12 novembre 2016 ore: 11:42
Società

Terremoto, dalla Svizzera 12 tonnellate di aiuti per Norcia e Castelluccio

Gli sportivi della "Robair", scuola elvetica di parapendio, hanno lanciato la raccolta, poi hanno caricato 7 mezzi, 4 rimorchi e un caravan e affrontato un viaggio di quasi mille chilometri per raggiungere l’Umbria e aiutare “gli amici italiani che ci fanno volare da 15 anni”
Terremoto, aiuti dalla svizzera
Terremoto, aiuti dalla svizzera

NORCIA - Hanno guardato con sgomento le immagini che arrivavano dalla Tv: non potevano credere che la ‘loro’ Castelluccio fosse stata distrutta dal sisma. “Ma allo sconforto è subentrato subito il bisogno di aiutare gli amici italiani che per tanti anni ci hanno accolto e fatto volare in una delle piane più belle d’Europa”. E’ così che, dopo aver lanciato un appello raccolto da ogni angolo della Svizzera, gli sportivi della ‘Robair’, scuola elvetica di parapendio, sono riusciti a consegnare a Norcia 12 tonnellate di aiuti tra abbigliamento da montagna, scarpe, piumini, tende, sacchi a pelo, giocattoli e generi di prima necessità.

- Erano arrivati per la prima volta a Castelluccio 15 anni fa seguendo il vento, quello che spazza le vette dei Sibillini e sostiene senza sforzo il volo dei deltaplani e del parapendio, regalando all’uomo l’illusione di avere le ali. Ma i colori della fioritura e dei tramonti che hanno fatto da sponda a migliaia di decolli e atterraggi sul Pian Grande sono stati improvvisamente inghiottiti dalle immagini monocromatiche di crolli e macerie che per giorni hanno rimandato le tv di tutto il mondo.

“Quando abbiamo saputo del terremoto - racconta Thomas Kuhne, responsabile della scuola elvetica, promotore dell’operazione ‘Robair per Castelluccio’ – abbiamo sentito subito il bisogno di fare qualcosa. Volevamo fare qualcosa di più di un semplice invio di denaro e così abbiamo avviato la raccolta e lanciato l’appello sui social. Hanno risposto persone da tutta la Svizzera e siamo riusciti a mettere insieme 12 tonnellate di generi di soccorso. Abbiamo caricato 7 mezzi, 4 rimorchi e un caravan e siamo partiti. Direzione: Castelluccio”. “Hanno viaggiato per quasi mille chilometri” spiega Deborah Caponecchi, studentessa universitaria che a Castelluccio, insieme ai genitori, gestiva La Taverna, storico albergo di famiglia, e che nelle ultime scosse, in pochi istanti, ha perso tutto: albergo, ristorante, casa e lavoro.

“Ci conosciamo da tempo .- racconta Deborah degli amici svizzeri – sono amici di mio padre e vengono a volare a Castelluccio da 15 anni. Avevano prenotato una vacanza anche per ottobre e nemmeno il terremoto del 24 agosto li aveva scoraggiati. Avevamo detto loro che non sarebbe stato possibile soggiornare in paese almeno per un po’ ma avevano insistito dicendo che a loro serviva solo un posto sicuro per dormire, per il resto venivano a volare e in cielo non può succederti niente. Alla fine, li avevamo convinti del fatto che la struttura non avrebbe riaperto per l’autunno. E, purtroppo, avevamo ragione. Quando hanno saputo delle ultime scosse ci hanno contattati subito. Ho mandato loro una lista dei generi che servivano nell’immediato e la risposta è stata incredibile. In pochissimo tempo hanno raccolto una quantità impressionante di aiuti”.

“La nostra più grande sfida è stata la dogana - racconta Thomas con un po’ di amarezza - perché, nonostante avessimo una lettera del governo svizzero e la collaborazione della Protezione Civile italiana, il nostro convoglio è rimasto bloccato per molte ore al confine. Raramente abbiamo incontrato tanta burocrazia e rigidità. Alla fine comunque siamo riusciti a consegnare tutto. Volare a Castelluccio è una magia, siamo arrivati ricordando com’era e l’immagine di tutta quella distruzione ci ha portato fino alle lacrime. Le persone a cui abbiamo consegnato gli aiuti sono state molto felici e questo ci ha riempito di gioia. Speriamo che il nostro piccolo progetto sia stato utile per gli abitanti di Norcia e che riescano presto a rialzarsi e ripartire”.

Castelluccio oggi è un paese spettrale presidiato dalle forze dell’ordine. La prima neve, attesa ogni anno dagli amanti del Pian Grande, aggiunge un velo di tristezza. Ma tra tanto dolore, c’è una speranza che parla molte lingue. “La nostra Piana - spiega Deborah  - è famosa in tutta Europa per la sua conformazione: è circondata dai monti, ha correnti ascensionali particolarmente adatte al volo e qualsiasi punto è buono per lanciarsi. E’ il paradiso del parapendio e attira ogni anno migliaia di sportivi. Dal giorno del terremoto continuiamo a ricevere messaggi e telefonate dei nostri turisti: ci chiedono come stiamo e qual è la situazione. Ci dicono di farci forza e di ricostruire in fretta. Perché loro sono pronti a tornare”. (Teresa Valiani)

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