14 febbraio 2017 ore: 13:30
Salute

Tanti farmaci agli anziani nelle Rsa: 9 su 10 ne assumono da 1 a 4 al giorno

Inrca ha condotto uno studio su 140 anziani residenti in due Rsa del territorio di Ancona. Il 34% presentava disfagia e malnutrizione, il numero medio di farmaci assunti giornalmente è 8, con picchi fino a 19. “I farmaci incidono negativamente sulla deglutizione. Importante valutare periodicamente la funzionalità ed eventualmente sostituire farmaci lesivi”
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ROMA – Gli anziani che residenti nelle Rsa assumono molti farmaci: il 90% di loro ne assume da 1 a 4 al giorno. E tra i possibili effetti collaterali c’è la disfalgia, ossia la difficoltà di deglutire e ingerire cibi solidi o liquidi. Lo fa sapere l’Irccs Inrca (Istituto nazionale di riposo e cura per anziani) che ha condotto uno studio sul tema, presentato al 6° Congresso europeo dei disturbi della deglutizione. 

Con l’obiettivo di valutare il legame tra farmaci e disfagia, ancora poco descritto a livello scientifico, l’Inrca ha condotto infatti un’indagine su 140 anziani all’interno di due Residenze sanitarie assistite (Rsa) nel territorio di Ancona, per un periodo di quattro mesi. Il campione, composto per l’80% da donne e dal 20% da uomini, presentava un’età media di 86 anni. Il 60% con patologie degenerative e il 93% con polipatologie e un tempo medio di permanenza in struttura di più di 400 giorni. Il 79% dei pazienti era in grado di nutrirsi in maniera indipendente, con un tempo medio per pasto compreso tra 45 e 60 minuti.

Nel corso dello studio, sono stati valutati lo stato nutrizionale (peso e indice di massa corporea), la dieta seguita, l’eventuale presenza di disfagia. Il numero medio di farmaci assunti ogni giorno è risultato pari a 8, con picchi di 19 nei casi più gravi. Il 34% degli anziani presentava disfagia e la stessa percentuale di ospiti risultava malnutrita. Disfagia e malnutrizione infatti presentano molti aspetti in comune che si sovrappongono, contribuendo alla difficoltà di riconoscimento da parte del personale sanitario. Evidente quindi il collegamento tra assunzione di farmaci e disturbi della deglutizione.

L’effetto dei farmaci. “Sono tre i meccanismi con cui i farmaci incidono negativamente sul processo deglutitorio - spiega Claudia Venturini, medico nutrizionista Inrca e coautrice dello studio - Il primo è l’effetto collaterale del farmaco, ad esempio la riduzione della produzione di saliva (xerostomia), riscontrata nell’11% del campione. Poi ci sono le complicanze dovute all’azione terapeutica: è il caso dei narcotici e degli antiepilettici che, agendo sul sistema nervoso centrale, riducono vigilanza e attenzione, compromettendo così la sicurezza del processo deglutitorio. Alcuni farmaci infine producono danni alla mucosa esofagea. Specialmente negli anziani soggetti a polifarmacoterapia – aggiunge Venturini - è importante quindi valutare periodicamente la funzionalità deglutitoria, in modo da intervenire ai primi sintomi di disfagia ed eventualmente sostituire un farmaco potenzialmente lesivo con un principio attivo meno dannoso, o addirittura sospenderlo se non strettamente necessario”. 

A chi rivolgersi. All’Inrca è attivo un ambulatorio di nutrizione clinica (mercoledì e venerdì, ore 9-13) dove si effettua una valutazione dello stato nutrizionale, delle funzioni deglutitorie e un riesame della terapia farmacologica, anche grazie al supporto del farmacista ospedaliero. Per fornire diagnosi in tempi rapidi, l’ambulatorio comprende vari specialisti, tra cui medico nutrizionista, dietista, logopedista e fisioterapista esperto nella riabilitazione dei muscoli coinvolti. La gestione della disfagia infatti è una pratica complessa, che richiede la presenza di un gruppo di lavoro interdisciplinare costituito da esperti con competenze specifiche.

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