavoro, che nel 54% dei casi, continua a svolgersi in contemporanea con l’esperienza di servizio civile. “Solo il 30% - spiegano i ricercatori - non ha ancora mai lavorato. Non sussistono evidenti correlazioni della storia lavorativa dei ragazzi per area territoriale, genere o titolo di studio; piuttosto il legame diretto è di livello temporale, più è il tempo trascorso dal termine degli studi, maggiori sono le attività svolte. Per questo i livelli più bassi di esperienze lavorative si hanno tra i neolaureati e i neodiplomati (giovanissimi), persone per le quali la prima attività post-formazione è proprio il SCN”. (FSp)

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