23 maggio 2020 ore: 00:00
Immigrazione

Tragedia Moby Zazà, il Garante chiede spiegazioni al ministero: “Vicenda va chiarita”

Mauro Palma, Garante delle persone private della libertà scrive al Viminale per capire cosa è successo sulla nave quarantena. E spiega: “Vogliamo capire se alle persone viene fornito supporto psicologico e se sono assicurati i diritti essenziali”
La nave Moby Zazà

La nave Moby Zazà

ROMA - La notte fra il 19 e il 20 maggio, un ragazzo di origine tunisina, di 28 anni, si è gettato dal ponte della nave Moby Zazà, dove insieme ad altre 120 persone e 23 operatori della Croce Rossa italiana stava trascorrendo la quarantena. L’utilizzo delle navi (prima la Rubattino e ora la Moby Zazà) per il periodo finestra di 14 giorni, per rilevare possibili contagi da coronavirus, ha già suscitato diverse polemiche nelle scorse settimane. Ci si chiede, come hanno fatto le ong in una nota congiunta se sia davvero necessario far passare il periodo di vigilanza su un’imbarcazione e non a terra, in un centro attrezzato. Un’interpellanza parlamentare è stata presentata dal deputato di + Europa Riccardo Magi, per chiedere anche che siano chiariti i profili di legittimità della misura.

Dopo la morte del ragazzo tunisino a chiedere spiegazioni è anche il Garante delle persone private della libertà, Mauro Palma, che il 21 maggio ha inviato una lettera al ministero dell’Interno. “Dal  punto di vista sanitario, che sia in  campo la Croce Rossa internazionale ci tranquillizza, ma quello che intendiamo capire è se sia stato fornito anche supporto psicologico alle persone - spiega a Redattore Sociale -.  Si tratta di migranti che scappano da situazioni di guerra ed abusi, per questo il supporto psicologico è fondamentale. Vogliamo sapere se alle persone siano state date tutte le informazioni necessarie, in relazione alla loro condizione, attraverso l’impiego anche di mediatori culturali, e se siano stati messi a conoscenza dei loro diritti. La situazione psicologica dei migranti non può essere scissa dalle informazione che vanno loro fornite - aggiunge -. Presuntivamente hanno tutti diritto di chiedere asilo. Non è mia intenzione mettere in discussione la necessità della quarantena, che ha una sua giustificazione, anche se penso che si possa fare a terra, ma capire cosa è successo”. 

Per Palma aver dichiarato tramite decreto che l’Italia è un porto non sicuro solleva non poche perplessità, ma la questione ora è capire se siano assicurati i diritti essenziali alle persone che arrivano via mare nel nostro paese: “i migranti si trovano su una nave, che è territorio italiano e su cui l’Italia ha giurisdizionale, quindi potrebbero anche lì chiedere asilo”. “Dal punto di vista non della responsabilità specifica, ma politico ed etico, il fatto che delle persone siano tenute su una nave e che si arrivi a un gesto disperato, va sicuramente chiarito”. Inoltre per il Garante una volta finiti i 14 giorni di osservazione  i migranti devono essere subito trasferiti sulla terraferma: “Le procedure vanno accelerate, si può già lavorare nel periodo della quarantena, che non è un tempo vuoto - aggiunge -. Così da agevolare un rapido transito successivamente, non è pensabile che quando scenderanno si debba ricominciare come se fossero appena approdati”.

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