28 marzo 2015 ore: 11:01
Disabilità

Tempo di gite scolastiche, una “prova d’integrazione” che a volte funziona

Sono tante le esperienze positive, ma non mancano quelle negative: famiglie costrette a pagare la quota per l’accompagnatore, o mamme che devono accompagnare il figlio in gita con la classe. Ma la legge cosa prevede? “Partecipazione garantita e assistente a carico della scuola”

ROMA – Primavera, tempo di gite scolastiche. Nonostante i fondi che scarseggiano e le crescenti difficoltà economiche, è difficile trovare una classe che, dalla scuola dell’infanzia in poi, non organizzi almeno una gita durante l’anno. Quasi sempre, in questo periodo. In pullman, a piedi, più difficilmente con i mezzi pubblici; al mare, in fattoria, a un museo o a un parco divertimenti, tante e diverse possono essere le scelte, variabili i costi, simili le modalità: la maggior parte della classe partecipa e, se qualcuno ha difficoltà economiche, spesso i genitori ci spartiscono la sua quota, perché nessuno resti escluso. Proprio nessuno: neanche chi ha una disabilità, più o meno grave, sia essa motoria o psichica. Le difficoltà, però, non mancano. E le soluzioni possono essere diverse,così come il livello di vera integrazione che queste osservano. Accanto ai casi estremi, che spesso hanno meritato l’attenzione dei media, di bambini disabili a cui la gita è stata letteralmente vietata, o addirittura neanche proposta, ci sono quelli, meno gravi ma altrettanto significativi, di famiglie costrette ad accollarsi la spesa dell’accompagnatore, obbligatorio per legge, ma che, sempre secondo la legge, dovrebbe essere a carico della scuola. E non mancano, fortunatamente, le esperienze positive. 

Come dovrebbe essere…Abbiamo raccolto alcune brevi testimonianze, di segno diverso, per raccontare l’esperienza di alcune famiglie con bambini disabili di fronte a questa complessa “prova d’integrazione”. Al tempo stesso, abbiamo chiesto a Salvatore Nocera, avvocato e autore, pochi giorni fa, di un e-book dedicato a “Il diritto alla partecipazione scolastica”, cosa prevede la legge in materia di gite scolastiche e quali tutele offre agli alunni con disabilità che vogliano prendervi parte. “Gli alunni con disabilità hanno diritto a partecipare alle gite scolastiche – ribadisce Nocera – Una circolare ministeriale le definisce momento fondamentale di crescita nell’inclusione scolastica. Qualora il Consiglio di classe ritenga necessaria la presenza di un accompagnatore, questo non deve essere necessariamente essere l’insegnante di sostegno, ma qualunque membro della comunità scolastica. O, in ultima istanza, un familiare: soluzione che però va scoraggiata, soprattutto per le scuole medie e ancora più alle superiori, quando i ragazzi, ormai grandi, non possono continuare ad essere seguiti dall’angelo custode”. Per quanto riguarda le spese per l’accompagnatore, la legge parla chiaro: “devono essere a carico della scuola – afferma Nocera – Se fossero addebitate alla famiglia, ci troveremmo di fronte a un caso di discriminazione, perseguibile in base alla legge 67/2006”. 

… e come è. La realtà, però, è spesso più difficile di quanto la norma contempli: “le scuole hanno sempre meno fondi – ammette Nocera – e spesso non possono permettersi di pagare la quota dell’accompagnatore Allora, propongo due possibili soluzioni: o la ricerca di uno sponsor, o la suddivisione della quota dell’accompagnatore tra tutti i partecipanti. Infine – conclude Nocera – il dirigente è tenuto a garantire mezzi e siti accessibili, qualora alla gita prenda parte un alunno con disabilità”. Di fatto, “tante segnalazioni mi arrivano, da parte di famiglie a cui la scuola ha chiesto di pagare la quota dell’accompagnatore, pensa l’esclusione del figlio dalla gita: quando però hanno al dirigente quanto previsto dalla legge 67, la scuola si è accollata la spesa”. 

Le storie: le “buona prassi”... Una terza soluzione ancora è la “buona prassi” che proviene dal Circolo velico di Policoro, che all’accompagnatore offre l’ingresso gratuito. Lo racconta soddisfatta Francesca, mamma di un ragazzo disabile dell’Itaf Garibaldi di Roma. “per la prima volta, quest’anno, la gita ha funzionato perfettamente: un’esperienza di vera integrazione, in cui mio figlio ha potuto partecipare a tutte le attività, assistito dal personale della struttura, tutto opportunamente formato anche sui temi della disabilità. E assistito dal suo accompagnatore, per il quale non abbiamo dovuto pagare nulla. Tutte le altre volte, ci eravamo dovuti far noi carico della quota dell’assistente”. Esperienze positive arrivano anche da altre famiglie: “Alessio ha partecipato alla scuola-natura con la sua classe, organizzata dal comune di Milano, diverse volte e sempre senza problemi. Ora che è alle scuole medie è stato due giorni in Svizzera: anche in questo caso, è andato tutto bene e abbiamo pagato quanto gli altri”. 

… la mamma in gita con la classe… Meno positiva l’esperienza di Danielle, che l’anno scorso ha accompagnato il figlio al campo scuola, perché un’altra soluzione proprio non si trovava: “Siamo stati fuori tre notti e quattro giorni: è stata un’impresa tutt’altro che facile, con il dirigente che non voleva che mio figlio partisse e accampava mille scuse. Poi mi sono rivolta a un’associazione, che mi ha mostrato quanto prevede la normativa: sono tornata dal preside, legge alla mano, mettendolo con le spalle al muro. Ma sono dovuta partire io, come accompagnatore, pagando la sua e la mia quota. Non mi pento di averlo fatto, perché per mio figlio è stata un’esperienza bella e importante”. Bilancio positivo anche per altre due mamme: “Mia figlia va ovunque – racconta Emanuela, di Varese - Con la sua classe e le sue insegnanti spettacolari: quest’anno, in quarta elementare, è andata due volte a Milano e una a Genova, con i suoi compagni che la amano”. Tutte esperienze positive anche per Stefania “dalla scuola elementare ad oggi. Mio figlio – racconta – ha sempre partecipato, insieme all’accompagnatore della scuola o anche a un genitore volontario. Ed è sempre andato tutto bene”. 

… Clelia “la sfida con me stessa”. Nessun accompagnatore invece per Clelia, che ha una forma di autismo ma “alle superiori ho partecipato alle gite da sola- racconta – Siamo andati in mezzo ai boschi a vedere delle opere fatte con il materiale naturale. E’ stata un’esperienza super positiva: potevo contare su me stessa, era una sfida per vedere se riuscivo a cavarmela da sola, ad aver fiducia nelle mie possibilità e nei miei compagni”. (cl)

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