16 ottobre 2024 ore: 17:32
Immigrazione

Trieste, dopo chiusura ex Silos "in 120 all'addiaccio"

Schiavone (Ics):"Le autorità avevano promesso che la chiusura dell'ex Silos avrebbe rappresentato un cambio rispetto alla vergogna che ha ricoperto Trieste per anni"

ROMA- "Le autorità avevano promesso che la chiusura dell'ex Silos avrebbe rappresentato un cambio rispetto alla vergogna che ha ricoperto Trieste per anni, e quindi la strutturazione di un sistema per la prima accoglienza, sia per i transitanti, sia per i richiedenti asilo. Nessuna dei due è avvenuta. In particolar modo per i transitanti non c'è stato alcun intervento, anzi, c'è il rifiuto sistematico e tenace di fare qualsiasi cosa. Oramai è dichiarato che non si vuole intervenire, si vuole lasciare le persone in strada".

Così Gianfranco Schiavone, presidente dell'Ics-Consorzio italiano di solidarietà, la principale Onlus triestina per l'assistenza ai richiedenti asilo e migranti, che insieme alle associazioni Donk (assistenza sanitaria), International Rescue Comitee (Irc) e la Diaconia Valdese denuncia gli effetti della chiusura dell'ex Silos, tre mesi fa. Ovvero una nuova situazione di crisi che vede 100-120 persone dormire ogni giorno all'addiaccio nei dintorni della Stazione Ferroviaria e piazza Libertà.

"Per quello che riguarda i richiedenti asilo, che per legge nazionale ed europea hanno diritto all'immediata collocazione in accoglienza - continua Schiavone-, abbiamo assistito al mancato raddoppio dei posti all'ostello Scout di Campo Sacro, dove c'è stata la ridicola vicenda dei moduli abitativi, portati e portati via perché 'non resistenti al vento'; le fognature non state riparate. E quindi siamo in una situazione in cui i richiedenti asilo rimangono in strada per periodi di 10-20 giorni in attesa di entrare nell'accoglienza, ma che non hanno dove ripararsi".

E' vero che vi è stato un calo degli arrivi nei primi 8 mesi del 2024, evidenzia Alessandro Papes di Irc, "non il -77% evidenziato da Frontex per la rotta balcanica, né il -50% sostenuto dal ministero dell'Interno per merito della sospensione di Schengen". Gli arrivi a Trieste fino a settembre sono stati circa 10mila, di cui 7-8mila solo in transito, contro rispettivamente 16mila arrivi di cui 10mila in transito per tutto il 2023.

Ogni mese arrivano a Trieste circa 55 persone, aggiunge Giulio Zeriali della Diaconia Valdese, ma solo 10 rimangono a Trieste. Della cifra complessiva 21% sono famiglie, 19% minori non accompagnati e 3% donne sole, considerate categorie fragili quindi bisognose di sistemazione immediata. Situazione che sarebbe possibile, poiché la Prefettura ha attivato 2 trasferimenti settimanali in altre regioni per totali 60 persone, se ci fosse l'accoglienza di bassa soglia, ovvero proprio quei 70 posti in più che non sono stati attivati nel centro di Campo Sacro.

Le associazioni si appellano quindi alla città perché qualcuno, anche imprese, conceda uno spazio al pianterreno nella zona della stazione da adibire a dormitorio di emergenza in vista della fine della stagione temperata. "Vogliamo forse permettere che nel 2024 a Trieste vi siano morti assiderati da raccogliere la mattina insieme alla spazzatura?", si chiede provocatorio Schiavone.

Intanto un insieme di associazioni triestine ha attivato raccolte di coperte, sacchi a pelo, teli salvavita, cibo e anche soldi, ma che arrivano per lo più da fuori regione, fanno sapere da Linea D'Ombra, associazione di volontari che fornisce pasti e prime cure mediche alle persone in strada.

Persone tra le quali "aumentano le patologie da freddo, mal di schiena, e stress poiché costrette a dormire per terra, sull'umido", spiega Francesco Zanuttin di Donk, associazione che attiva per 5 giorni a settimana un ambulatorio medico nel centro diurno di via Udine.

"E sarà sempre peggio- continua-, perché queste persone non hanno un luogo dove ripararsi, dove stare al caldo per poter curarsi. Oltre allo stress per queste condizioni, tante persone che assistiamo soffrono di stress post-traumatico, per le violenze subite lungo la rotta balcanica, soprattutto per mano della polizia in Turchia, Grecia, Bulgaria e Croazia. Eppure- aggiunge Zanuttin- quando queste stesse persone si presentano per la visita in ambulatorio, arrivano in condizioni igieniche impeccabili e con vestiti puliti. La cura della igiene personale sembra per loro una forma di reazione alle condizioni precarie in cui sono costretti", conclude.

(DIRE)
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