18 agosto 2014 ore: 14:30
Società

Torna il Terra di tutti film festival, il cinema dal Sud del mondo

Sono più di 230 i film iscritti alla rassegna su storie e luoghi dimenticati dai media mainstream. In programma per l’ottava edizione anche una selezione dal festival francese “Alimenterre”. Previsto un focus su Gaza e Ucraina. Dall’8 al 12 ottobre al Tpo e al cinema Lumière
Cinema dal sud

BOLOGNA - La maternità in Africa, la guerra in Mali, la vita degli allevatori nomadi nel deserto della Giordania e in un campo Rom a Napoli. E ancora la vita di una trans a Belgrado e quella delle donne che lavorano in miniera. Sono alcune delle storie raccontate nei film in cartellone per l’ottava edizione del Terra di tutti film festival, la rassegna di documentari e cinema sociale dal Sud del mondo organizzato dalle ong Cospe e Gvc che porta a Bologna storie di conflitti, persone e luoghi spesso dimenticati dai media mainstream. Tra le novità di quest’anno, la collaborazione con il festival francese Alimenterre dedicato all’agricoltura sostenibile, mentre si conferma quella con la rassegna Gender Bender. “Sono 236 i film iscritti all’ottava edizione del festival provenienti da 15 Paesi del mondo, una grande partecipazione favorita anche dal fatto che il bando è circolato nelle sedi estere di Gvc e Cospe – racconta Jonathan Ferramola, direttore artistico – Quest’anno apriremo una finestra anche sulla situazione in Ucraina e su Gaza, valorizzando il lavoro dei reporter che hanno raccontato queste guerre, come Simone Camilli”. Dall’8 al 12 ottobre al Tpo e al cinema Lumière.

Tra i film in programma “Mama Jaky” di Paolo Bernardi (Italia, 16 minuti), una produzione del Cuamm sulla maternità in Tanzania, “When I was a boy, I was a girl” di Ivana Todorovic (Serbia, 30 minuti) che racconta la storia di una trans a Belgrado e le difficoltà della vita quotidiana. In “Terrapromessa” (Italia, 26 minuti), Mario Leombruno e Luca Romano raccontano la vita in un campo Rom a Napoli sorto vicino a una discarica. La vita degli allevatori nomadi nel deserto è al centro di “Wojoh ‘Faces’” di Said Najmi (Giordania, 16 minuti), mentre in “Minerita” (Spagna, 27 minuti), Raul De La Fuente, racconta le condizioni di vita delle donne che lavorano nelle miniere. Altri due titoli selezionati sono “Na hora, un paso” di Aitor Iturriza e Bernat Gual (Spagna, 14 minuti), un docufiction su un detenuto spagnolo in una prigione egiziana e “Bamako, year 0” di Julien Fiorentino e Stanislas Duhau (Francia/Mali, 55 minuti) sulla guerra in Mali.

Tra le novità di questa edizione c’è la collaborazione con il festival francese “Alimenterre” (www.festival-alimenterre.org). Cinque i film in cartellone al Terra di tutti film festival. Ci sono “Riz du Benin, Riz de demain” di Felix Vigne (2011, 18 minuti), un documentario sull’industria di produzione del riso in Benin e “When elephants dance the grass gets bitten” di Jan Van den Berg (2014, 25 minuti) che racconta la storia di una famiglia che vive vicino ai templi di Angkor Wat in Cambogia. E poi “Food savers” di Valentin Thurn (2013, 53 minuti) che racconta in che modo consumatori, cuochi, gestori di negozi di alimentari cercano di combattere lo spreco di cibo. Nel 2050 la Terra avrà quasi 10 miliardi di abitanti, concentrati in grandi città, come potremo nutrire queste città? È questa la domanda che si pone Irja Martens in “Nourrir les villes: un enjeu pour demain” (2013, 52 minuti) guarda al futuro: nel 2050 la Terra avrà circa 10 miliardi di abitanti, concentrati in città. “Sans terre, c’est la faim” di Amy Miller (2013, 75 minuti) mostra l’altra faccia degli investimenti globali sul territorio e il loro impatto sull’agricoltura familiare. (lp)

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