9 giugno 2022 ore: 18:00
Disabilità

Sport, riabilitazione e diritti: l’Inail celebra la storia di Antonio Maglio

Sull’onda lunga della fiction tv andata recentemente in onda sul piccolo schermo, l’Istituto ha ricordato con un evento in Auditorium il medico che negli anni Cinquanta fu tra i primi a intuire il valore della sport-terapia per la riabilitazione e il reinserimento sociale delle persone con lesioni al midollo spinale

ROMA – Un’occasione per ricordare e per celebrare, dopo il successo in tv della fiction a lui dedicata, la figura del professor Antonio Maglio, medico dell’Inail e pioniere del movimento paralimpico italiano. L’opportunità per tutti, così, di mettere ancora una volta in risalto il ruolo della pratica sportiva nel garantire anche alle persone con disabilità la piena inclusione e il pieno diritto di cittadinanza nella società.  All’Auditorium Inail di piazzale Pastore a Roma è stata ieri una giornata di ricordi, di festa e di impegno per il futuro: con i vertici dell’Istituto, anche il ministro per le Disabilità Erika Stefani, il presidente del Comitato Italiano Paralimpico Luca Pancalli, il presidente e amministratore delegato di “Sport e Salute” Vito Cozzoli, e poi la parlamentare Giusy Versace, insieme ai protagonisti della fiction Rai “A muso duro” guidati dal regista Marco Pontecorvo, dallo sceneggiatore Roberto Jannone e dall’attore Flavio Insinna, oltre a Maria Stella Calà Maglio, protagonista nella sua vita di una costante attività di promozione dell’opera meritoria compiuta dal marito.

Antonio Maglio fu tra i primi a intuire il valore dello sport come strumento per la riabilitazione e il reinserimento sociale delle persone con disabilità: da direttore del Centro paraplegici Villa Marina di Ostia, aperto dall’Inail nel 1957 per assistere gli infortunati sul lavoro, Maglio introdusse un nuovo metodo per il trattamento delle persone con lesioni al midollo spinale, che all’epoca soffrivano spesso di depressione grave. Grazie alla versatilità delle sue competenze, alla personalità energica e carismatica e alle sue doti organizzative, sotto la sua guida i pazienti di Villa Marina furono curati integrando l’aspetto fisico e quello psichico, con l’obiettivo di renderle autonome e favorirne il reinserimento sociale. A questo scopo, lo sport assunse un ruolo centrale come strumento terapeutico per motivare gli infortunati più giovani. Se il neurologo tedesco Ludwig Guttmann fu il primo ad avviare alla pratica sportiva le persone con disabilità, a partire dai reduci britannici della seconda guerra mondiale ricoverati presso la “Spinal Injuries Unit” di Stoke Mandeville, a Maglio si deve l’intuizione che nel settembre 1960 portò allo svolgimento delle prime Paralimpiadi di Roma, la stessa città che aveva appena ospitato i Giochi della XVII Olimpiade.

 

Bettoni: “Ha offerto a moltissimi giovani una seconda possibilità”.

“Mi sento davvero orgoglioso – ha detto il presidente dell’Inail Franco Bettoni – di rappresentare l’Istituto per il quale lavorava Antonio Maglio, un uomo straordinario che ha offerto a moltissimi giovani quella seconda possibilità che all’epoca sembrava non potesse essere concessa a chi aveva una disabilità. Ha fatto comprendere a tante persone, infatti, che anche dopo un grave infortunio la vita poteva ancora essere vissuta appieno, riuscendo a valorizzare la diversità e tutte le enormi potenzialità che ognuno di noi possiede”.

Lazzara: “Vogliamo essere un ente pubblico che promuove iniziative fuori dall’ordinario”.

“L’Inail – ha aggiunto il vicepresidente Paolo Lazzara – fa uno sforzo enorme per assicurare ai propri assistiti una tutela globale e integrata, che va oltre la dimensione lavorativa. Tutta la nostra attività, infatti, è finalizzata a mettere il lavoratore infortunato o tecnopatico al centro di un intervento a 360 gradi, che parte dalle attività di ricerca e prevenzione e si chiude con la riabilitazione e il reinserimento socio-lavorativo, anche attraverso lo sport. Operiamo come ente pubblico, con regole rigidissime, ma nonostante tutto cerchiamo di offrire un modello diverso di pubblica amministrazione. Non la vecchia PA burocratica, ma un’amministrazione capace di promuovere iniziative fuori dall’ordinario, che fa di tutto per assecondare e facilitare le iniziative virtuose che vanno nella direzione dell’integrazione e del reinserimento sociale delle persone con disabilità”.

Stefani: “Lo sport eccezionale catalizzatore dell’inclusione”.

