19 marzo 2015 ore: 14:04
Non profit

Terzo settore, ecco il nuovo testo della legge che lo riforma

Passo avanti decisivo in Commissione. Nel testo il Registro unico degli enti del terzo settore e il Codice che conterrà l’intera normativa al riguardo. Spazi più ampi per le imprese sociali, via al servizio civile universale, funzioni di vigilanza al ministero del Lavoro
Terzo settore: Locandina Imprese sociali (generica)

ROMA – Un apposito Codice che racchiuda le norme relative al terzo settore, un Registro unico dove figureranno tutti gli enti che vi operano, la revisione delle misure fiscali e di sostegno economico a loro favore, l’arrivo di un’attività di vigilanza, monitoraggio e controllo che sarà attuata dal ministero del Lavoro e delle Politiche sociali. Passo avanti decisivo per il testo del disegno di legge delega che riforma il Terzo settore, ormai delineato dopo l’esame della Commissione Affari sociali di Montecitorio: nascerà il servizio civile universale, arriveranno nuove regole per le imprese sociali, sarà rivisto l’istituto del cinque per mille insieme alle detrazioni e deduzioni fiscali oggi previste dalla normativa. E viene promessa un’attenzione particolare al volontariato.

Ecco nel dettaglio il contenuto del disegno di legge delega.

ENTI DEL TERZO SETTORE. Il testo inizia illustrando le finalità e l’oggetto della legge delega, e chiama il governo ad adottare i decreti legislativi che riformano la disciplina del terzo settore entro dodici mesi dall’entrata in vigore della legge. Nel testo della Commissione è stata per la prima volta inserita anche la definizione di “terzo settore”. Gli articoli successivi illustrano i principi e i criteri direttivi generali che dovranno essere usati per la redazione dei decreti attuativi, a partire dal riconoscimento sia del diritto di associazione sia dell’iniziativa economica privata. Dovrà essere semplificato il procedimento per il riconoscimento della personalità giuridica e dovranno essere previsti obblighi di trasparenza e informazione anche verso terzi con forme di pubblicità dei bilanci.

CODICE DEL TERZO SETTORE. Il testo prevede inoltre la revisione organica della disciplina degli enti del terzo settore con la redazione di un vero e proprio “Codice per la raccolta e il coordinamento delle relative disposizioni”. Una novità, questa, rispetto al testo del governo. I decreti delegati dovranno anche “individuare le attività solidaristiche e di interesse generale che caratterizzano gli enti del terzo settore” e tale svolgimento costituirà “requisito per l’accesso alle agevolazioni” previste dalla normativa.

REGISTRO UNICO DEL TERZO SETTORE. La legge di riforma prevede anche la riorganizzazione del sistema di registrazione degli enti con la previsione di un “registro unico del terzo settore” che sarà istituito presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, iscrizione obbligatoria per gli enti che hanno finanziamenti pubblici, che sono convenzionati o accreditati con enti pubblici, che ricevono fondi europei o che raccolgono fondi con sottoscrizioni pubbliche.

VOLONTARIATO. La legge dà attenzione specifica alle attività di volontariato, promozione sociale e mutuo soccorso, prevedendo una revisione della normativa che valorizzi i principi di gratuità, democraticità e partecipazione: sarà riconosciuto (e tutelato) chi avrà lo “status di volontario all’interno delle organizzazioni del terzo settore”, con particolare riferimento al riconoscimento “in ambito scolastico e lavorativo delle competenze acquisite dai volontari”. Prevista la riforma del sistema dei Centri di servizio per il volontariato.

IMPRESA SOCIALE. L’impresa sociale resta uno dei punti qualificanti del testo. Definita come “un’impresa privata con finalità di interesse generale” che agisce con produzione e scambio di beni e servizi e destina i “propri utili prevalentemente al raggiungimento di obiettivi sociali”, essa allarga il proprio ambito di attività (entrano il commercio equo e solidale, l’alloggio sociale, l’erogazione di microcredito, i servizi di lavoro per l’inserimento di lavoratori svantaggiati). Vengono previste forme di remunerazione del capitale sociale e di ripartizione degli utili (il modello indicato è quello delle cooperative a mutualità prevalente), con specifici obblighi di trasparenza. Previsto l’obbligo della qualifica di imprese sociali per le cooperative sociali e i consorzi.

VIGILANZA E CONTROLLO. Nuovo di zecca (il governo non l’aveva previsto) è il tema delle funzioni di vigilanza, monitoraggio e controllo sugli enti del terzo settore, che sono “esercitate dal ministero del Lavoro e delle politiche sociali”, in collaborazione con i ministeri competenti e l’Agenzia delle Entrate. Sono previste linee guida in materia di bilancio sociale e viene introdotto anche il concetto di “valutazione di impatto sociale”.

SERVIZIO CIVILE. Sostanzialmente immutato rispetto al testo del governo il quadro sul servizio civile universale, che resta nell’alveo dell’art. 52 della Costituzione (“difesa non armata” della patria) per giovani fra 18 e 28 anni: la durata del servizio è “non inferiore a otto mesi complessivi e comunque non superiore a un anno”. Previsto il riconoscimento delle competenze acquisite.

FISCO E CINQUE PER MILLE. Il ddl delega tratta poi delle misure fiscali e di sostegno economico, prevedendo il riordino e l’armonizzazione dell’intera disciplina. Si prevede che i decreti delegati fissino la definizione di ente non commerciale ai fini fiscali, con un regime di tassazione agevolato che tenga conto delle finalità solidaristiche e di utilità sociale dell’ente: previsto in tal caso il divieto di ripartizione degli utili anche in forma indiretta. Saranno riviste deduzioni e detrazioni, sarà riformato il sistema del cinque per mille, si punta alla trasparenza e alla previsioni di sanzioni per chi non rispetta gli obblighi.

50 MILIONI DI EURO. Viene istituito un fondo rotativo per finanziare gli investimenti degli enti del terzo settore in beni strumentali materiali e immateriali, prevedendo uno stanziamento – l’unico esplicitamente contenuto in questo ddl delega – pari a 50 milioni di euro. Si prevede che gli immobili pubblici inutilizzati o confiscati alla criminalità possono essere assegnati ad uno o più enti del terzo settore. Infine, entro il 30 giugno di ogni anno il ministero del Lavoro e Politiche sociali è chiamato a redigere una apposita Relazione al Parlamento sulle attività di vigilanza, monitoraggio e controllo svolte e sullo stato di attuazione della riorganizzazione del sistema della registrazione. (ska)

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