31 luglio 2019 ore: 15:02
Disabilità

Suicidio assistito, ecco "i pareri" del Comitato nazionale per la Bioetica

Approvato con 13 sì e 11 no, il documento esamina le principali questioni connesse alla legittimazione, etica e giuridica, del suicidio medicalmente assistito in Italia. Difformi i pareri interni al Comitato, che evidenziano la priorità del “prendersi cura”. Ma “è incongruo l'inquadramento come omicidio. Serve disciplina specifica
Eutanasia. Mani - SITO NUOVO

ROMA - È stato approvato con 13 pareri favorevoli e 11 contrari il parere del Comitato Nazionale per la Bioetica “Riflessioni bioetiche sul suicidio medicalmente assistito”: segno della forte divergenza di opinioni interna allo stesso Comitato di fronte alla questione, che si è reso necessario affrontare a seguito dell’ordinanza n. 207/2018 della Corte Costituzionale. Questa è intervenuta sulla questione, sollevata dalla Corte di Assise di Milano (ordinanza 14 febbraio 2018), in merito al caso di Marco Cappato e alla sospetta illegittimità costituzionale dell’art. 580 del codice penale.

Aiuto al suicidio, perché un parere?

“L’enorme sviluppo delle tecnologie in medicina, per un verso consente di curare pazienti che fino a pochi anni fa non avrebbero avuto alcuna possibilità di sopravvivenza, e per l’altro in alcuni casi porta anche al prolungamento della vita in condizioni precarie e di grandissima sofferenza - si legge nel documento - Anche per queste ragioni il morire suscita oggi un complesso di riflessioni su tematiche etiche, giuridiche, sociali ed economiche. In tale situazione vengono messe in gioco alcune questioni fondamentali come il valore della vita umana, la dignità della persona con i suoi diritti fondamentali (diritto alla libertà, all’uguaglianza, alla salute, ecc...), i valori della medicina e del ruolo del medico, il valore delle opzioni giuridiche fatte proprie dalle politiche pubbliche”. Di qui la necessità di formulare un parere, che renda conto delle diverse posizioni e sensibilità.

Favorevoli e contrari

Diverse le posizioni espresse all'interno dello stesso comitato, con “alcuni membri che sono contrari alla legittimazione, sia etica che giuridica, del suicidio medicalmente assistito, e convergono nel ritenere che la difesa della vita umana debba essere affermata come un principio essenziale in bioetica, quale che sia la fondazione filosofica e/o religiosa di tale valore, che il compito inderogabile del medico sia l’assoluto rispetto della vita dei pazienti e che l’‘agevolare la morte’ segni una trasformazione inaccettabile del paradigma del curare e prendersi cura”; altri sono favorevoli sul piano morale e giuridico alla legalizzazione del suicidio medicalmente assistito sul presupposto che il valore della tutela della vita vada bilanciato con altri beni costituzionalmente rilevanti, quali l’autodeterminazione del paziente. Un bilanciamento che deve tenere in particolare conto le condizioni e procedure che siano di reale garanzia per la persona malata e per il medico”; altri ancora “sottolineano come non si dia una immediata traducibilità dall’ambito morale a quello giuridico. Inoltre, evidenziano i concreti rischi di un pendio scivoloso a cui condurrebbe, nell’attuale realtà sanitaria italiana, una scelta di depenalizzazione o di legalizzazione del c. d. suicidio medicalmente assistito modellata sulla falsariga di quelle effettuate da alcuni Paesi europei”.

Le divergenze presenti all'interno del Comitato riflettono quelle riscontrabili all'interno della società e dell'opinione pubblica. “Il dibattito pubblico concernente il suicidio assistito o l’eutanasia illustra la grande difficoltà di riuscire a conciliare i due principi, così rilevanti bioeticamente, della salvaguardia della vita umana da un lato, e dell’autonomia e dell’autodeterminazione del soggetto dall’altro”.

Eutanasia e suicidio assistito, che differenza c'è?

Con il termine “eutanasia”, chiarisce il comitato, s'intende “l’atto con cui un medico o altra persona somministra farmaci su libera richiesta del soggetto consapevole e informato, con lo scopo di provocare intenzionalmente la morte immediata del richiedente. L’obiettivo dell’atto è anticipare la morte su richiesta al fine di togliere la sofferenza; in questo senso, è inquadrabile all’interno della fattispecie più generale dell’omicidio del consenziente (art. 579 c.p.)”. Diversamente, l’aiuto o l’assistenza al suicidio “si distingue dall’eutanasia perché in questo caso è l’interessato che compie l’ultimo atto che provoca la sua morte, atto reso possibile grazie alla determinante collaborazione di un terzo, che può anche essere un medico, il quale prescrive e porge il prodotto letale nell’orizzonte di un certo spazio temporale e nel rispetto di rigide condizioni previste dal legislatore. Per lo più, l’aiuto al suicidio si realizza con l’assistenza del medico, del farmacista o dell’infermiere e all’interno di strutture di cura (aiuto al suicidio medicalizzato)”.