Un riconoscimento in questo senso è arrivato dal ministro per le Disabilità, Erika Stefani, che ha sottolineato la capacità dell’Istituto “di evolversi e di essere all’avanguardia, a dimostrazione del fatto che a volte anche gli enti pubblici funzionano. Il patrimonio di conoscenza ed esperienza dell’Inail è tale da rappresentare un esempio per noi tutti, confermandosi un punto di riferimento per i lavoratori e i cittadini in generale”. Stefani si è poi soffermata sul “ruolo sempre più importante che lo sport ha assunto negli ultimi decenni nella vita delle persone con disabilità e delle loro famiglie. Non parlo soltanto dei grandi campioni che abbiamo imparato a conoscere con le Paralimpiadi, ma anche dello sport che si pratica nelle palestre delle periferie, negli ambulatori riabilitativi, nei campetti dove si allenano le squadre di atleti, non per forza professionisti, con disabilità. A ogni livello in cui viene praticato, lo sport si dimostra un eccezionale catalizzatore dell’inclusione sotto tutti i punti di vista: fisico, culturale e psicologico. Questo lo dobbiamo all’intuizione di un medico che ha avuto la capacità di guardare oltre e di superare le barriere dei pregiudizi ideologici e dello status quo”.

Pancalli: “Ha restituito dignità ai suoi pazienti”.

“A Maglio non dobbiamo soltanto l’idea delle Paralimpiadi – ha spiegato il presidente del Comitato italiano paralimpico (Cip), Luca Pancalli – Insieme all’amico Guttmann, è stato uno straordinario visionario, in un’epoca in cui le persone con disabilità erano abbandonate nei cronicari, con il busto di gesso addosso. Le prime leggi sui diritti delle persone disabili, infatti, risalgono alla fine degli anni Sessanta. Maglio non ha soltanto individuato il valore della pratica sportiva, ma ha soprattutto restituito dignità alla vita dei suoi pazienti. Il suo merito, inoltre, è stato quello di riuscire a trascinare un ente come l’Inail in questa impresa innovativa, sfidando la macchina della pubblica amministrazione. La sua è stata anche una grande intuizione politica, perché ha saputo sfruttare l’occasione delle Olimpiadi di Roma del 1960 per gettare il seme della rivoluzione paralimpica. Oggi il rapporto del Cip con l’Inail è strutturato e non riguarda solo la fornitura delle tecnologie protesiche, ma anche i campus di avviamento allo sport, che non hanno come obiettivo principale la creazione di campioni, ma la produzione della consapevolezza del diritto allo sport. Adesso ci stiamo impegnando affinché la pratica sportiva sia prescrivibile con la ricetta rossa”. 

Cozzoli: “Il suo esempio è di grande ispirazione per tutti”.

Per Vito Cozzoli, presidente e amministratore delegato di Sport e Salute Spa, azienda pubblica che si occupa dello sviluppo dell’attività sportiva in Italia, “è giusto raccontare la storia del professor Maglio perché può essere di grande ispirazione per tutti. Partendo dalla consapevolezza che siamo il quinto Paese più sedentario d’Europa, come Sport e Salute stiamo tentando di portare avanti una nuova visione dello sport, che sia veramente fruibile da tutti i cittadini, a partire dai bambini, dagli anziani e dai disabili. Insieme al Cip abbiamo promosso centinaia di progetti in tutta Italia, valorizzando la ricchezza rappresentata dalle tantissime società sportive presenti sul nostro territorio. Abbiamo anche investito sulla scuola, consentendo a un milione e mezzo di studenti delle primarie di praticare attività sportive, privilegiando un approccio inclusivo. La buona notizia è che il Parlamento si appresta a inserire nella nostra Costituzione il diritto di accesso allo sport, ma anche la sua promozione e valorizzazione. Lo sport, infatti, è un diritto da salvaguardare per ogni cittadino”.

Tardiola: “Il tema della relazione con la persona deve legare le nostre vite professionali”.

Come ha spiegato nell’intervento conclusivo il direttore generale dell’Inail, Andrea Tardiola, a partire da settembre tutti i nuovi dipendenti dell’Istituto – sono circa mille quelli che saranno assunti dopo l’ultimo concorso – visiteranno il Centro di Vigorso di Budrio per fare in modo che “il tema della relazione con la persona, a cui Antonio Maglio ha dedicato tutta la sua vita, sia anche l’elemento che lega le nostre vite professionali”. Proprio in questi giorni, ha aggiunto Tardiola, “i vertici del nostro Istituto stanno discutendo di come sarà l’Inail nel 2030. Serve un po’ di coraggio per immaginarsi nel futuro, specie in un periodo incerto come quello attuale, e per trovarlo c’è bisogno di aggrapparsi a qualcosa. In questo senso la storia del professor Maglio, ovvero di uomo capace di immaginare, vedere, perseverare e contornarsi di figure straordinarie che corredano qualsiasi progetto che da soli sarebbe impossibile realizzare, per noi è un grande fattore di conforto”.

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