22 giugno 2020 ore: 12:05
Società

Terrorismo nel Sahel: abusi delle forze armate contro i civili

Nel Sahel aumenta il terrorismo di Isis e al-Quaeda, che nel 2019 hanno ammazzato 4 mila persone tra Burkina Faso, Mali e Niger. Crescono anche gli abusi delle forze di sicurezza: un report di Amnesty International registra esecuzioni extragiudiziali, sparizioni, torture e trattamenti disumani
Soldato nigerino - U.S. Army photo by Spc. Zayid Ballesteros/Released Sahel Osservatorio Diritti

Soldato nigerino - U.S. Army photo by Spc. Zayid Ballesteros/Released

Nella regione del Sahel, in Africa, sono in continuo aumento le azioni terroristiche di gruppi legati ad al-Queda nel Maghreb e allo Stato Islamico. Tanto che solo lo scorso anno hanno ucciso più di 4mila persone tra Burkina Faso, Mali e Niger. Ma la risposta delle forze statali sconfina sempre più spesso in arresti arbitrari ed esecuzioni extragiudiziali, che peggiorano la situazione dei civili.

La denuncia. Pochi giorni fa Amnesty International ha pubblicato un report intitolato Human Rights Violations by Security Forces in the Sahel (Violazioni dei diritti umani da parte delle forze di sicurezza nel Sahel), dove sono descritte diverse violenze di questo genere. Nel solo Mali, la missione Onu Minusma ha registrato un centinaio di esecuzioni extragiudiziali, 32 sparizioni e altrettanti casi di tortura e trattamenti disumani nei primi tre mesi di quest’anno.

Il contesto. Ousmane Aly Diallo, autore del rapporto di Amnesty, spiega a Osservatorio Diritti: “Alla fine dell’anno scorso gli eserciti dei tre paesi hanno subito attacchi complessi che hanno provocato numerose vittime e hanno portato alla convocazione del summit del 13 gennaio a Pau, tra la Francia e i paesi che compongono il G5 Sahel, e alla successiva intensificazione delle operazioni militari su vasta scala, allo scopo di riguadagnare terreno contro il terrorismo”.

Forze di sicurezza impreparate. La situazione è piuttosto complicata, dunque, ma la risposta da parte degli agenti sembra andare oltre il limite. Dice ancora Diallo: “La ricorrenza degli abusi in Mali, Niger e Burkina fa pensare che questi comportamenti siano quanto meno tollerati e sicuramente solleva molte domande sulla preparazione delle forze armate in tema di diritti umani, ma anche sull’impatto del prolungato conflitto sullo stato mentale dei soldati perennemente sotto tiro e privi di un adeguato sostegno psicologico”.

Peul schiacciati tra due fuochi. A subire violenze in molti casi sono gli appartenenti alla comunità Peul (fulani). Così come è successo, per esempio, in diversi casi tra marzo e aprile, quando in appena una decina di giorni a Ouahigouya e Djibo, in Burkina Faso, Amnesty ha documentato più di venti morti tra sparizioni ed esecuzioni di civili. Da una parte, la comunità Peul sconta una situazione in cui alcuni di loro partecipano ai gruppi armati in tutta la regione e che un predicatore musulmano radicale maliano, Amadou Koufa, abbia chiamato i Peul alla lotta. Risultato? Sono sempre i primi ad essere sospettati, ma spesso senza motivo. “Il tragico paradosso è che sono anche le prime vittime degli attacchi e degli omicidi mirati di al-Qaeda e Isis nei villaggi”, conclude Diallo.

L’articolo integrale di Franca Roiatti (da Ouagadouogou, Burkina Faso), Terrorismo nel Sahel: abusi delle forze armate contro i civili, può essere letto su Osservatorio Diritti.

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