9 dicembre 2014 ore: 14:43
Società

Transgender, l'Italia tra i primi in Ue per atteggiamenti discriminatori

Analisi dell'Agenzia europea Fra. L’Italia, insieme con l’Ungheria, è il paese dove le persone transgender si sentono più discriminate. Il nostro è anche il secondo paese per quanto riguarda l'utilizzo, da parte di politici, di una retorica e di un linguaggio offensivo contro i transessuali
Susannah Irlanda/eyevine/Contrasto Trans, lgbt, cartello colorato con scritta EQUAL

Foto: Susannah Irlanda/eyevine/Contrasto

ROMA - L’Italia, insieme con l’Ungheria, è il paese dove le persone transgender si sentono più discriminate. A rilevarlo è una nuova relazione, “Essere trans nell’Unione Europea, un’analisi comparativa” pubblicata oggi dalla FRA (Agenzia Europea per i Diritti Fondamentali), che riporta i risultati di un sondaggio condotto in tutta l’Ue. Infatti, ben l’81% degli intervistati ha dichiarato  di sentire la discriminazione per il fatto di essere trans molto forte nel nostro paese, rispetto a una media europea del 59%, e con l’Olanda, il Lussemburgo e la Repubblica Ceca che risultano come i paesi in cui la discriminazione nei confronti delle persone transgender si fa sentire in modo minore. L’Italia è anche il secondo paese per quanto riguarda la percezione dell’utilizzo, da parte dei politici, di una retorica e di un linguaggio offensivo contro i transessuali (il 51% ha rilevato una tale tendenza, peggio solo la Lettonia col 58%).
E un’altro record negativo dei transgender italiani è quello che riguarda l’atmosfera positiva a scuola, per cui si registra in Italia il livello minimo insieme a Estonia e Portogallo.

- Ma la situazione non è più rosea se allarghiamo lo sguardo in tutta l’Ue: i trans non solo subiscono spesso violenza per il fatto di essere come sono, ma oltre due intervistati su cinque hanno dichiarato che gli episodi di violenza si sono ripetuti diverse volte nell’anno precedente al sondaggio. Un tale dato è indicativo, secondo la FRA, del bisogno di norme specifiche sia a livello europeo che a livello di Stati membri, pensate appositamente per combattere l’omofobia nei confronti dei transgender.

Un terzo dei trans ha dichiarato di avere paura a vestirsi in modo da esprimere apertamente la propria identità sessuale per il timore di essere attaccato o aggredito, e la metà dei transgender intervistati ha detto di evitare posti pubblici come piazze, strade e parcheggi. Quasi un trans su cinque, poi, ha confessato di non dichiarare apertamente i famiglia o a casa di essere transessuale.

Già detto dell’atmosfera particolarmente negativa per i trans nelle scuole italiane, la discriminazione non si ferma a livello scolastico ma riguarda molto anche il mondo del lavoro: in Europa, per esempio, un trans su tre ha detto di aver subito discriminazione nella ricerca di un impiego. E più i trans vengono da ceti sociali meno elevati, più sono discriminati: c’è, in pratica, secondo il sondaggio FRA, una diretta proporzione fra essere discriminati ed essere una persona a basso reddito, giovane o disoccupata.

Il rapporto contiene indicazioni anche su quello che gli Stati membri dovrebbero fare per migliorare la situazione delle persone transgender perché, come si rileva nello studio, se si agisce è possibile ridurre la discriminazione. Il primo e più importante suggerimento che la relazione fornisce è quello di facilitare, in tutti i paesi, per chi lo volesse, , il riconoscimento legale della propria identità sessuale senza dover per forza ricorrere a interventi medici o, ad esempio obbligare la persona a divorziare, in caso sia sposata. (Maurizio Molinari)

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