19 novembre 2020 ore: 11:55
Società

Toscana: diritto alla casa e aiuti ai più fragili, le priorità dell’assessora Spinelli

Intervista alla nuova assessora alle politiche sociali della Regione Toscana. Sulle Rsa: “Ci siamo mossi per avere una più rapida individuazione degli ospiti positivi e per implementare un sistema di tracciamento sociosanitario integrato, tramite App, per una migliore comunicazione e monitoraggio dei dati”
Serena Spinelli

FIRENZE - “Ci siamo mossi per avere una più rapida individuazione degli ospiti positivi e per implementare un sistema di tracciamento sociosanitario integrato, tramite App, per una migliore comunicazione e monitoraggio dei dati. E soprattutto intendiamo attuare una completa separazione degli anziani positivi dai negativi, così da ridurre la possibilità di estensione dell’infezione in un ambito che per sua natura ha caratteristiche volte a favorire la socialità, piuttosto che il trattamento e l’isolamento sanitari”.

E’ questo il piano della neo-assessora al Sociale della Regione Toscana, Serena Spinelli, per prevenire e ridurre i contagi nelle Rsa, uno dei punti maggiormente critici che la pandemia ci sta mettendo di fronte.
“Nel caso di soggetti positivi – ha detto Spinelli a Redattore Sociale - occorre individuare tempestivamente il più adeguato livello di assistenza. La valutazione clinica deve essere svolta dalle Usca (Unità speciali di continuità assistenziale dedicate), in collaborazione con i medici di medicina generale, con una eventuale attivazione degli specialisti come i geriatri, al fine di attivare le risposte più adeguate e la necessaria presa in carico da parte del Servizio sanitario regionale”.

 

Assessora Spinelli, come aiutare le persone sole in casa in questo periodo difficile? Cosa farà la Regione?

La Regione sta già supportando, e dovrà continuare a farlo, tutti i sistemi attivati dai Comuni. Abbiamo un ruolo di programmazione ed è fondamentale mantenere una relazione stretta con chi opera sui territori come le Società della salute, le Zone distretto e i Servizi sociali dei Comuni. In tal senso, siamo al lavoro per l’attivazione di risorse per il sostegno alla spesa alimentare, per il contributo affitti e per l’accesso a servizi domiciliari di assistenza sociale ed educativa. 

 

Molti circoli ricreativi sono chiusi e stanno morendo, peccato perché sono centri di socialità da rivalorizzare. Cosa farete su questo punto?

Da subito abbiamo raccolto l’appello dei Circoli e fatte nostre le loro difficoltà, chiedendo al Governo la loro equiparazione alle attività di bar e di ristorazione, ma senza grande successo. Allora abbiamo cercato, prima dell’istituzione della zona rossa, attraverso un’ordinanza del presidente Giani, di consentire la loro apertura per l’asporto. Poi è arrivata la zona rossa e occorre capire se il provvedimento che abbiamo adottato contrasta o no con il Dpcm.

In ogni caso destineremo anche ai Circoli le risorse che stanzierà il Governo a parziale ristoro delle attività economiche messe in difficoltà dalle restrizioni. Cercheremo di far sì che le risorse stanziate per il Terzo settore possano essere utilizzate anche per le realtà circolistiche e associative che noi riteniamo fondamentali e veri e propri presidi di socialità sul territorio. Proveremo anche a stabilire quali azioni possiamo mettere in essere per loro, in un futuro senza Covid. Credo siano da inserire a pieno titolo in una co-programmazione di interventi di coesione e inclusione sociale.

 

Aldilà della pandemia, quali sono i tre punti principali sui quali baserà il suo mandato?

In primo luogo è necessario avviare una riflessione profonda su tutto il sistema del sociale, coinvolgendo ciascuna delle parti in causa ed evidenziando le criticità per superarle e le eccellenze per diffonderle.

In seconda battuta voglio occuparmi di come fare ad incidere sul diritto all’abitare. E non parlo soltanto di edilizia popolare pubblica. La pandemia ha fatto emergere criticità, insieme alle esigenze di fasce sociali sempre più estese, che si sommano ai precedenti bisogni. Il nostro sistema di welfare ha quindi necessità di essere rafforzato e di fare in modo che le persone possano soddisfare vecchi e nuovi bisogni. E’ quindi mia intenzione avviare su questo una riflessione profonda in direzione di una reale integrazione socio sanitaria.

Terzo, ma non certo meno importante, è il ripartire dal porci una domanda fondamentale: come possiamo riorganizzare il sistema, per dare una risposta, la più individualizzata ed efficace possibile, ai bisogni dei soggetti più fragili? La nostra scelta è quella di mettere al centro le persone e i loro problemi e su di loro calibrare i nostri interventi.

 

Disabilità: le nostre città non sono ancora a misura di disabile anche se tanto è stato fatto. Cosa farete per migliorare l’accessibilità dei luoghi?

Molto è stato fatto ma molto resta ancora da fare. Partiremo da un esame della nostra normativa regionale di settore, dalla legge regionale che risale al 1991, per capire cosa e come dobbiamo cambiare per adeguarla alla mutata realtà. Puntiamo poi ad un approccio integrato al tema dell’accessibilità, evitando episodicità e settorialità. Oltre al necessario abbattimento delle barriere architettoniche, dobbiamo affrontare il tema dell’accessibilità come una componente essenziale della qualità degli insediamenti e delle infrastrutture. E’ questione che non riguarda solo le persone con disabilità, ma la qualità della vita. Riguarda tutti, specie in una società che tende all’invecchiamento. 

 

Carcere: la recidiva è uno dei grandi problemi, segno che il carcere è spesso troppo punitivo e poco rieducativo. Andrà a visitare Sollicciano? Cosa verrà fatto sul tema per creare lavoro per i detenuti?

A Sollicciano sono stata quando ero consigliera regionale, in visita alla parte femminile del carcere. Ci tornerò senz’altro, così come intendo visitare altri istituti della nostra regione.

Ciò detto, la Regione sta già svolgendo politiche attive rispetto all’inserimento lavorativo. Voglio continuare a lavorare su questo e per questo. Vogliamo svolgere un ruolo di connessione di tutte le politiche sul carcere, per avere un approccio integrato rispetto ai diversi interventi, anche regionali, per il reinserimento lavorativo, ma anche per la formazione, per la cultura e per la salute. Anche in questo caso serve un approccio integrato, che io cercherò di attivare, in collaborazione con i miei colleghi di Giunta. Dobbiamo riuscire a mettere a sistema le varie azioni che portiamo avanti. L’alto tasso di recidiva, purtroppo, evidenzia come le carceri continuino a faticare ad assolvere al loro compito più importante, quello individuato dalla Costituzione della rieducazione del condannato e del suo reinserimento nella società. E’ una criticità che dobbiamo superare e per farlo serve incrementare le possibilità legate al lavoro e alla formazione e per l’accesso alle misure alternative alla detenzione in carcere. 

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