5 luglio 2018 ore: 16:26
Immigrazione

Stretta sull'asilo, Salvini: “Non basta la Libia per la protezione umanitaria”

Il Viminale scrive alle commissioni e chiede fermezza sul permesso di soggiorno per motivi umanitari e le altre protezioni: “Onere per l'erario e danno per chi fugge da guerre”. Per Salvini “il tragico vissuto personale, la permanenza in Libia o le traversie del viaggio” sono “generiche condizioni di difficoltà”
Filo spinato, carcere libia, migranti - SITO NUOVO

MILANO – Il permesso di soggiorno per motivi umanitari ha “legittimato la presenza sul territorio nazionale di richiedenti asilo non aventi i presupposti per il riconoscimento della protezione internazionale”, ha allungato “i tempi di attesa” leso i “diritti di chi fugge da guerre e persecuzioni” comportando “rilevanti oneri a carico dell'Erario”. Nel tempo “il numero” delle protezioni umanitarie “si è sempre più ampliato per effetto di una copiosa giurisprudenza che ha orientato l'attività della Commissioni”. Lo scrive il Ministero dell'Interno in una circolare firmata da Matteo Salvini e inviata il 4 luglio a prefetti, Capo della Polizia, Presidenti delle commissioni per le richieste d'asilo, questori, Dipartimento Immigrazione e enti locali autonomi. 

Nella circolare si citano i casi di migranti a cui è stato concesso il permesso di soggiorno per motivi umanitari a causa dello “stato di salute, maternità, minore età, tragico vissuto personale, traversie affrontante nel viaggio verso l'Italia e permanenza prolungata in Libia” e fino ad arrivare ad “essere uno strumento premiale dell'integrazione”. La circolare invita quindi le Commissioni e le Sezioni territoriali” alla “massima attenzione”, al  “più assoluto rigore e scrupolosità”. 

La tutela umanitaria che viene concessa per due anni con possibilità di rinnovo ha rappresentato nell'ultimo quinquennio il 25 per cento delle domande di protezione accolte, quella sussidiaria si è attestata al 15 per cento, mentre lo status di rifugiato è stato concesso al 7 per cento dei richiedenti. Il Viminale invita i 50 Collegi sparsi nei vari territori d'Italia – e che dal 9 luglio avranno in forza 250 nuovi funzionari amministrativi – a lavorare al ritmo di cinque sedute a settimana per ridurre i tempi. Il dicastero guidato dal leader leghista chiede inoltre la “necessaria rigorosità dell'esame  e delle circostanze di vulnerabilità degne di tutela, che non possono essere delle mere e generiche condizioni di difficoltà”. Il tutto nell'ottica del “contesto di gestione del fenomeno migratorio, a salvaguardia degli interessi della collettività oltre che dei diritti dei richiedenti” (Francesco Floris)

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