Strage di Lampedusa, gli eritrei d’Italia chiedono di aprire un’inchiesta
Roma 25 ottobre 2013. La comunità eritrea ricorda le vittime di Lampedusa
ROMA - Un protocollo chiaro per l'identificazione e la restituzione ai familiari dei corpi delle vittime di Lampedusa. L'apertura di un'inchiesta per accertare se ci sono dei responsabili della tragedia e un impegno serio per un accesso protetto in Italia e in Europa, e per un'accoglienza degna. Dopo la delusione per la gestione dei funerali la comunità eritrea porta oggi sul tavolo del governo italiano le sue richieste. Un primo incontro con la ministra dell'integrazione Cécile Kyenge e un responsabile del ministero degli esterni si è svolto dopo la commemorazione questa mattina a piazza Montecitorio della strage del 3 ottobre, che non ha soddisfato la delegazione composta da don Mussie Zerai, RIbka Sibhatu e la presidente dell'associazione Gandhi, Fessaha Alganesc. "Non c'è nessun impegno vero, ma il fatto che sia comunque un dialogo è già un passo avanti -spiega don Zerai, in una conferenza stampa organizzata al Teatro Valle -ma speriamo che dopo gli ultimi passi infelici, il governo italiano si decide a fare qualcosa di concreto".
Innanzitutto i delegati della comunità eritrea hanno espresso tutta la loro indignazione alla ministra Kyenge per i funerali "fatti in fretta e furia" e alla presenza dell'ambasciatore eritreo . "Una scelta che offende la memoria delle vittime e le loro famiglie. Il primo responsabile di questa tragedia è il regime di Asmara". Ma hanno anche chiesto che si accertino le responsabilità. "I sopravvissuti ci hanno detto che il barcono poi naufragato è stato avvistato daa due imbarcazioni che hanno girato intorno a loro, sentito le loro urla ma li hanno lasciato lì -spiega don Zerai - Le 366 vittime potevano essere salvate se queste imbarcazioni avessero fatto il proprio dovere. A Lampedusa sono morti per omissione di soccorso e violazione del diritto marittimo, di questo qualcuno deve rispondere -aggiunge -. Insieme a due familiari delle vittime abbiamo deciso di procedere per vie legali, perché si apra un'inchiesta per chiarire di chi sono queste due imbarcazioni, se della guardia costiera o se si trattava di pescherecci, ma qualcuno si dovrà assumere le sue responsabilità".
Altro tema al centro dell'incontro, il tema dell'accoglienza e del diritto d'asilo. "Abbiamo chiesto come prevenire altri disastri simili -aggiunge -abbiamo chiesto di aprire corridoi umanitari per accogliere legalmente le persone che fuggono dalle persecuzioni . Abbiamo, infine, chiesto a Kyenge di fare vera accoglienza, perché il progetto di integrazione deve funzionare. C'è una situazione assurda, molti nostri connazionali hanno la protezione sussidiaria e non sono riconosciuti come rifugiati. Ciò significa che devono andare in ambasciata e sono esposti a ricatti del regime".
Agananesh ha ringraziato "i cittadini di Lampedusa che hanno accolto i nostri eritrei", mentre ha espresso "vergogna per le mancanze del governo italiano". " Quando hanno chiesto di partecipare ai funerali scrivendo anche al prefetto, nessuno gli ha risposto -afferma - hanno fatto lo sciopero della fame e chiesto di essere trasferiti dal centro di Lampedusa ma fino a ieri non c'è stata nessuna risposta. Non vogliamo che altra gente muoia ancora nell'indifferenza, abbandonata da tutti e tutte". L'incontro con la presidente della Camera Laura Boldrini è previsto, invece, per le 16 di oggi pomeriggio. (ec)