17 luglio 2015 ore: 14:01
Immigrazione

Torino, sei condanne per il rogo del campo rom. "Sentenza senza precedenti"

Sono stati condannati gli autori materiali dell'incendio che nel 2011 devastò l'insediamento nomade di Cascina della Continassa, nella periferia torinese. A scatenarlo, il presunto stupro che una adolescente del quartiere inventò per coprire il rapporto consenziente avuto con un coetaneo
Rogo al campo rom a Torino

TORINO - I fatti risalgono ormai a quattro anni fa. Era il 10 dicembre del 2011 quando una folla di 500 persone si radunò - fiaccole alla mano - di fronte al campo rom di Cascina della Continassa, all'estrema periferia nord-ovest di Torino. Nel quartiere circolava voce che uno degli occupanti avesse stuprato una ragazzina, 16 anni appena; e ci volle poco perché le minacce scomposte di quell'improvvisato Ku Klux Klan in salsa sabauda si trasformassero in un linciaggio in piena regola.

Venne fuori, alla fine, che quello stupro non era mai avvenuto: la ragazza si era inventata tutto per nascondere alla famiglia, ossessionata dalla sua verginità, un rapporto consenziente. E a fermare la folla inferocita fu proprio il fratello Alessandro, che in un primo momento aveva supportato la storia dello sorella, indicando due occupanti del campo come presunti violentatori. "Fermatevi - disse al centinaio di ultras che si erano staccati dal corteo per far giustizia sommaria - questi qui non c'entrano niente, mia sorella si è inventata tutto". Peccato che, a quel punto, del campo non fosse rimasto quasi più nulla:  tra sassi, bottiglie incendiarie, bombe carta e baracche divelte a bastonate, la furia del gruppo aveva lasciato terra bruciata dietro di sé.

Ora, a quasi quattro anni di distanza, il Tribunale di Torino ha emesso 6 condanne per il linciaggio di quella sera di dicembre: secondo il giudice Paola Trovati a muovere il gruppo fu soltanto l'odio razziale. Per questo, L.O. e G.V. - ritenuti gli autori materiali del rogo - dovranno scontare oltre sei anni di carcere, più di quanto chiesto dal pubblico ministero; mentre per gli altri le pene vanno dai tre ai quattro anni e mezzo. Tutti, inoltre, dovranno pagare un risarcimento di 15 mila euro alle vittime di quel linciaggio; mentre altre 3 mila andranno alle associazioni costituitesi parti civili.
Tra queste ultime, l'Associazione studi giuridici sull'immigrazione (Asgi) e la onlus "Idea Rom", che oggi esprimono soddisfazione per una sentenza giudicata "senza precedenti".

"Nonostante attacchi del genere siano sempre più frequenti - spiega Vesna Vuletic di Idea Rom - non siamo a conoscenza di precedenti condanne per questo genere di casi". Da allora, in effetti, nella provincia di Torino si è rischiato più volte di fare il bis: la scorsa estate, a Borgaro, un padre che aveva smarrito la sua bambina durante una festa di paese pensò bene di puntare il dito sul locale campo rom, dando a intendere alla polizia che qualcuno degli occupanti l'avesse rapita. Mentre lo scorso novembre, ancora alle Vallette, nella stessa area della Continassa,  una serie di fiaccolate sono state organizzate per protestare contro l'insediamento rom di via Artom, con una larga partecipazione di sigle dell'estrema destra cittadina. 

Proprio per questo, le associazioni - che ora intendono utilizzare il risarcimento ottenuto per ulteriori iniziative in difesa dei diritti dei rom - hanno ritenuto di costituirsi parti civili. "La repressione dei reati perpetrati con fini di odio razziale è particolarmente rara in Italia - spiega l'avvocato Lorenzo Trucco, presidente Asgi - poiché la legge in materia non risulta del tutto adeguata. Dopo questa sentenza, ci auguriamo che le autorità italiane facciano dei passi avanti per rafforzarne la persecuzione. Allo stesso tempo, la società civile deve supportare le vittime e le comunità vulnerabili, anche sostenendo l'autorità in tale azione repressiva" (ams)

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