30 settembre 2020 ore: 17:05
Società

Torna la Perugia-Assisi per dare voce a chi non ha pace

Domenica 11 ottobre una manifestazione per smuovere le coscienze, per dare voce a chi non ha né aiuti né cure. L'evento sarà promosso dalle associazioni Perlapace e PerugiAssisi
bandiera della pace
ROMA - Una catena umana per la pace e la fraternità. Da Perugia fino ad Assisi, l'11 ottobre uomini e donne manifesteranno a favore dei più deboli e vulnerabili, degli anziani, dei malati, di chi ha perso – o sta perdendo – i propri cari senza poter essergli vicino. 
 
“Sarà una manifestazione sicura”, dichiara Flavio Lotti, coordinatore del comitato promotore dell'evento. “Staremo fermi, distanti ogni due metri, per prenderci cura gli uni degli altri, evitare altri contagi e rispettare le regole anticovid. Ma staremo fermi anche per raccontare la sofferenza di chi è solo, senza lavoro, senza protezione, di chi si trova in difficoltà economiche, di chi si sente smarrito, di quella vasta umanità sofferente che implora la nostra attenzione e il nostro aiuto, di chi non ha né mascherine, né disinfettanti, di chi è privato di qualunque cura”. 
 
Una catena umana lunga 25km, che unirà Perugia ad Assisi, con i manifestanti legati insieme da un filo, legame simbolico di vicinanza, in questo particolare momento storico. L'intento dell'evento è quello di richiamare l'attenzione sui temi quali l'abbandono e la sofferenza in toto: dalle persone con disabilità, a quelle torturate dal morso della fame e dalle malattie, ai bambini che vivono la guerra e l'occupazione militare, agli uomini e le donne nelle mani di dittatori, sfruttatori, carnefici senza coscienza e senza pietà.
 
“Con la manifestazione di domenica diremo chiaro e forte che è tempo di fare pace e di prenderci cura gli uni degli altri e tutti assieme della terra in cui viviamo”, conclude Lotti.  “Sarà un nuovo modo per ringraziare chi sta facendo la propria parte per cambiare le cose che non vanno, dentro e fuori le istituzioni, nel piccolo e nel grande, chi si sta prendendo cura dei malati e dei bisognosi senza distinzioni e disuguaglianze, della nostra salute e della nostra sicurezza, chi lavora mettendo a rischio la propria vita, chi deve prendere le decisioni più difficili”. 
 
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