27 febbraio 2014 ore: 11:21
Giustizia

Taglio e acconciatura: i minori dell’istituto penale di Nisida studiano da parrucchieri

Corso di formazione promosso dall’associazione “Il carcere possibile” con la Confederazione artistica e tecnica del Coiffure di Napoli e la Confederazione mondiale della Coiffure. Il corso avrà una durata massima di 6 mesi e si articolerà in due livelli
Parrucchiere generico

boxNAPOLI – I giovani dell’istituto penale minorile di Nisida, Napoli, diventeranno parrucchieri. Succede grazie a un corso di formazione promosso dall’associazione Il carcere possibile onlus con la Confederazione artistica e tecnica (Cat) del Coiffure di Napoli e la Confederazione mondiale della Coiffure. Il corso avrà una durata  massima di 6 mesi e si articolerà in due livelli: il corso dei primi tre mesi varrà un attestato di primo livello in colorometria; mentre il corso di sei mesi porterà al conseguimento di un diploma di secondo livello in taglio e acconciatura. I ragazzi che avranno conseguito il diploma di secondo livello, avranno la possibilità di essere assunti dal club di formazione Fashion Mix, associato alla Cat Italia. “Una concreta opportunità d’inserimento sociale e di guadagno legale - spiegano gli organizzatori - Il progetto non comporterà alcuna spesa, in quanto gli insegnanti svolgeranno le lezioni a titolo di volontariato e gli strumenti da lavoro, necessari per la realizzazione del corso, saranno offerti da Gianni Barrese, direttore della Diffitalia Group S.r.l.”.

L’associazione Il carcere possibile è impegnata in prima linea a fianco dei detenuti per riformare le leggi vigenti affinché siano più etiche e sensibilizzare l’opinione pubblica alla questione delle carceri. “La difficoltà maggiore che s’incontra nell’affrontare le problematiche relative alla detenzione - spiega il presidente Riccardo Polidoro - è l’assoluto disinteresse dell’opinione pubblica all’argomento. Il sovraffollamento, le disastrose condizioni degli istituti, le continue morti e i suicidi, non destano allarme, ma anzi si ritiene che si esce troppo presto dal carcere, laddove, invece, si vorrebbe ‘buttare la chiave’. Non si può ignorare tale circostanza, se davvero si vuole il necessario e indispensabile consenso, per modificare la vergognosa situazione delle nostre prigioni per la quale la Corte Europea ci ha più volte condannati e, ultimamente, diffidato a trovare soluzioni entro il 24 maggio 2014”.

“In realtà – prosegue l’avvocato Polidoro - in Italia non vi è un’etica della pena, nel senso che essa è ‘incerta’ e ‘ingiusta’. Le proposte di riforma devono necessariamente partire da tale dato e mirare ad una pena scontata in maniera legale, così come previsto dalla nostra Costituzione e dall’ordinamento penitenziario, che risponda anche all’irrinunciabile principio della certezza della pena. Il nostro legislatore, al fine di ridurre i tempi di una pena scontata in violazione di legge, ricorre a riduzioni della sanzione che, a volte, non rispondono al dettato normativo e che trovano il giusto dissenso dell’opinione pubblica”.

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