Stati generali sul carcere, i volontari: "Sentiti ancora come corpo estraneo”
ROMA – Volontariato considerato ancora come “corpo estraneo” rispetto al sistema penitenziario, ma le sfide a cui è chiamato il carcere in Italia lo vede quanto mai coinvolto, sia dentro che fuori le mura degli istituti. E’ quanto è emerso dalla prima sessione del convegno nazionale del Coordinamento di enti e associazioni del volontariato penitenziario, Seac, che oggi ha iniziato i lavori della 48sima edizione del convegno nel carcere di Regina Coeli a Roma che proseguirà fino a sabato 7 novembre. Al centro del dibattito non potevano non esserci gli Stati generali dell’esecuzione penitenziaria e le riforme, viste attraverso la lente del volontariato. Un percorso, quello avviato dal ministro della Giustizia, Andrea Orlando, che ha dato il via ad un percorso di riflessione sul pianeta carcere e che porterà novità nel sistema penitenziario. “In quarant’anni molte cose sono cambiate – spiega Luisa Prodi, presidente Seac -. Ha senso pensare ad un aggiornamento della normativa in relazione a nuove questioni sorte nel frattempo. Prima si parlava solo di carcere e le novità erano le misure alternative. Oggi bisognerebbe arrivare a fare il contrario”.
In questi anni è cambiato anche il ruolo del volontariato, spiega Prodi. “Siamo stati abituati ancora prima della riforma penitenziaria del ’75 a fare azioni di sostegno e di assistenza a ciò che l’istituzione non faceva – ha aggiunto Prodi - e poi pian piano abbiamo capito che potevamo avere un altro ruolo, propositivo, di mediazione tra istituzione chiusa e la società”. Una necessità di rivolgersi all’esterno dettata proprio dalle sfide future. “Abbiamo un problema nei territori – aggiunge Prodi -: non sarebbero capaci di contenere 100 mila misure alternative. Questo vuol dire che il nostro lavoro dovrà spostarsi molto di più all’esterno per contribuire a creare un terreno fertile dove possa esserci qualche utilità nell’esecuzione penale, utilità personale e sociale di riparazione e restituzione. Il volontariato sicuramente non va in pensione, se il carcere andrà in pensione”. Di un forte coinvolgimento dei sistemi di welfare locale ha parlato anche Francesco Cascini, capo dipartimento della Giustizia minorile e di comunità. “La logica dell’intervento penale deve essere modificata – ha spiegato Cascini a margine del convegno -, non può continuare ad essere isolata rispetto al contesto sociale. Se il reinserimento deve avvenire nel territorio, il territorio non può rimanere estraneo a questo percorso. Se per lunghi anni i rapporti tra il mondo della giustizia e gli enti territoriali sono stati regolati da protocolli, oggi si entra in una logica di una programmazione comune e di condivisione degli obiettivi. Un percorso molto difficile che presuppone anche che ci sia un’idea di welfare chiara e che forse deve ancora un po’ evolvere rispetto al sistema penale”.
Che ci sia un bisogno di cambiamenti di prospettive, lo ha sottolineato anche Stefano Anastasia, presidente onorario di Antigone. “Quell’ordinamento che abbiamo conosciuto come un grande cambiamento nel 1975 – ha affermato Anastasia -, non ha funzionato bene. Si tratta di un ordinamento che aveva dentro di sé germi discutibili, come la centralità del carcere”. Per Anastasia, oggi “la gran parte dei detenuti iniziano e finiscono la loro pena in carcere – ha aggiunto -, e questa è una prospettiva inaccettabile. Bisogna fare un passo oltre. Occorre ripensare il sistema e garantire dignità e diritti di persone che devono scontare la pena. Superare l’idea della centralità del carcere”. Sugli stati generali, Anastasia non nasconde i propri dubbi. Secondo il presidente onorario di Antigone, “la delega degli stati generali è troppo tiepida e al suo interno trovano spazio anche le controspinte”. Su questo, quindi, “serve un più forte indirizzo politico per un sistema veramente nuovo in cui il carcere non abbia la stessa centralità del passato”.
Il lavoro dei tavoli, intanto, è ormai alle ultime battute. Il termine previsto è il 20 novembre, dopo di che sarà compito del comitato di esperti elaborare i materiali delle varie audizioni svolte, insieme ad altri contributi che verranno raccolti. Lavoro che infine sarà sottoposto all’attenzione degli estensori dei decreti legislativi. Un percorso che visto partecipare anche il mondo del volontariato, con qualche piccola stonatura. “Per come siamo stati reclutati non c’è stata una grande libertà di decidere chi andasse a fare che cosa – ha spiegato Prodi a margine della sessione di oggi -, mentre è stato concesso agli avvocati, ai magistrati di sorveglianza di auto organizzarsi rispetto alla rappresentanza nei vari tavoli. Noi siamo stati coinvolti condizionatamente. Certamente è molto interessante tutta la discussione che viene svolta nei vari tavoli, qualcuno con esiti più felici, altri ci si poteva aspettare di più o cose diverse. Certamente il volontariato non risulta protagonista in questi esiti. E’ un ruolo che viene sentito molto come accessorio: il gioco è da professionisti e questo a nostro parere può essere migliorato. Noi crediamo lealmente di aver fatto quello che potevamo fare. Di fatto non siamo ancora sentiti come parte, siamo un corpo estraneo”. Fiducioso Cascini, che però prospetta tempi lunghi per osservare i cambiamenti che gli stati generali susciteranno. “Sono molto fiducioso, ma penso che ci vorrà molto tempo – ha concluso Cascini -. Ci siamo avviati verso un’inversione di tendenza, però ci vorrà tempo, perché si tratta di un cambiamento epocale e culturale anche di destinazione delle risorse. Credo che con un po’ di ritardo si arriverà ad avere un sistema più moderno e più in linea con i parametri internazionali e costituzionali”. (ga)