8 agosto 2013 ore: 12:03
Salute

Stigma e discriminazioni senza fine: vivere con l'Hiv a Lusaka, Zambia

La storia di Roy, orfano di 12 anni, e della nonna che lo accudisce. Una testimonianza di come l’emarginazione di persone affette dal virus sia ancora viva nonostante gli sforzi dei governi e dei gruppi di pressione
Design: Ismail Anil Güzelis Aids Manifesti 10

Do Not Punish - Turkey, 2009

In esclusiva da News from Africa
NAIROBI – Nonostante gli sforzi dei vari governi e dei gruppi di pressione per porre fine allo stigma e alla discriminazione contro le persone affette da Hiv/Aids, e 30 anni dalla scoperta dell’epidemia, in Africa questa pratica è ancora dilagante. E diventa un problema è ancora peggiore nel caso di bambini e vedove che sono spesso diseredati dopo la morte del compagno o dei genitori.

Si prenda il caso di Roy Phiri, un orfano nato nel 2001 a Lilanda, nella periferia della capitale dello Zambia, Lusaka. Avendo perduto entrambi i genitori a causa dell’Hiv/Aids nel 2010, Roy ha dovuto rivolgersi alla sua anziana nonna Janet per supporto. “La vita non è stata più la stessa da quando ha perso i genitori. Il reddito che guadagno dalla mia piccola attività a malapena copre le spese giornaliere per cibo e acqua,” afferma Janet.


Sebbene Janet sia stata in grado di sormontare questa difficoltà, non è stata però in grado di affrontare lo stigma e la discriminazione che il vicinato ha mostrato verso suo nipote, in particolare quando è colpito da infezioni opportunistiche. A causa dell’ignoranza, alcuni vicini hanno anche accusato Janet di lanciare incantesimi su suo nipote. Quando le condizioni di Roy sono peggiorate, è stato portato di corsa all’Ospedale universitario dove gli è stato diagnosticato l’Hiv. Fino ad allora, nessuno sapeva di che cosa soffrisse. “E’ stato il momento in cui abbiamo anche capito che i genitori erano morti per Hiv/Aids in quanto i sintomi erano molto simili”, racconta Janet. “É stata una grande sfortuna aver perduto le uniche persone che portavano a casa il pane. Ora devo sostenere l’intero peso con le mie povere risorse”, si lamenta.

Ma ciò che fa più male è la discriminazione che il ragazzo subisce a scuola. I suoi compagni di classe continuano a parlare male di lui e non gli permettono mai di unirsi ai giochi, dicendo che li infetterebbe. Secondo Roy, i genitori hanno detto alla maggior parte dei suoi amici con i quali giocava di non condividere i propri pasti con lui nello stesso piatto o di non usare la stessa tazza.


A modo suo, Roy fa appello affinché campagne di sensibilizzazione accrescano la consapevolezza delle persone nei confronti dell’Hiv/Aids e di come si trasmette.
Ma non tutto é perduto. Con la nuova terapia antiretrovirale che sta ricevendo, Roy è sicuro di poter condurre una vita normale proprio come i suoi coetanei che adesso lo stanno discriminando. Roy sta prendendo farmaci antiretrovirali da un anno e mezzo, grazie allo Home Based Care Support Programme, un’organizzazione di beneficenza cattolica che si prende cura delle persone affette da Aids a Lilanda. E’ stato anche inserito in un programma nutrizionale, che ha migliorato le sue condizioni di salute. (Traduzione di Sara Marilungo)

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