31 ottobre 2011 ore: 17:27
Economia

Sostegno, più docenti in servizio. E sempre più precari

Speciale di Tuttoscuola. Oltre 96 mila insegnanti nella scuola statale, ma solo 63mila sono inseriti nell’organico di diritto. Gli altri sono precari, un numero che cresce ogni anno. Con forti differenze territoriali
Morgenstern/laif/Contrasto Scuola, educazione: aula scolastica, studente con mano alzata

Scuola, educazione: aula scolastica, studente con mano alzata

ROMA – I dati ufficiali e definitivi del ministero dell’Istruzione ancora non ci sono, ma nell’anno scolastico in corso sono cresciuti sia il numero degli alunni con disabilità (circa 10 mila in più rispetto allo scorso anno), sia quello degli insegnanti di sostegno, che dovrebbero aver ormai superato le 96mila unità, circa due mila in più di quanto annunciato dallo stesso ministro Gelmini alcune settimane fa. Ma l’analisi dei numeri consegna una realtà che è fatta di sempre maggiore precarietà, con un aumento dei docenti precari rispetti a quelli inseriti negli organici di diritto e differenze abissali nella copertura delle necessità fra le varie regioni italiane. E’ questo il quadro delineato dal sito Tuttiascuola.com, che dedica oggi uno speciale sul sostegno.

Le differenze fra le regioni sono davvero ampie. Per quanto riguarda la scuola dell’infanzia, in Emilia Romagna c’è un docente di sostegno di ruolo ogni 3,75 bambini disabili, mentre in Campania ogni 1,36: una differenza superiore alle due unità. A livello di scuola primaria, in Veneto si arriva ad avere un docente di sostegno stabile ogni 4,05 studenti disabili, mentre in Basilicata ogni 1,62. Queste differenze sono figlie – spiega lo speciale – di quanto accaduto negli ultimi anni nel settore. La legge finanziaria 2008 – spiega Tuttoscuola.com - aveva fissato un tetto massimo di docenti di sostegno (quantificato in 90.123 unità) e la stabilizzazione nell’arco di un triennio del 70% dei posti, cioè 63.086 unità, in organico di diritto. I posti in aggiunta (cioè in deroga rispetto ai posti fissi e stabili) avrebbero potuto, quindi, arrivare al massimo a 27.037 unità (30%) da assegnare, tutti, a docenti non di ruolo con contratto fino al termine delle attività. Si trattava dunque di un 70% di posti di sostegno sicuro e stabile, coperto da docenti di ruolo (o con contratto annuale), per assicurare continuità didattica e qualità educativa, e di un restante 30% occasionale, discontinuo e precario, come i docenti chiamati a ricoprire quei posti.

In verità, anche per effetto della sentenza della Corte costituzionale che tutela gli studenti con disabilità, il tetto massimo dei posti è saltato e con esso anche il rapporto 70/30. Oggi i 63.086 posti in organico di diritto sono rimasti tali e quali e sono aumentati invece quelli in deroga. Su un totale di 96.200 docenti di sostegno, quelli stabili sono appunto poco più di 63mila, pari non al 70 ma al 65,5%. Con tendenza ad abbassarsi ancora. L’aumento dei docenti di sostegno porta dunque con sé l’aumento dei posti in deroga, quelli più precari. Un fenomeno diffuso soprattutto al nord e al centro, visti i grandi squilibri regionali: per una maggiore perequazione, Tuttoscuola informa che circa ottomila docenti avrebbero dovuto essere assegnati al nord e centro, e non al sud e nelle isole come invece accaduto. (veid lancio successivo)



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