16 ottobre 2014 ore: 10:45
Giustizia

Teatro per le detenute di massima sicurezza: niente soldi, al via il crowdfunding

L'iniziativa si chiama "Le donne del muro alto". A Rebibbia era stato salutato come uno dei progetti più innovativi di reinserimento carcerario ma ora è bloccato per mancanza di risorse. La regione finanzia solo il 50 per cento del budget, l’associazione lancia una raccolta fondi: “Esperienza troppo importante per le detenute, non può finire così”
Francesca Leonardi/Contrasto Teatro Rebibbia femminile

Rebibbia, sezione di massima sicurezza. Foto di Francesca Leonardi/Contrasto

boxROMA - Al suo debutto“ Didone, una storia sospesa” era stato salutato come uno dei progetti di teatro in carcere più innovativi, perché realizzato per la prima volta all’interno della sezione di massima sicurezza di Rebibbia, il carcere femminile di Roma. Ma ora dopo gli onori della cronaca il percorso intrapreso un anno fa rischia di arrestarsi. Non ci sono fondi per permettere al laboratorio di reinserimento attraverso l’attività teatrale di andare avanti, nonostante l’associazione Per Ananke che se ne occupa abbia vinto un bando regionale. Il finanziamento da parte della regione Lazio, infatti, copre solo il 50 per cento dei costi dell’iniziativa. Non solo, ma il contributo potrebbe essere annullato se non si riesce a trovare la restante parte delle risorse. E così l’associazione ha lanciato l’iniziativa “Donne del muro alto”, un crowdfunding, che è anche una corsa contro il tempo, per chiedere a tutti di sostenere l’iniziativa di rieducazione e reinserimento per le donne detenute.

“Il percorso che abbiamo avviato a Rebibbia ha visto per la prima volta nella storia del carcere femminile di Roma aprire le porte della sezione di massima sicurezza- racconta la responsabile del progetto Francesca Tricarico -. E’ stata una piccola grande rivoluzione: perché con scadenza regolare potevamo aver accesso alla struttura, incontrare le donne detenute e lavorare con loro sui testi teatrali che poi avremmo messo in scena. E lì abbiamo toccato con mano la forza del teatro dal punto di vista pedagogico e rieducativo. Queste donne aspettavano con ansia gli incontri con noi per il grande bisogno di parlare che hanno, ma anche perché per loro era un’opportunità per rapportarsi all’esterno, e riflettere attraverso i testi teatrali anche sulle loro dinamiche interiori. Che tutto questo non possa andare avanti è veramente assurdo”.

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Perché l’attività non si blocchi servono 25mila euro entro dicembre. Il progetto “Le donne del muro alto”, prevede oltre a un laboratorio biennale di teatro in carcere, anche un libro di testo e fotografico scritto dalle detenute attrici. L’obiettivo è raccontare l'esperienza del laboratorio, ma anche le dinamiche carcerarie, il rapporto tra le carcerate e le difficoltà con le istituzioni. “Quello che vogliamo portare a termine è un progetto ampio che sia anche una finestra su questo mondo ancora poco raccontato – aggiunge Tricarico -. Per queste donne potersi aprire e mettere a nudo è molto importante. Quando lo scorso anno abbiamo messo in scena lo spettacolo era chiaro che per molte di loro quella fosse anche una piccola occasione di riscatto. E il risultato è stata una crescita non solo personale ma anche di gruppo”.  

Il progetto è strutturato su due annualità: nella prima (entro marzo 2015) è prevista  la realizzazione di uno spettacolo teatrale per un pubblico esterno e interno all’istituto penitenziario e la pubblicazione del Libro “Diario di Bordo”. Nella seconda, che prenderà il via ad aprile 2015 e terminerà entro aprile 2016, si porterà in scena uno spettacolo teatrale, anche questa volta sia per un pubblico esterno che interno all’istituto penitenziario, e si fornirà una relazione sull'intero progetto biennale. Ma tutto questo solo se si riusciranno a trovare in tre mesi i fondi necessari. (ec)

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