20 maggio 2015 ore: 10:11
Salute

Tso per i disturbi alimentari: presentata alla Camera la proposta di legge

In Italia 100 mila casi di anoressia e bulimia. Il 5% muore per complicanze organiche. La normativa vigente non permette di intervenire sui casi oppositivi. Ora si discute un’integrazione alla legge, perché il trattamento sanitario obbligatorio per la nutrizione sia fornito dal Ssn
Anoressia: piatto con peperone e mani bloccate da centimetro - SITO NUOVO

ROMA - Un’integrazione alla legge n. 883 del 1978 affinché ai disturbi del comportamento alimentare venga riservata una regolamentazione specifica. La proposta della deputata Sara Moretto del Partito Democratico è stata presentata ieri pomeriggio alla Camera dei deputati e intende colmare una normativa che equipara  anoressia e bulimia ad una qualsiasi altra patologia psichiatrica. Attualmente una delle tre condizioni previste per l’applicazione di un trattamento sanitario obbligatorio è che il paziente manifesti alterazioni psichiche tali da richiedere urgenti interventi terapeutici. Una condizione che tende a non verificarsi nei pazienti affetti da disturbo del comportamento alimentare. 

Il motivo urgente dell’ospedalizzazione è invece più spesso costituito dalla grave compromissione fisica. Come ha spiegato Pierandrea Salvo, consulente tecnico della proposta di legge “Sono centomila le persone in Italia affette da disturbi alimentari, e il dieci percento di queste muore nel corso di una malattia che, tra  tutte le patologie psichiatriche, rappresenta la percentuale più alta. Nel cinquanta percento dei casi la causa del decesso è determinata da complicanze organiche che, anche in stato avanzato, sarebbero facilmente curabili”. Nella pratica clinica, quando questi  si oppongono ai suddetti trattamenti non vi è la possibilità di disporre una misura obbligatoria. 

“Anche nei casi in cui questo venga disposto- aggiunge Salvo-  i servizi psichiatrici di diagnosi e cura non risultano dotati di competenze nutrizionali, mentre i reparti internistici non sono dotati delle necessarie misure di sicurezza e delle competenze adeguate alla gestione di pazienti oppositivi”. L’altra mancanza che l’art. 34bis andrebbe a colmare  riguarda la funzione tutelativa garantita dal TSO e rivolta soprattutto ai minorenni, impossibilitati ad esercitare una loro volontà. “Succede spesso che vengano ricoverati e intubati per mesi in reparti di ortopedia o neuropsichiatria infantile senza mai accedere a terapie riabilitative”. 

Nelle testo proposto dalla deputata Moretto il trattamento sanitario obbligatorio per la nutrizione dovrebbe essere fornito dal Servizio Sanitario Nazionale, nelle strutture pubbliche di tutta Italia e gestito da una équipe multi professionale includente almeno psichiatri, esperti in nutrizione clinica e pediatri. Per ricominciare a mangiare dopo mesi di alimentazione forzata, e perché il paziente venga messo nelle condizioni di avviare una terapia, è necessaria una equipe medica competente sulla specificità del disturbo e sulle compromissioni organiche che ne derivano. 

A sostegno dell’iniziativa legislativa il Coordinamento nazionale disturbi alimentari composto da associazioni di volontariato istituitesi spontaneamente tra ex-pazienti e familiari di sei regioni italiane. A rappresentarli Giuseppina Poletti: “Alcuni di loro hanno rischiato la vita o hanno perso dei familiari perché non sapevano quale reparto poteva accoglierli. La modalità di cura a questo tipo di disturbi non si può improvvisare secondo la fase di acuzie di chi arriva. È necessario che ogni reparto psichiatrico disponga di uno spazio e una equipe multidisciplinare già pronti e definiti in partenza”. (Valeria Calò)

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