20 ottobre 2020 ore: 00:00
Disabilità

Teatro e disabilità: la sfida “dal margine” per abbattere i pregiudizi

Si è tenuta al San Carlino di Villa Borghese, a Roma, l’iniziativa “Diversi da chi?” con la collaborazione del Contatc center integrato SuperAbile Inail

ROMA - Un pomeriggio all’insegna dello scambio di esperienze e riflessioni sul rapporto tra teatro e disabilità. Venerdì 18 settembre al teatro San Carlino di Villa Borghese, nell’ambito dell’iniziativa GAS – Generare arte sociale legata al progetto Erasmus Plus Restore  promossa dalle associazioni Oltre le parole onlus e Dire fare cambiare, si è svolta l’iniziativa “Diversi da chi?” in collaborazione con il Contact center integrato SuperAbile Inail che ha richiamato educatori, operatori teatrali, assistenti sociali, cittadini con disabilità e non, curiosi. In apertura è stata data notizia da parte dei promotori Pascal Ladelfa e Giulia Morello di uno speciale riconoscimento conferito all’iniziativa che, nell’arco di una settimana, in una serie di dialoghi tra associazioni, istituzioni, professionisti, ha raccontato buone pratiche su temi quali il benessere nelle città, le donne e l’arte come strumento di mediazione per la prevenzione della violenza, il carcere e la rieducazione della pena, i nuovi problemi che si trovano ad affrontare oggi ragazzi e famiglie e, infine, le disabilità. Lo speciale riconoscimento è arrivato dal Quirinale: l’iniziativa è stata infatti insignita della medaglia al valore da parte della presidenza della Repubblica.  

L’incontro di venerdì in collaborazione con SuperAbile ha avuto luogo dopo la presentazione alla sala stampa della Camera dei deputati del progetto REstore e prima del convegno internazionale, tenutosi sabato 19 e domenica 20, riservato agli operatori di teatro sociale.

Introducendo i lavori, Elisabetta Proietti giornalista di Redattore Sociale ha tra l’altro riportato le parole di Claudio Pierini, cieco a causa di un incidente sul lavoro e uno dei protagonisti del libro edito da SuperAbile, “Vite straordinarie”, il quale, in merito all’esperienza fatta in un laboratorio di teatro promosso da Inail, mette in evidenza come la relazione, l’uscita dalla solitudine, l’accresciuta sicurezza di sé e la fiducia negli altri siano state acquisizioni importanti di quell’esperienza, che si sente di consigliare a tutti.

Antonella Patete, coordinatrice della rivista SuperAbile Inail, ha riferito in merito alle esperienze in cui il teatro ha toccato le disabilità e raccontate dalla rivista edita dalla Direzione prestazioni socio-sanitarie di Inail. Ha anche sottolineato l’importanza, anche dal punto di vista giornalistico, di occasioni di confronto e scambio.

L’intervento di Giovanni Sansone, direttore responsabile del Contact center SuperAbile Inail, è stato incentrato sulla natura e le scelte quotidiane del Contact center integrato per le disabilità nato più di 15 anni fa, oltre a passare in rassegna alcune delle esperienze di teatro che Inail ha condotto in questi ultimi anni sui territori attraverso le proprie direzioni regionali.  

Quanto il teatro sia strumento per aprirsi ad accogliere e conoscere l’altro, quanto sia capace di far cadere stereotipi e pregiudizi perché fa scendere in profondità e porta a “riconoscersi”, e quanto sia dunque mezzo per costruire una collettività migliore, lo hanno evidenziato le esperienze sul campo di Nino Pizza, di Suzana Slatovic e Simone di Pascasio. Nino Pizza, regista della compagnia e gruppo di ricerca “Non tanto precisi”, nata in seno a un’esperienza artistica legata all’ex manicomio di Santa Maria della Pietà di Roma,  ha parlato di “sfida dal margine”: “E’ una conquista il margine, lavoriamo per frequentarlo – ha detto -, ci stiamo per portare cambiamento”. Pizza, riportando anche la riflessione recente del filosofo Rocco Ronchi, ha focalizzato sulla consapevolezza dei gesti quotidiani che, in questo tempo di emergenza sanitaria, si è forse accresciuta in ognuno. “Quando li abbiamo riosservati, i nostri gesti, alla presenza del virus, li abbiamo finalmente visti”.

Una tavola rotonda che ha costretto continuamente a spostare il punto di vista, quella di venerdì pomeriggio, come è accaduto anche con Suzana Slatovic e Simone di Pascasio, della compagnia Teatro buffo (la prima ideatrice e coordinatrice, il secondo “danzattore”), realtà connessa con gli ospiti delle case famiglia di Roma e che in questi anni ha unito teatro fisico, danza e voce, anche usando l’ironia, categoria non abbastanza praticata, forse, ma che può aprire strade di comprensione – e anche di riabilitazione - nuove. In 12 anni di vita, Teatro buffo ha realizzato 9 spettacoli, ognuno con diverse repliche. Slatovic ha raccontato la ricchezza e l’annullamento delle barriere che accadono “quando si viaggia e si sta insieme per interi week end, quando si crea un circolo virtuoso di mutuo-auto-aiuto tra docce, aiuti per il bagno e per mangiare, per le medicine”. Le persone con disabilità con cui hanno lavorato in questi anni sono anche molto gravi, con patologie sia fisiche sia mentali. Hanno parlato di “spazio scomodo” Slatovic e Di Pascasio, aggiungendo che “la scomodità è un continuo stimolo per andare avanti”. Ma la notizia che hanno dato alla platea del San Carlino non è stata delle migliori: per mancanza di fondi, l’esperienza di Teatro Buffo è costretta a chiudere.  

Nel corso del pomeriggio non è mancata l’interazione con il pubblico, con riflessioni e condivisioni. Come quella di Tommaso, all’età di 14 anni colpito dalla poliomielite: “Il mio problema è stato sempre superare, vivere con gli altri, non stare in un ghetto; essere guardato e riconosciuto per quello che sono, non per quello che gli altri pensano che io sia”. Forse anche questa è una serratura che il teatro può aiutare ad aprire.

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