6 luglio 2022 ore: 17:20
Società

Turchia, Yildiz (Arrested lawyers): Draghi debole e reticente

L'organizzazione monitora le violazioni compiute a danno di avvocati e magistrati. "Ad Ankara accuse di terrorismo per un tweet o perché si è abbonati a un certo giornale"

ROMA - "La debolezza e reticenza del premier Draghi sulle violazioni che la Turchia di Erdogan compie sulla minoranza curda e sui diritti umani della popolazione in generale sono un incoraggiamento a proseguire su questa strada di abusi: in Turchia si può finire in carcere con l'accusa di terrorismo solo per aver pubblicato un tweet, o perché si è abbonati a un certo giornale, o perché è stata ricevuta una chiamata da un numero sconosciuto". Ne è convinto Ali Yildiz, fondatore e presidente di Arrested Lawyers Initiative, organizzazione che monitora le violazioni compiute a danno di avvocati e magistrati in Turchia.

Di recente l'organismo ha stimato che dal 2016 a oggi 529 avvocati sono stati condannati al carcere per un totale 3.242 anni, ossia circa sei anni di reclusione in media ciascuno.

L'agenzia Dire lo contatta telefonicamente per commentare la recente visita del primo ministro Mario Draghi ad Ankara, dove col presidente Recep Tayyip Erdogan si è parlato della stabilità di Libia e Mediterraneo, di migranti e del dossier Ucraina e corridoio del grano. Un colloquio importante dato il momento storico, che si lascia alle spalle le tensioni diplomatiche tra Italia e Turchia sorte nell'aprile del 2021, quando Draghi definì Erdogan "un dittatore" dopo che la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen era stata lasciata in piedi a seguire il vertice ad Ankara tra il capo dello Stato e il presidente del Consiglio Ue Charles Michel.

La visita ha tuttavia attirato critiche su Draghi, che non ha menzionato le accuse di repressione a danno della società civile turca ma soprattutto la questione curda: in cambio dell'ingresso nella Nato, Erdogan ha ottenuto da Svezia e Finlandia la possibilità dell'estradizione di decine di esuli curdi che in quei Paesi avevano ottenuto l'asilo politico.

Secondo il presidente di Arrested Lawyers, "nel corso del primo vertice tra i due Paesi dal 2012 sono stati stati firmati nove accordi, e già l'Italia figura come il quarto partner commerciale della Turchia. È deplorevole che il primo ministro italiano si sia mostrato debole e reticente e che non abbia menzionato le pressioni sul partito di opposizione Hdp", minacciato dalle autorità di Ankara di chiusura per presunti rapporti col Partito curdo dei lavoratori (Pkk), ritenuto un movimento terrorista. Decine di esponenti politici hanno ricevuto una messa al bando per cinque anni da ogni incarico pubblico, mentre nel 2019 molti sindaci vennero sollevati dall'incarico per aver manifestato posizioni a favore della minoranza curda.

Per Ali Yildiz il problema sono "le leggi sull'antiterrorismo, eccessivamente vaghe, e la magistratura controllata dall'esecutivo", e così "centinaia di migliaia di persone vengono perseguite penalmente per presunta appartenenza a un'organizzazione terroristica, non per azioni concrete ma per il sospetto di quello che avrebbero potuto fare". Un cittadino, continua il presidente di Arrested Lawyers Initiative, potrebbe andare incontro a beghe giudiziarie "per aver pubblicato un certo tweet o per aver letto un determinato libro o essere abbonato a un certo giornale. Addirittura una telefonata ricevuta da un numero sconosciuto può essere considerata la prova di attività terroristiche", sufficiente affinché "i pubblici ministeri turchi emettano atti d'accusa e i tribunali spicchino una condanna per terrorismo".

Secondo un rapporto del Consiglio d'Europa, su un totale di 30.524 detenuti condannati per terrorismo nei 47 Stati membri, 29.827 si trovano nelle carceri turche. Un recente report in cui Arrested Lawyers, in collaborazione con la Federazione italiana diritti umani (Fidu), ha denunciato l'uso delle leggi sull'anti-terrorismo come strumento per reprimere il dissenso in Turchia è stato citato nel corso della 50esima sessione del Consiglio sui diritti umani delle Nazioni Unite, in corso dal 13 giugno fino a venerdì prossimo. (DIRE)

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