La reazione delle associazioni alle misure che il governo ha preso in legge di stabilità. Caritas Italiana: "Importante che si parli di misure strutturali". Alleanza contro la povertà: "Primo passo verso il Reddito di inclusione sociale". Bene lo stanziamento per il Fondo non autosufficienza e per il "dopo di noi"
ROMA - Nella direzione giusta, ma molto lentamente. Forse troppo. E’ questa la reazione delle associazioni alle misure che il governo ha preso in legge di stabilità per contrastare la povertà nel nostro paese. E’ positivo che si sia abbandonata la logica del bonus una tantum e che si pianifichi una misura organica a favore di chi vive in condizioni di povertà assoluta, ma sia la platea iniziale (le famiglie con minori) sia lo stanziamento (600 milioni nel 2016) rappresentano solo un primo passo, per quanto importante e fondamentale. Ora, è la richiesta, ci pensi il Parlamento a trovare nuovi fondi per poter aiutare fin da subito un numero maggiore di poveri. La misura partirà effettivamente solo dopo l’approvazione della legge delega collegata alla stabilità, con un finanziamento di 600 milioni, mentre i 100 milioni messi sul piatto dalle fondazioni bancarie con comuni e terzo settore saranno dedicata al contrasto alla povertà educativa.
- “E’ importante – commenta Francesco Marsico, responsabile dell'Area Nazionale di Caritas Italiana – che si parli di misure strutturali e che quindi il discutibile linguaggio dei bonus venga superato. E’ positivo anche che ci sia un incremento nei fondi, con un miliardo previsto nel 2017. Forse troppo lentamente, ma si va nella direzione giusta: la misura va costruita con l’obiettivo dell’universalità, connettendosi con le strutture territoriali e non limitandosi ad un intervento economico”, afferma Marsico.
"Va riconosciuto al governo - dice il presidente delle Acli Gianni Bottalico - un cambio di passo e va nel contempo ricordato che è ancora troppo esigua la platea di quanti potranno beneficiare di tali interventi. Per questo sarà fondamentale il lavoro del Parlamento nella discussione della legge di stabilità, per trovare maggiori risorse con cui avviare il piano di lotta alla povertà pluriennale in modo da consentire di raggiungere una fetta più ampia di quegli oltre 4 milioni di cittadini in povertà assoluta, rispetto al milione che verrebbero coinvolti con le risorse indicate".
"Per la prima volta – aggiunge Bottalico, che è anche portavoce dell'Alleanza contro la povertà in Italia - la legge di stabilità prevede una delega dedicata alla lotta alla povertà. Cosiccome, per la prima volta, il Governo parla di una prima misura organica contro la povertà, insieme a comuni, terzo settore e fondazioni. Ciò rappresenta un primo passo nella direzione in cui vanno le proposte che l'Alleanza contro la povertà ha presentato al governo, quella del Reddito di inclusione sociale come strumento di un piano nazionale e pluriennale di lotta alla povertà. Chiediamo che si proceda in questa direzione con più speditezza e chiediamo a tutti i gruppi parlamentari un grande impegno in sede di esame della legge di stabilità nel reperire maggiori risorse tali da consentire l'estensione del numero delle persone in difficoltà che si possono raggiungere con questa misura strutturale contro la povertà».
Commenti positivi anche sul versante della disabilità. Le principali federazioni, Fand e Fish, come anche il battagliero Comitato 16 novembre protagonista negli anni passati di agguerrite manifestazioni di piazza, sottolineano come stavolta la cifra di 400 milioni di euro per il Fondo non autosufficienza sia stata ottenuta fin nella prima stesura della bozza, senza costringere nessuno al ricorso a proteste plateali. Positivo anche lo stanziamento per il "Dopo di Noi" (sono 90 milioni), novità assoluta. Anche se - dice il presidente Fish Vincenzo Falabella - "la platea è sottostimata e quindi l'investimento è insufficiente". "Bene quello che c'è ma - gli fa eco il presidente Fand, Franco Bettoni - ci sarebbe bisogno di interventi importanti come quello della revisione del nomenclatore tariffario degli ausili e protesi". Quanto al Fondo non autosufficienza, il Comitato 16 novembre rilancia con la richiesta di un tavolo interministeriale per superare l'odiosa frammentazione dei servizi fra le regioni.
Criticità e protesta invece sul versante del gioco d'azzardo. "La legge di Stabilità 2016 conterrebbe - dice il Cnca sulla base delle prime informazioni disponibili - norme sui giochi che vanno nella direzione di un incremento del settore. Si parla di via libera alle gare pubbliche per le nuove concessioni di 22 mila nuovi punti gioco – 15mila agenzie di scommesse e 7mila corner-, dell’aumento del prelievo erariale su slot e Videolottery e del rinvio al prossimo anno del pagamento della prima tranche da 350 milioni della gara del Lotto. Rispetto a queste proposte - dice don Armando Zappolini - la Campagna Mettiamoci in Gioco esprime grande preoccupazione e forte contrarietà per la possibile apertura di nuovi punti gioco e vorrebbe capire come saranno impiegate le risorse che giungerebbero nelle casse dello stato”. “Vigileremo con grande attenzione e senza fare sconti a nessuno sulla dinamica parlamentare. Non possiamo - prosegue - non registrare un indirizzo che da una parte vuole bloccare il rapido iter di una legge che rappresenterebbe per il settore dell’azzardo un freno, come è il divieto di pubblicità, e dall’altra pensa di far nascere nel paese nuovi punti slot e VDL tendendo ad ampliare la pervasività del gioco d’azzardo nella società e trascurando le ricadute sociali e culturali del fenomeno. Tutto ciò crea una forte preoccupazione".
Save the Children: soddisfazione per l’istituzione di misure specifiche di contrasto alla povertà educativa. Valerio Neri, direttore generale di Save the Children Italia, afferma: “C’è una misura della nuova legge di stabilità annunciata da Palazzo Chigi, oltre all’intervento che riteniamo di particolare importanza: l’istituzione, in via sperimentale, di un fondo finalizzato a misure di sostegno contro la povertà educativa, alimentato da versamenti effettuati dalle fondazioni bancarie, che dovrebbe rendere disponibili 100 milioni l’anno”. Save the Children, infatti, ha caratterizzato il suo intervento in Itala proprio su quella che definisce “povertà educativa”, una povertà meno visibile di quella economica, ma che ha il potere di bloccare sul nascere le possibilità dei bambini e degli adolescenti di apprendere e sviluppare i propri talenti e le proprie capacità.