28 gennaio 2022 ore: 11:58
Società

Teatro per ragazzi, scambio lettere tra padre e figlio per raccontare l’olocausto

di Alice Facchini
Il 28 gennaio, in occasione della Giornata della Memoria, al Teatro Testoni di Bologna va in scena lo spettacolo “Armando - Lettere (R)esistenti”: attraverso le lettere di suo figlio mandate durante la guerra, si racconta la storia vera del maestro elementare Armando Vezzelli, che organizzò la resistenza a Genova e morì a Mauthausen bambini
Armando Lettere (R)esistenti

BOLOGNA – Una storia vera, che comincia dalle parole scritte da Mario, appena dodicenne, a suo padre Armando: siamo nel 1944, la Seconda Guerra Mondiale sta per finire. Quelle lettere verranno conservate in una valigia fino al 2017, quando verranno ritrovate da Enrico, settantatré anni dopo. “Armando – Lettere (R)esistenti” è lo spettacolo di Domenico Ferrari, Rita Pelusio ed Enrico Messina con protagonista Enrico Vezzelli, della compagnia Armamaxa teatro di Ceglie Messapica (Foggia), e pensato per bambini e ragazzi dai 6 ai 13 anni. Il 28 gennaio, in occasione della Giornata della Memoria, andrà in scena al Teatro Testoni Ragazzi di Bologna.

Un racconto che nasce in forma epistolare, e poi procede con l’incedere incalzante di una narrazione in prima persona, tra immagini che profumano di pane caldo e ricordi d’infanzia, per raccontare ai bambini l’orrore della guerra e l’ingiustizia della tirannia con la leggerezza, la poesia spiazzante, lo sguardo disincantato e un po’ fuori luogo del clown. “Con la consapevolezza che ‘le cose difficili, soprattutto quando sono rivolte ai piccoli e riguardano la violenza, non si possono banalizzare’, per dirla con Alberto Cavaglion, abbiamo sentito l’urgenza di costruire questo racconto dal punto di vista di un bambino appena dodicenne e senza alcuna celebrazione”, spiegano i registi, “perché di questa nostra storia, di quella grande e di quella piccola, si possano cogliere le ragioni profonde che sono le ragioni stesse della vita di ciascuno di noi”.

Armando Vezzelli, a cui è dedicato lo spettacolo, era un maestro di scuola elementare, un intellettuale che durante la guerra scelse di ribellarsi alla dittatura e di organizzare la Resistenza nella sua città, Genova. Per questo andrà incontro all’arresto, alla deportazione e alla morte nel campo di sterminio di Mauthausen.

Lo spettacolo racconta una storia che unisce tre generazioni: il figlio Enrico, il padre Mario e il nonno Armando. Nasce proprio dalle lettere scritte durante la guerra da Mario, ancora adolescente, a suo padre, e ritrovate poi da Enrico. Leggendole, un po’ alla volta, Enrico ricostruisce la sua storia: “È la storia della sua famiglia, la storia della sua città”, scrivono i registi. “Ma anche la nostra storia: perché in quelle lettere la storia piccola di un bambino che desidera soltanto riabbracciare suo padre, s’intreccia con la grande e dolorosa storia del nostro Paese”.

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