18 maggio 2012 ore: 12:24
Immigrazione

Tunisini scomparsi. Comitato diritti umani Tunisia: “Non c’è volontà politica di chiarire la vicenda”

Parla Mohieddine Cherbib: “è un caso emblematico: il problema è nella gestione dei flussi. Bisognava fare subito un’inchiesta precisa e puntuale per capire cosa fosse successo”. E aggiunge: “Sia che siano vivi, sia che siano morti le famiglie devono saper
Eleonora Camilli/Redattore sociale Protesta dei parenti dei tunisini scomparsi - 30 marzo 2012

Protesta dei parenti dei tunisini scomparsi - Roma, 30 marzo 2012

ROMA – Nel corso del suo secondo giorno di visita a Tunisi, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha incontrato anche alcuni familiari dei ragazzi tunisini scomparsi nel tentativo di raggiungere l’Italia. Il capo dello Stato ha detto ieri ai padri e alle madri dei migranti che il nostro paese farà il possibile per cercare notizie e capire cosa sia successo. Ma la vicenda dei tunisini dispersi da ormai più di un anno è ancora molto complessa: non c’è solo da chiarire che fine abbiano fatto queste persone ma anche eventuali responsabilità istituzionali. Lo sottolinea a Redattore sociale Mohieddine Cherbib del Comitato per il rispetto delle libertà e dei diritti umani in Tunsia, che in questi giorni è in Italia per partecipare a un convegno promosso dal Cir (Consiglio italiano rifugiati) e da Emhrn (Euro- Mediterranean huma ricghts network).

“Si tratta di una vicenda molto complessa e delicata. Ci sono circa 600 famiglie che da un anno non hanno ricevuto alcune segnale da parte dei propri figli – spiega Cherbib -. Alcuni di loro pensano che siano arrivati qui in Italia, in particolare quelli che viaggiavano sulle due imbarcazioni partite il 27 e 29 marzo del 2011. Ma a oggi non sanno niente della loro sorte. È evidente che c’è un problema nella gestione dei flussi migratori: è un caso emblematico e rivelatore”. Secondo Cherbib, infatti, il problema è nella governance ma anche e soprattutto nella “scarsa volontà politica di risolvere la questione”. “Bisognava fare subito un’inchiesta precisa e puntuale per capire cosa fosse successo – aggiunge – non ci si può muovere ora a distanza di un anno. Anche le impronte digitali per il confronto sono arrivate con molto ritardo. I mezzi ci sono per chiarire la vicenda, non si capisce se ci sia la volontà politica di farlo”.

Tra le varie ipotesi sulla sorte dei ragazzi scomparsi, quella che siano arrivati nel nostro paese e siano stati identificati e portati in qualche Cie. In questo caso, attraverso le impronte digitali (obbligatorie per i documenti di identità in Tunisia e che sono state fornite al nostro paese) dovrebbero essere identificati. Ma non si spiegherebbe perché in tutto questo tempo nessuno di loro abbia chiamato la famiglia per rassicurarla sull’esito del viaggio. C’è poi chi pensa che una volta giunti in Italia, i ragazzi abbiano fornito false generalità e siano scappati in altri paesi dell’Unione. Infine, l’ipotesi peggiore, è che abbiano fatto naufragio in mare. “Sia che siano in vita, sia che siano morti in mare, le famiglie devo avere delle risposte certe – conclude - . Non si possono lasciare con questo terribile dubbio”. (ec)
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