14 maggio 2015 ore: 11:36
Disabilità

Studenti disabili over18, Nocera: "La scuola non può farsi carico anche del tempo extra"

La circolare dell’Ufficio scolastico regionale del Lazio preoccupa le famiglie. Ma per il giurista è “opportuna e legittima”. Appello alle istituzioni: “Ora si facciano progetti di vita autonoma”
Studente disabile a scuola lungo corridoio

ROMA - L’ufficio scolastico regionale del Lazio ha scritto nei giorni scorsi ai dirigenti scolastici e alle associazioni di famiglie di persone con disabilità: al centro dell’informativa la frequenza della scuola da parte dei ragazzi disabili che hanno compiuto il diciottesimo anno di età. La circolare è motivata dal fatto che, stando a una verifica a campione sull’età degli studenti disabili negli istituti superiori di II grado della provincia di Roma, c’è “un numero consistente di alunni di età pari o superiore ai 23 anni”. Da qui il richiamo a una normativa che, di fatto, già esiste. Gli under 18 dall’anno scolastico 2015-2016 potranno “iscriversi ai corsi di primo livello gestiti dai Cpia (Centri provinciali per l’istruzione degli adulti) e quelli di secondo livello (ex serali) gestiti dagli istituti di secondo grado”. Specifica la circolare redatta dal direttore dell’Usr laziale Gildo De Angelis: “Resta fermo il diritto alla frequenza presso le scuole superiori di II grado dei soli alunni disabili che non abbiano superato il 18 anno di età prima dell’inizio dell’anno scolastico e che siano in possesso dell’attestato o del diploma conclusivo del primo ciclo”. Inoltre, si potrà usufruire del sostegno per un quinquennio al massimo, che è il tempo della scuola superiore. Chi ne ha usufruito per i 5 anni di scuole superiore di II grado non ha diritto ad altri insegnanti di sostegno, “diversamente ai fini del raggiungimento del quinquennio andranno sommati gli anni di sostegno ottenuti nei corsi del mattino con quelli che avranno diritto ad ottenere nei corsi serali”.

La circolare, emessa a fine aprile, sta sollevando forti preoccupazioni e gettando nella disperazione molte famiglie, per le quali la scuola rappresenta una sicurezza contro l’insicurezza di prospettive per la vita dei propri figli. Abbiamo chiesto un parere a Salvatore Nocera, giurista ed esperto di scuola e inclusione. “La circolare rispetta criteri di opportunità e legalità – esordisce -. Di opportunità perché non ha senso che a 23 anni i ragazzi siano ancora nella scuola secondaria, perché l’integrazione avviene tra coetanei e, soprattutto nell’età dello sviluppo, un anno in più o in meno può fare la differenza. Poi risponde a un principio di legittimità amministrativa: già la sentenza della Corte Costituzionale 226 del 2001 aveva stabilito che gli ultradiciottenni non potessero più frequentare la scuola media del mattino, ma potevano iscriversi alle scuole serali. Il tutto, appoggiandosi all’ordinanza 455 del 1997 del ministero dell’Istruzione. Anche all’interno della legge 104/92 è previsto che gli alunni con disabilità possano adempiere l’obbligo scolastico fino al 18mo anno di età. L’Ufficio scolastico regionale del Lazio – prosegue Nocera -, riscontrato che molte famiglie trattengono per molto tempo i ragazzi (noi abbiamo trovato anche casi di trentatreenni), ha deciso di procedere con la circolare”.  

Come considera il provvedimento sugli anni di sostegno? “Risponde a un principio di equità, data la scarsezza di risorse. Non si possono monopolizzare le ore di sostegno”. L’unico errore “è che hanno pubblicato questa circolare a fine aprile, poi conosciuta diffusamente i primi di maggio, quando le iscrizioni erano già state accettate”.

Come rispondere alle famiglie disperate? “Le famiglie non vogliono le scuole serali, poiché la mattina hanno il problema di dove lasciare il propri figlio quando i genitori lavorano”. Ed ecco il punto cruciale: “Il Comune e la Regione avrebbero dovuto creare il progetto di vita autonoma previsto dall’articolo 14 della legge 328/2000, in famiglia o in centri diurni o residenze che non siano Rsa o istituti, ma case famiglia. Non dobbiamo far finta di dimenticare che i ragazzi con disabilità fisica e sensoriale e molti con sindrome di Down si abituano a vivere da soli. Ecco, di tutto questo le istituzioni non parlano, e allora le famiglie si disperano, si sentono abbandonate, costrette com’erano finora anche a far ripetere ai figli l’anno scolastico più volte pur di farli restare a scuola”.

Ma non deve essere solo la scuola a farsi carico di questo percorso, anzi: “La scuola sta facendo delle mosse per arrivare a coinvolgere Comune e Regione”. Nocera ricorda che le due massime federazioni di associazioni che lavorano per i diritti dei disabili, Fish e Fand, “in seno al gruppo di lavoro scolastico interregionale, stanno lavorando per rimettere in piedi un accordo di programma stilato nel 2008 con la giunta Marrazzo, che puntava proprio alla realizzazione di progetti vita autonoma”. Insomma, alle istituzioni il compito che gli spetta, perché “la scuola si deve occupare di quello che è il tempo di scuola, non può anche farsi carico di ciò cui sono preposte altre istituzioni”. (ep)

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