28 giugno 2023 ore: 13:37
Società

Tunisia, crisi dei diritti umani: appello di quattro organizzazioni all'Onu

Amnesty International, Human Rights Watch, International Commission of Jurists e International Service for Human Rights hanno sollecitato il Consiglio dei diritti uman a occuparsi del deterioramento della Tunisia: “Dal febbraio 2023 sono almeno 48 le persone arrestate e indagate, in assenza di prove credibili di qualsiasi reato, per la loro opposizione politica”
Amnesty International tunisia violenze

ROMA - Amnesty International, Human Rights Watch, International Commission of Jurists e International Service for Human Rights hanno sollecitato il Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite, la cui 53ma sessione è in corso, a occuparsi del deterioramento della situazione dei diritti umani in Tunisia. In particolare, le quattro organizzazioni per i diritti umani hanno chiesto al Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite di premere sulle autorità tunisine affinché pongano fine al giro di vite nei confronti del dissenso pacifico e della libertà d’espressione, annullino le accuse nei confronti di coloro che sono sotto processo solo per aver esercitato pacificamente i loro diritti umani e li scarcerino, avviino un’indagine imparziale, esaustiva, indipendente e trasparente sull’ondata di violenza contro migranti, richiedenti asilo e rifugiati dell’Africa subsahariana, processino i presunti responsabili e forniscano riparazione e accesso alla giustizia alle vittime delle violazioni dei diritti umani.

Negli ultimi due anni la situazione dei diritti umani in Tunisia è significativamente peggiorata. Le garanzie sull’indipendenza del potere giudiziario sono state annullate, giudici e pubblici ministeri sono stati arbitrariamente licenziati e l’esecutivo ha interferito sempre più nei procedimenti penali. Avvocati vengono processati solo per aver svolto le loro attività professionali e per l’esercizio del loro diritto alla libertà d’espressione.

Dal febbraio 2023 sono almeno 48 le persone arrestate e indagate, in assenza di prove credibili di qualsiasi reato, per la loro opposizione politica o per aver criticato il presidente tunisino Kais Saied. Sono accusati di cospirazione contro lo stato, minaccia alla sicurezza nazionale e, in almeno 17 casi, di reati di terrorismo ai sensi della legge antiterrorismo del 2015.

Inoltre, col pretesto di “contrastare reati riguardanti i sistemi dell’informazione e della comunicazione”, che il Decreto legge 54 punisce con pene fino a 10 anni di carcere e multe elevate, almeno 13 tra giornalisti, oppositori politici, avvocati, difensori dei diritti umani e attivisti sono sotto indagine e potrebbero essere rinviati a processo.

Il 23 giugno Volker Turk, Alto commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati, ha chiesto alle autorità tunisine di porre fine alle limitazioni alla libertà di stampa e alla criminalizzazione dei giornalisti indipendenti.

 

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