11 febbraio 2015 ore: 14:54
Immigrazione

Tragedia del mare, l'Europa scarica Triton. E bussa alle casse degli stati

Dopo i 300 morti del naufragio al largo delle coste libiche, definito dal Commissario dei diritti umani del Consiglio d'Europa Nils Muiznieks "un'altra tragedia prevedibile". E ha aggiunto: "L'Ue ha bisogno di un sistema di 'Ricerca e Soccorso' efficace"
Sbarchi. Tragedia di Lampedusa. Scarpe

_ BRUXELLES - "Frontex non è un sistema europeo di guardie di frontiera, se ne vogliamo uno dovremo costruirlo". Questa la prima reazione della Commissione europea affidata alle parole della portavoce Natasha Bertaud, in seguito alla notizia del naufragio di altri 203 migranti nel Canale di Sicilia. Il Commissario dei diritti umani del Consiglio d'Europa, il lettone Nils Muiznieks, l'ha definita "un'altra tragedia prevedibile di migranti nel Mediterraneo". E ha aggiunto una stilettata: "L'Unione europea ha bisogno di un sistema di 'Ricerca e Soccorso' efficace. Triton non soddisfa questa esigenza".

"Se vogliamo parlare in maniera costruttiva di questo tema - ha sottolineato Bertaud - dobbiamo parlare anche dei finanziamenti necessari. Solo 90 milioni di euro all'anno, che è il budget di Frontex, non possono assolvere al compito di salvaguardare le frontiere comuni dell'Unione europea". Per questo la Commissione europea vuole che siano investite più risorse tra gli Stati Membri. Bertaud ha confermato l'idea di intensificare i rapporti tra l'Ue, gli Stati Membri e i Paesi dai quali i migranti intraprendono viaggi in condizioni estreme. "Per rinforzare il lavoro di Frontex, seguendo l'agenda europea per la migrazione, dobbiamo lavorare con gli Stati membri e i Paesi di origine e di transito dei migranti, per istituire canali legali e far sì che non si trovino in barche che affondano in mare aperto. Abbiamo già accordi con Paesi in Africa e del Mediterraneo e dobbiamo intensificare questi rapporti".  "Un sistema di pattugliamento delle frontiere - ha indicato Natasha Bertaud - è una possibilità che è stata già esplorata e che la Commissione europea  sta portando avanti. Ora è in corso uno studio di fattibilità su questo e aspetteremo i risultati". Come evitare al più presto il ripetersi di queste tragedie? "Questa sfida comune può essere affrontata solo con uno sforzo comune della Commissione europea e degli Stati Membri lavorando insieme".

Sull'agenda europea per la migrazione Bertaud ha informato che "il collegio dei Commissari terrà il primo dibattito di orientamento sull'agenda europea sulla migrazione all'inizio di marzo".
"L'Europa oggi non ha i mezzi, né evidentemente la volontà politica, di mettere in atto una strategia per il soccorso in mare", ha tuonato Christopher Hein, direttore del Consiglio Italiano per i Rifugiati (Cir). "L'Agenzia Frontex - ha aggiunto Hein - si occupa del controllo delle frontiere, sono i poliziotti d'Europa, non hanno come missione certamente quella del salvataggio. Chiediamo che l'Europa si muova, modifichi il Regolamento di Frontex includendo la ricerca e salvataggio in mare, o si doti di un'Agenzia specifica che abbia questo obiettivo. L'Unione Europea non può richiamare solamente la responsabilità degli Stati membri".

"È una questione di vita o di morte e l'Unione europea deve impegnarsi a salvare vite umane", ha detto Michael Diedring, segretario generale del Consiglio europeo per i rifugiati. "Siamo sconvolti dalla notizia di oltre 300 persone che si temono morte nel Mediterraneo. Purtroppo, la nostra posizione deve essere la stessa già espressa nel 2013, quando più di 300 persone morirono al largo di Lampedusa. Persone in fuga da guerre e persecuzioni hanno intrapreso questi viaggi pericolosi per la vita perché non ci sono mezzi sicuri e legali per loro di raggiungere l'Europa. I rifugiati continueranno a mettere le loro vite a rischio finché non avranno altro modo per raggiungere un luogo sicuro".

© Copyright Redattore Sociale