17 luglio 2015 ore: 12:10
Immigrazione

Tendopoli rom di Cosenza, esposto in procura della Fondazione Romanì

Quattrocento persone vivono sotto le tende della protezione civile. La storia di M. che ha perso una bimba al settimo mese di gravidanza. L’associazione chiede di accertare i reati di "discriminazione, odio o violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi"
Rom. Sgombero campo a Cosenza 3. Tendopoli
La tendopoli di Cosenza dove sono stati trasferiti i rom dopo lo sgombero
Tendopoli rom di Cosenza

COSENZA - La chiameremo M. Quando arriviamo davanti alla tenda dove è stata sistemata dal Comune di Cosenza, non la troviamo. Ci dicono che è all'obitorio, per vedere la bambina che ha perso al settimo mese di gravidanza. La madre ci racconta la sua storia. La ventisettenne rom ha altri due figli e quando era alla baraccopoli sulle sponde del Crati la sua gravidanza procedeva normalmente. Dopo lo sgombero e lo spostamento della comunità rom al campo d'emergenza, è finita in una delle tende bianche della protezione civile, insieme ai suoi due figli. "Diceva che stava male. Che aveva caldo", dice la signora. "E ha perso la bambina che portava in grembo"

Sgombero campo rom. Tendopoli a Cosenza

Quella di M. è una delle storie in cui ci si imbatte, nella tendopoli rom allestita dal comune di Cosenza, a Vaglio Lise. Un insediamento temporaneo che si affaccia sulla stazione dei treni della città di Telesio. Qui, da venti giorni, quattrocento persone vivono sotto le tende della protezione civile, incastonate sull'asfalto rovente. Ieri la "Fondazione Romanì Italia" ha annunciato di aver presentato un esposto alla Procura di Cosenza, in cui chiede di accertare la presenza dei reati di "discriminazione, odio o violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi". Si chiede, inoltre, "di accertare sia le cause della morte della bambina, sia eventuali reati commessi dal Comune di Cosenza nella realizzazione della tendopoli e nella gestione e trasferimento delle persone nella stessa tendopoli".

- Nell'esposto il presidente della Fondazione, Nazzareno Guarnieri, mostra perplessità per l'allestimento delle circa 40 tende per 400 persone, per l'uso di brande senza materasso, la mancanza di frigoriferi e per i malesseri che colpiscono i bambini, quotidianamente. Quando all'indomani dello sgombero al sindaco, Mario Occhiuto, è stato chiesto se avesse previsto, per i neonati, i bambini piccoli, gli anziani ammalati e le donne incinta, soluzioni abitative diverse dalle tende la sua risposta è stata lapidaria: "Dove stavano prima non stavano meglio". E sono molte le perplessità sollevate dalle associazioni. "Doveva esserci il presidio medico", afferma Luigi Bevilacqua dell'associazione "Lav Romanò".
Ci indica un enorme tendone. "Ma in realtà non c'è mai stato. Mi chiedo se la presenza di un medico avrebbe potuto evitare la tragedia vissuta dalla ragazza che ha perso la bambina". Girando per il campo ci si imbatte in gruppi di bambini spettinati che si rincorrono. "Siamo trattati come gli animali!", ci dice una signora di origini rumene. "Nelle tende fa caldo, non si può proprio stare".

In questi giorni l'afa sta rendendo più dura la permanenza in quelle tende  di plastica. E le decine di telecamere sono puntate persino verso le poche docce da campeggio allestite al centro del piazzale. Una misura necessaria, si legge in una nota del Comune. "Ad andar via, soprattutto i cittadini rom che mal sopportavano il sistema di controllo dell’attuale area di trasferimento, particolarmente dediti ad attività illegali come l’accensione di fuochi nocivi e il favoreggiamento della prostituzione minorile".

Rom. Sgombero campo a Cosenza 3. Tendopoli

Le associazioni si recano sul posto quotidianamente, per cercare di fare proposte alternative alla tendopoli. "Dicono di aver finalmente portato un frigorifero" aggiunge Luigi Bevilacqua, "ma  ogni volta che vado al campo io non lo trovo! Pare che molti bambini abbiano la gastroenterite proprio perché, con questo caldo insopportabile, il cibo va subito a male". Se fino a qualche tempo fa il dopo-tendopoli era avvolto nella cortina del mistero, a fare chiarezza è la nota del sindaco. "Oggi abbiamo un unico campo di protezione civile allestito in sicurezza da ogni punto di vista. Non ci saranno più rischi per la salute e l’igiene dei cittadini. Abbiamo inoltre contezza del fatto, a proposito di sicurezza delle persone, che sono andati via i rom più pericolosi e dunque ora quelli che davvero intendono integrarsi dovranno provvedere a cercarsi un’abitazione e lasciare in pochi mesi le tende, visto che la permanenza nel campo è temporanea e ha le sue regole". (Giulia Zanfino)

© Riproduzione riservata Ricevi la Newsletter gratuita Home Page Scegli il tuo abbonamento Leggi le ultime news