12 febbraio 2014 ore: 14:50
Famiglia

Suicidi e web, “servono sentinelle per intercettare il disagio dei ragazzi”

Dopo la morte della quattordicenne di Cittadella, lo psichiatra Maurizio Pompili parla del progetto di ospedale Sant’Andrea e Polizia postale per monitorare online le intenzione suicidarie dei più giovani. Non c'è automatismo, ma i rischi della rete non vanno sottovalutati
cyberbullismo, ragazza al computer

boxROMA – Oscurare i siti pro suicidio, tutti quei siti cioè che aiutano e spiegano come fare a togliersi la vita. E al tempo stesso, creare delle “sentinelle” del web per intercettare il disagio dei ragazzi adolescenti, che affidano sempre più spesso ai social network e ai gruppi di discussione, le loro richieste disperate di aiuto. A chiederlo è Maurizio Pompili, psichiatra responsabile del servizio per la prevenzione al suicidio dell’ospedale Sant’Andrea di Roma. Lo abbiamo intervistato in seguito alla notizia della quattordicenne di Cittadella che si è tolta la vita domenica scorsa e che aveva ricevuto sul web insulti e inviti espliciti a suicidarsi.

“Abbiamo già avuto degli incontri con la Polizia postale per rispondere a questo problema in maniera attiva, l’idea è quella di riuscire a intercettare sulla rete le notizie di suicidio di ragazzi adolescenti– spiega Pompili -. Ormai sempre più spesso i giovani scrivono post espliciti sulle loro intenzioni suicidarie, stiamo quindi studiando un modo per intervenire rapidamente. Ma va considerato anche il problema del falso allarme. Ci stiamo lavorando ma l’intenzione è attivarsi al più presto. Nel frattempo andrebbero oscurati immediatamente, invece, tutti i siti pro suicidio, quelli che spiegano come fare, che danno cioè consigli a chi vuole togliersi la vita. Non è possibile che non si intervenga su questo”.

Secondo Pompili anche se non esiste un automatismo tra la decisione di togliersi la vita (una decisione spesso maturata da tempo e frutto di una grave depressione) e gli insulti online, i rischi sulla rete non vanno sottovalutati. “I social network sono un’arma a doppio taglio – aggiunge – da una parte presentano molte potenzialità, come quella di sentirsi accolti e di sentire di avere delle risorse, ma dall’altra, come ci raccontano le cronache, possono costituire un reale pericolo. Sui forum di discussione ci sono diversi elementi discriminanti, ci sono persone che inneggiano al bullismo e che non fanno altro che denigrare. E per un adolescente la vergogna di sentirsi in pasto a una comunità così ampia può essere un ostacolo difficile da superare, è un sentimento che può uccidere. Questo è un problema ormai conosciuto – continua Pompili – su cui bisogna quindi operare al più presto soprattutto in termini di prevenzione”.

Per l’esperto del Sant’Andrea uno degli interventi più facili e da attuare in tempi brevi, è far circolare in rete, soprattutto sui social usati dai più giovani, link utili e informazioni antisuicidio. “Sapere a chi rivolgersi, o con chi parlare in forma anonima in un momento di crisi, è fondamentale soprattutto nell’adolescenza – afferma Pompili -. Oltre a questo resta fondamentale l’atteggiamento dei familiari che devono imparare a riconoscere i campanelli d’allarme: dai disturbi del sonno a quelli alimentari. E tutti quei comportamenti a rischio che vanno monitorati e capiti con più attenzione”. (ec)

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