11 dicembre 2014 ore: 16:50
Società

Transessuali, il Mit: “Cambiare nome e sesso anagrafico anche senza intervento chirurgico”

Sensibilizzare le persone e cambiare la legge che disciplina le regole per riconoscere il cambiamento di sesso. È la campagna “Un altro genere è possibile” lanciata a Bologna dal Mit, Movimento d’identità transessuale, insieme a Cheap
Christian Leonardo Cristalli Manifesto contro violenza di genere

Foto: Christian Leonardo Cristalli

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Manifesto contro violenza di genere

BOLOGNA - “E allora bisturi per seni e fianchi e una vertigine di anestesia finché il mio corpo mi rassomigli sul lungo mare di Bahia”, così cantava nel 1996 Fabrizio De Andre nella canzone “Prinçesa”. Nato uomo, Fernandino, sognava di essere donna e così vivere la sua vita. Un tema, quello del cambio d’identità che in Italia interessa più di 55 mila persone e su cui è improntata la campagna “Un altro genere è possibile” realizzata in questi giorni dal Mit, Movimento d’identità transessuale, insieme a Cheap (progetto indipendente di street art), con l’obiettivo di sensibilizzare e coinvolgere tutti a una battaglia di civiltà. In alcune bacheche, in giro per Bologna, sono comparsi diversi cartelloni in cui si descrivono le difficoltà che molte persone transessuali incontrano. Dal trovare un lavoro all’accedere ai servizi, e tutto perché un documento può creare confusione tra ciò che appare e ciò che risulta sulla carta. “Non tutti vogliono o possono fare un intervento chirurgico – dice Porpora Marcasciano, presidente del Mit, Movimento d’identità transessuale – molti chiedono semplicemente di cambiare i propri dati anagrafici. Ma nel nostro Paese questo non è una cosa semplice e per poterlo fare l’unica strada è quella di sottoporsi a un intervento. Ciò che è sbagliato è togliere la scelta e imporre una vera e propria sterilizzazione”.

Foto: Christian Leonardo Cristalli
Manifesto contro violenza di genere 2

A disciplinare la materia la legge 164 del 1982 sulla quale, fino a oggi, pur non prevedendolo espressamente, molti giudici, attraverso una sua interpretazione, hanno autorizzato il cambio di dati solo se in presenza di un reale cambiamento fisico. “Già da qualche anno, però, si sono avute decisioni contrarie – continua Porpora – penso a quelle del tribunale di Rovereto e di Roma, dove è stato riconosciuta la possibilità di cambiare nome sui documenti senza fare un intervento”. Da ciò è partita l’idea, attraverso la rete di legali del Mit, di invitare chi voglia chiedere di cambiare i propri dati a fare istanza nei diversi tribunali d’Italia. “Quello che è avvenuto fino a oggi in Italia è una violazione dei diritti umani – dice Antonella Ceccarelli, del Mit – ecco perché abbiamo deciso di dare un impulso al cambiamento della legge attraverso il ricorso ai tribunali. In questo modo speriamo che il Parlamento si renda conto di questa situazione e si decida a discutere su una delle proposte che sono state presentate, ma che sono ferme da troppo tempo”.

Cambiare identità, come cambiare sesso è un percorso molto complesso che richiede un lungo periodo in cui si incontrano psicologi e medici. Per fare questo percorso ci si rivolge a centri specializzati che in Italia sono gestiti dal Mit e delle singole Ausl. “In Emilia-Romagna dal 1994 fino a oggi sono state 950 le persone che si sono rivolte a noi – racconta Porpora – Quando si decide di cambiare sesso ci vogliono minimo sei mesi in cui si tengono incontri con psicologi ed esperti per valutare tutti gli aspetti di una persona. Non è una cosa semplice”. Dopo aver concluso il proprio percorso personale la decisione finale è se sottoporsi o meno all’operazione oppure mantenere i propri genitali esprimendo la propria identità sessuale in maniera differente. Ma è proprio qui che sorgono i problemi: se da un lato una persona sa chi è diventato, riconoscendosi nella propria immagine, per il pachidermico sistema burocratico, troppo spesso restio ai cambiamenti della società, una persona è ciò che dice un pezzo di carta. (Dino Collazzo)

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