9 settembre 2014 ore: 15:31
Non profit

Suore uccise, i volontari: "La speranza è che non sia un attacco ai cristiani"

La costernazione del mondo delle ong e delle missioni italiane per il massacro delle saveriane in Burundi. "Se si trattasse di un fatto legato alla religione - come sta succedendo in altre parti del mondo - per il paese sarebbe un disastro"
Suore uccise in Burundi

ROMA - L'uccisione delle tre missionarie saveriane in Burundi ha sconvolto il mondo delle ong e delle missioni italiane. Olga Raschietti, Lucia Pulici e Bernardetta Boggian vivevano nel convento di Kamenge alla periferia della capitale Bujumbura. Sono morte nel cuore dell'Africa, a cui hanno dedicato tutta la loro vita, nel nome del Vangelo.

Il difficile lavoro delle ong. Da anni le ong italiane lavorano nel paese, impegnate in progetti di sviluppo. L'obiettivo è creare cooperative, per rendere la popolazione indipendente. Si lavora sempre in emergenza, ma in questi anni la situazione è stata relativamente tranquilla, ad eccezione di alcuni episodi di violenza che hanno coinvolto anche missionari e cooperanti. Nonostante ciò, le organizzazioni italiane non hanno mai lasciato il Burundi, neanche durante la guerra. E hanno continuato a lavorare a dispetto della mancanza di fondi, nella scarsità di aiuti alimentari, superando i momenti difficili, sempre con occhio vigile.   

Le ipotesi sulle cause dell'omicidio. "I missionari saveriani presenti nel paese - riferiscono alcuni volontari e missionari italiani che lavorano a progetti in Burundi - pensano che si tratti di un episodio isolato ad opera di uno squilibrato, e questa è la speranza di tutti, perchè se invece si trattasse di un fatto legato alla religione - come sta succedendo in altre parti del mondo - per il paese a maggioranza cattolica sarebbe un disastro, che andrebbe a peggiorare le condizioni già estremamente difficili. Ma ad oggi tutte le ipotesi sono aperte".

Un paese poverissimo. Il Burundi è un paese poverissimo, dove non c'è lavoro, non ci sono imprese. Si va avanti con l'agricoltura di sussistenza, e il problema è che i giovani dopo la scuola non trovano lavoro. Le grandi città sono sovraffollate da persone che dalla campagna si spostano in cerca di lavoro. Solo una piccolissima minoranza può permettersi di emigrare, cercando un'occupazione in Kenya e Tanzania, ma comunque a fronte di grandi difficoltà di riuscita. E quasi nessuno emigra in Italia, ad eccezione di giovani che usufruiscono delle borse di studio delle ong o tramite istituti religiosi, o figli di famiglie che lavorano nell'amministrazione statale e si iscrivono a Medicina e Ingegneria. Il paese è stato devastato da 10 anni di guerra, tra Hutu e Tutsi, durante la quale sono state uccise le persone istruite: dottori, professori. Perciò, in seguito al conflitto, il Burundi è stato costretto a ripartire da zero. La guerra è terminata con l'imposizione da parte della comunità internazionale delle elezioni democratiche, vinte dal partito appoggiato dagli Hutu. Tra un anno ci saranno di nuovo le elezioni, e questo sta creando una tensione che sale di giorno in giorno.

La commemorazione a Parma. Oggi alle 18.30 si terrà una commemorazione presieduta dal vescovo di Parma nella cattedrale. Le tre suore saranno sepolte in Burundi. (ab)

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