5 febbraio 2016 ore: 16:55
Giustizia

Stati generali del carcere, on line i rapporti dei 18 tavoli

Il lavoro dei 200 esperti è stato raccolto in diciotto rapporti di fine termine che raccontano, uno per ogni tavolo, analisi, bisogni, proposte e prospettive. Ora disponibili sul sito del ministero per una pubblica consultazione
detenuto guarda fuori dalle sbarre, carcere

ROMA - Sono finalmente on line sul sito del Ministero della giustizia i rapporti conclusivi dei diciotto Tavoli degli Stati generali dell’esecuzione penale, la rivoluzione culturale fortemente voluta dal ministro della Giustizia Andrea Orlando e avviata nel maggio scorso per definire un nuovo modello di esecuzione penale e una migliore fisionomia del carcere, più dignitosa per chi vi lavora e per chi vi è ristretto. Il primo, complesso step è stato superato. Ma il successivo non è meno significativo: inizia ora infatti una fase molto importante “in cui le riflessioni e le proposte riguardanti le diciotto tematiche fondamentali dell’esecuzione penale elaborate da gruppi di lavoro – si legge sul sito del Ministero - saranno sottoposte a una pubblica consultazione.

In particolare, sarà sollecitata una proficua interlocuzione con Istituzioni e associazioni per acquisire il loro qualificato parere. Sulla base dei Rapporti dei Tavoli, il Comitato scientifico degli Stati generali sta elaborando un documento di sintesi che verrà presentato alle autorità istituzionali e politiche e sulla base del quale saranno organizzate giornate di incontro e di confronto”. Riunioni plenarie, visite di studio in Spagna che hanno toccato anche gli istituti penitenziari di Lledoners e Brians II, e il Centro penitenciario Madrid VII di Estremera. Convegni sul territorio nazionale tra Urbino, Milano, Roma e Napoli e decine di presenze negli incontri più importanti in tema di detenzione nel frattempo hanno portato in questi mesi in giro per il Paese l’aria nuova prodotta dal lavoro degli esperti.

Diciotto i tavoli, ognuno organizzato per sviluppare un tema specifico: Spazio della pena, architettura e carcere. Vita detentiva: responsabilizzazione del detenuto, circuiti e sicurezza. Donne e carcere. Minorità sociale, vulnerabilità, dipendenze. Minorenni autori di reato. Mondo degli affetti e territorializzazione della pena. Stranieri ed esecuzione penale. Lavoro e formazione. Istruzione, sport, cultura. Salute e disagio psichico. Misure di sicurezza. Misure e sanzioni di comunità. Giustizia riparativa, mediazione e tutela delle vittime del reato. Esecuzione penale: esperienze comparative e regole internazionali. Operatori penitenziari e formazione. Trattamento: ostacoli normativi all’individualizzazione del trattamento rieducativo. Processo di reinserimento e presa in carico territoriale. Organizzazione e amministrazione dell’esecuzione penale.

I risultati di tutto il lavoro da oggi sono pubblici, disponibili sul sito del ministero della Giustizia per quanti vorranno intervenire con proposte e idee per migliorare ulteriormente i progetti e le indicazioni. Il lavoro dei 200 esperti è stato raccolto in diciotto rapporti di fine termine che raccontano, uno per ogni tavolo, analisi, bisogni, proposte e prospettive indicando, argomento dopo argomento, il nuovo solco da percorrere per restituire dignità alle carceri italiane.

I detenuti presenti negli istituti di pena italiani al 31 gennaio 2016, sono 52.475 a fronte di una capienza di  49.480 posti.  “I parametri della Cedu nel rapporto capienza-presenza sono rispettati in tutti gli istituti di pena, - ha detto il ministro Andrea Orlando presentando il rapporto sulla giustizia 2015 - nessun detenuto è sistemato in uno spazio inferiore ai tre metri quadri previsto dalle raccomandazioni europee. Mentre sono cresciuti a 39.274 le persone in esecuzione penale esterna.

Ma è vero che l’Italia rimane uno dei paesi a più alto tasso di recidività in Europa: significa che non è perseguita in troppi casi la finalità rieducativa della pena. Il disegno di legge delega approvato dalla Camera il 23 settembre scorso mira appunto a riconsiderare il sistema trattamentale, per restituire alla pena il senso e il valore che la Costituzione le assegna. Per una nuova concezione dell’esecuzione della pena orientata al rispetto della dignità umana, informata ai valori costituzionali e in linea con le risoluzioni internazionali ho avviato il percorso degli Stati generali dell’esecuzione penale.

Il lavoro sottoposto via via a forme diverse di consultazione pubblica ed accessibile sul sito del ministero fornirà indicazioni preziose per l’attuazione della delega in materia penitenziaria. Il fine ultimo è superare un sistema ancora carcero centrico che identifica troppo sbrigativamente la sanzione penale con la reclusione in carcere. Sul carcere continuano a scaricarsi problemi che la società non riesce a risolvere e che d’altra parte nel carcere non possono essere risolti. A pagarne le conseguenze sono i detenuti, ma lo sono anche gli uomini e le donne del corpo della polizia penitenziaria a cui voglio perciò rivolgere una parola sincera di ringraziamento per il lavoro difficile che sono chiamati a svolgere. Un lavoro che sta evolvendo e non può non accompagnare l’inversione di tendenza del comune sentire in materia di esecuzione penale”. (Teresa Valiani)

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