Reato di omicidio? È “incongruo”

Osserva il comitato che “nell’ordinamento italiano è assente una disciplina specifica delle due pratiche sopra esaminate (eutanasia e suicidio assistito), che sono trattate come aspetti delle figure generali dei delitti contro la vita”, tanto che “casi di eutanasia sono riconducibili alla fattispecie dell’omicidio del consenziente (da sei a quindici anni di reclusione) o a quella dell’omicidio volontario comune (reclusione non inferiore a ventuno anni)”. Per il Cnb, “un simile inquadramento delle tragiche vicende riconducibili all’omicidio pietatis causa è incongruo”.

La condizione “primaria”

Il requisito considerato irrinunciabile perché la richiesta di aiuto al suicidio sia legittima è che questa sia informata, consapevole e libera. Nelle legislazioni che consentono l’aiuto al suicidio rimane come requisito sempre necessario che la persona determini in maniera esplicita, libera e informata la propria volontà di terminare la propria vita mediante la collaborazione di altri, che predispongono mezzi materiali attraverso cui il soggetto si dà la morte, e che non si tratti di una decisione presunta o di una acquiescenza passiva o di una mera accettazione di suggerimenti altrui”.

L'obiezione di coscienza

Il Cnb fa poi i conti con uno dei problemi relativi al suicidio medicalmente assistito e l’eutanasia: i valori professionali del medico e del personale sanitario. E individua la soluzione: “Nell’eventualità di una normativa che legittimi l’aiuto al suicidio medicalizzato, sia indicata la possibilità dell’obiezione di coscienza per il medico, qualora tale atto sia ritenuto profondamente contrario ai propri convincimenti”.

Le cure palliative

Altra questione fondamentale è quella delle cure palliative che, precisa il Cnb, hanno lo scopo “di accompagnare 'nel' morire, astenendosi dal fornire un aiuto 'a' morire”. Il comitato “unanime auspica che il SSN sia sempre in grado di offrire, realmente, senza diseguaglianze in termini di entità e qualità di servizi, su tutto il territorio nazionale, cure palliative e terapia del dolore, nei termini stabiliti dalla L. 38/2010, a ogni persona che ne abbia necessità. Dovrebbe essere questa una priorità assoluta per le politiche della sanità”.

Raccomandazioni: approfondimento, cure adeguate, informazione, formazione

Dopo aver passato in rassegna le diverse posizioni interne al comitato e aver analizzato le principali tematiche connesse al suicidio assistito, “il Comitato è pervenuto alla formulazione di alcune raccomandazioni condivise, auspicando innanzi tutto che in qualunque sede avvenga - ivi compresa quella parlamentare - il dibattito sull’aiuto medicalizzato al suicidio si sviluppi nel pieno rispetto di tutte le opinioni al riguardo, ma anche con la dovuta attenzione alle problematiche morali, deontologiche e giuridiche costituzionali che esso solleva e col dovuto approfondimento che una tematica così lacerante per la coscienza umana esige. Il Comitato raccomanda, inoltre, l’impegno di fornire cure adeguate ai malati inguaribili in condizione di sofferenza; chiede che sia documentata all’interno del rapporto di cura un’adeguata informazione data al paziente in merito alle possibilità di cure e palliazione; ritiene indispensabile che sia fatto ogni sforzo per implementare l’informazione ai cittadini e ai professionisti della sanità delle disposizioni normative riguardanti l’accesso alle cure palliative; auspica che venga promossa una ampia partecipazione dei cittadini alla discussione etica e giuridica sul tema e che vengano promosse la ricerca scientifica biomedica e psicosociale e la formazione bioetica degli operatori sanitari in questo campo”.

Il documento prodotto dal comitato potrebbe essere uno strumento utile per il Parlamento, chiamato a pronunciarsi sul suicidio assistito entro la scadenza del 24 settembre, indicata dalla Corte Costituzionale con l'ordinanza 207/2018 in riferimento al caso di aiuto al suicidio per Fabiano Antoniani Dj Fabo da parte di Marco Cappato dell'Associazione Coscioni. (cl)

Qui il testo integrale del parere

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