6 agosto 2015 ore: 15:49
Immigrazione

Tendopoli rom di Cosenza, secondo esposto alla Procura delle associazioni

Dopo quello dell’associazione Romanì, ulteriore presa di posizione di diverse realtà associative che hanno chiesto il sequestro dell'area e l’acquisizione dell'intera documentazione. Inascoltate le richieste fatte al sindaco Occhiuto
Sgombero campo rom. Tendopoli a Cosenza
La tendopoli di Cosenza dove sono stati trasferiti i rom dopo lo sgombero
Tendopoli rom di Cosenza

COSENZA - Secondo esposto contro la tendopoli  a Cosenza: chiesto il sequestro e l'evacuazione dell'area. Tende in cui si soffoca di giorno, a causa del caldo torrido, e fa freddo di notte. Quando piove, poi, si allagano e diventano inagibili, mentre le docce disponibili, secondo le testimonianze, forniscono  per buona parte della giornata solo acqua fredda. 

Dopo l'esposto presentato dall'associazione Romanì Italia, sul tavolo della Procura cosentina arriva una nuova denuncia contro la tendopoli rom, allestita dall'Amministrazione Occhiuto a fine giugno. A firmarla le associazioni  San Pancrazio, Scuola del Vento, Lav Romanò, Moci, Circolo Culturale Popilia, Auser e La Kasbah, che chiedono al Prefetto di "adottare tutte le misure più idonee a trovare nell'’immediato soluzioni abitative adeguate e rispettose della dignità umana".

Le testimonianze che arrivano dalla tendopoli sono dettagliate. E trovano spazio nel documento stilato dall'avvocato Eugenio Naccarato. "I fornelli per la cottura dei cibi sono 14 per 450 persone e funzionano in modo alternato, a motivo della periodica mancanza di corrente elettrica. Nessuna possibilità di installare un frigorifero che permetta la conservazione di alimenti o medicinali specifici. I singoli nuclei familiari son separati semplicemente da un lenzuolo, cosa che rende impossibile ogni forma di intimità familiare. Al posto di brandine lettucci da campo, inservibili per tutti". 

I rom dalle baracche alle tende, sotto il sole di Cosenza. Guarda il video
Video: I rom dalle baracche alle tende, sotto il sole di Cosenza

Le condizioni di vita. L'esposto lancia l'allarme sulle condizioni dei bambini. Sono in molti ad essersi ammalati. Hanno febbre ed altri disturbi. E ad oggi vivono in promiscuità nelle tende, insieme ad adulti di altre famiglie, divise semplicemente da un lenzuolo, in totale violazione della normativa internazionale e nazionale esistente a protezione del fanciullo e della sua evoluzione. L'esposto si sofferma anche sul triste episodio della giovane donna incinta di sette mesi che, dopo l'arrivo alla tendopoli, ha perso la bambina che portava in grembo. E si chiede alla Procura di fare chiarezza. La preoccupazione sullo stato di salute delle fasce a rischio (donne incinta, bambini e anziani) è supportata da una relazione a firma di alcuni medici volontari, e l'esposto ribadisce che, proprio queste persone "necessiterebbero di un immediato trasferimento al di fuori della tendopoli". Inoltre le associazioni sottolineano come Ma nel fitto documento si affronta anche un altro delicatissimo tema.  Perché secondo le associazioni bisognerebbe appurare che, per le 14 telecamere presenti nell'insediamento, alcune delle quali puntate su docce, bagni e nell'area adibita a socialità, ci siano le dovute autorizzazioni ad interferire nella vita privata delle persone. Anche qui, la palla passa alla Procura. 

La richiesta dei rom. Un mese fa, la comunità rom ospite della tendopoli ha fatto richiesta di un incontro urgente con il sindaco Mario Occhiuto. Oltre 200 persone hanno sentito l'esigenza di discutere dei disagi vissuti nella tendopoli e chiedere delucidazioni sulla loro futura destinazione abitativa. La richiesta, ad oggi, resta inascoltata. Mentre si legge nell'esposto che "dai sopralluoghi effettuati risulta che la superficie del terreno individuato, le tende installate e quelle acquistate di recente, non siano per numero, materiali, dimensioni e conformazione, adeguate all’utilizzo previsto, ovvero ad ospitare nuclei famigliari con minori al seguito, anche temporaneamente. Le stesse criticità caratterizzerebbero le tipologie di servizi preventivati, connotando l’alternativa abitativa prevista come irrispettosa della dignità umana e del tutto inadeguata in ordine agli standard internazionali sui diritti umani".

Il fondo. Ulteriori dubbi, poi, vengono sollevati su un fondo, previsto dal Comune di Cosenza, "utile per l’erogazione di contributi finalizzati a una sistemazione autonoma temporanea dei soggetti evacuati e “regolarmente residenti, alternativa alla collocazione del c.d. campo di emergenza, nonché a un’assistenza minima una tantum per i soggetti non residenti in situazioni di particolari difficoltà". Secondo le associazioni, il fondo in questione presenterebbe caratteri di natura discriminatoria, poiché l'alloggio alternativo sarebbe consentito solo ai "regolarmente residenti", quindi inaccessibile alla maggior parte degli abitanti la tendopoli. Si denuncia inoltre che "nessuna informazione o atto è stato pubblicato in merito all’istituzione o accesso a tale fondo per le persone in situazioni di particolare difficoltà". (Giulia Zanfino)

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