10 luglio 2014 ore: 14:44
Non profit

Terzo settore, arriva la riforma: sei mesi per trovare i fondi

Ecco i punti qualificanti del testo che arriva in Consiglio dei ministri. Registro unico nazionale delle organizzazioni, riordino della fiscalità di vantaggio, servizio civile universale, definizione certa del senza scopo di lucro. Sei mesi per i decreti attuativi con la definizione delle risorse disponibili
Welfare e non profit. Mani con scritta SOCIALE - SITO NUOVO

ROMA – La copertina probabilmente sarà tutta per il servizio civile, ma si tratta di un momento storico per l’intero mondo del non profit. I tempi non saranno brevissimi, le risorse aggiuntive bisognerà guadagnarsele strada facendo – e non sarà affatto facile – ma l’arrivo in Consiglio dei ministri (questo pomeriggio alle ore 18) della legge delega sulla riforma del terzo settore segna per questo mondo il primo passo di una riforma a lunga attesa. Il governo avrà sei mesi di tempo, dal momento in cui il Parlamento approverà il testo, per l’emanazione dei decreti legislativi che daranno corpo effettivo alla riforma.

LE RISORSE. Con quali e quanti soldi lo si vedrà nel tempo, perché se c’è una cosa chiara è quella che la cassa piange e c’è poco da stare allegri. Le stime che erano state avanzate dagli addetti ai lavori sul fabbisogno minimo parlavano di almeno un miliardo o un miliardo e mezzo di euro, necessari a finanziare perlomeno il servizio civile universale, un cinque per mille “pieno” senza alcun tetto, il fondo per le imprese sociali. Le cifre reali che negli ultimi giorni sarebbero state almeno individuate dai tecnici del ministero dell’Economia dovrebbero aggirarsi sui 250 – 300 milioni di euro: è probabile comunque che il testo di legge delega alla fine si limiti semplicemente a rinviare la quantificazione reale delle risorse disponibili (o almeno della gran parte di queste) ai decreti legislativi che il governo dovrà emanare nei prossimi sei mesi.

LA LEGGE DELEGA. L’individuazione precisa delle attività considerate non lucrative e dei vincoli per l’attività commerciale strumentale, il riordino e la semplificazione della disciplina degli enti, un registro unico di settore e regole più chiare di gestione che tengano conto della grandezza e della dimensione economica dell’ente: ci sono questi e altri punti nevralgici per la vita del mondo del non profit nel testo di legge delega sulla riforma del terzo settore che approda in Consiglio dei ministri. Un documento che affida al governo il compito di realizzare in sei mesi una riforma che rinnovi il servizio civile (che diventa “universale”), intervenga sul cinque per mille, riordini il sistema tributario e fiscale introducendo un regime di tassazione degli enti che tenga conto dei fini solidaristici, riorganizzi il sistema di deduzioni e detrazioni sulle donazioni, reintroduca un organismo indipendente di controllo e vigilanza, preveda il divieto di distribuzione degli utili anche in forme indirette aprendo però alla remunerazione del capitale. Con – fra l’altro - nuove regole per le imprese sociali e la riorganizzazione dei Centri di servizio per il volontariato. Il testo, una manciata di articoli in tutto, prevede anche un’apposita delega al governo per la revisione della parte del codice civile relativa agli enti e alle attività con fine solidaristico e di interesse generale. Delega che si estende anche alla realizzazione di una vera e propria “disciplina degli enti” che indichi e precisi le regole per la costituzione, l’organizzazione e la governance delle varie realtà del non profit, con un occhio di riguardo per quelle che operano con una consistente attività di volontariato. Il governo sarà chiamato a individuare criteri certi per definire le attività non lucrative e i vincoli all’attività commerciale strumentale, nonché a definire nel dettaglio un regime tributario e una fiscalità di vantaggio per le organizzazioni del non profit.

CINQUE PER MILLE. Il testo di legge delega non parla di “stabilizzazione” del cinque per mille, come a lungo si era detto. Una scelta che come spiega il sottosegretario al Welfare Luigi Bobba è dovuta al fatto che la “stabilizzazione” è già prevista in un’altra delega al governo, quella fiscale, peraltro già votata dal Parlamento. “Non è stata inserita non perché abbiamo cambiato idea – dice - ma perché è già stata prevista in un’altra delega”. E in ogni caso il cinque per mille sarà uno degli aspetti presi in considerazione nella più grande partita del riordino del sistema tributario e della fiscalità di vantaggio.

SERVIZIO CIVILE. E' la parte più "notiziabile" della riforma e anche quella su cui si confrontano nella società sensibilità diverse. Il testo delega il governo a riformare l'attuale disciplina normativa e ad arrivare all'istituzione di un "servizio civile universale". L'obiettivo è quello indicato dal premier Renzi, 100 mila volontari all'anno. Come ci si arriverà lo diranno i decreti attuativi. Arrivarci non sarà facile: agli 11 mila volontari oggi in servizio il governo ne ha già aggiunti 37 mila col bando del 16 giugno scorso (26 mila tra ottobre e dicembre con i 125 milioni rimasti nel Fondo nazionale del servizio civile, altri 11mila con le quote delle Regioni per le garanzie giovani). Ne mancano altri 50 mila circa, che per un anno costano fra i 200 e i 250 milioni di euro.

IMPRESE SOCIALI E SOCIAL BOND. C’è un articolo specifico, nel testo di legge delega, che riguarda le imprese sociali: l’obiettivo di fondo è quello di permetterne uno sviluppo forte. Per farlo viene prevista – fra le altre - la possibilità di consentire una forma di remunerazione del capitale attraverso una limitata redistribuzione degli utili. Si tratta di una possibilità già oggi prevista per le cooperative a mutualità prevalente e che dunque verrebbe estesa anche alle imprese sociali con l’obiettivo di ottenere una forma di vantaggio fiscale per chi vi investe. Più in generale, per raggiungere tale scopo vi saranno anche delle modalità di vantaggio per i titoli di solidarietà e altre forme di finanza sociale: uno degli esempi, che peraltro non rappresenta una novità, essendo permesso già ora, è quello dei cosiddetti social bond, la possibilità per le banche di emettere obbligazioni a rendimento garantito con una quota (nell’ordine dell’1% circa) destinata ad un soggetto del terzo settore.

REGISTRO UNICO. La legge delega prevede anche l’istituzione di un registro unico nazionale che costituirà finalmente il punto di riferimento per tutti i soggetti del terzo settore, oggi divisi in una miriade di elenchi specifici (c’è quello del cinque per mille, quelli regionali, quelli provinciali, quelli delle associazioni di promozione sociale, ecc.). Nel testo non vi sono ulteriori specifiche ma il punto è stato a lungo oggetto di riflessione: l’intenzione non è di abolire le differenze fra i vari soggetti, che anzi saranno delineate meglio, ma semplicemente di poter contare su un unico luogo di reperimento delle informazioni sulle organizzazioni del non profit. (ska)

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