Ucciardone, il cappellano: "Il sistema non funziona. Si respira sofferenza e umiliazione"
Foto di Eligio Paoni
PALERMO - Aumentare le misure alternative al carcere soprattutto per i reati piccoli e attivarsi per i progetti di reinserimento sociale. Sono queste le misure su cui si dovrebbe lavorare secondo fra’ Carmelo Tonino Saia, cappellano da 4 anni del carcere Ucciardone di Palermo. Un impegno che non è soltanto spirituale, ma anche di quotidiana solidarietà. Sono oltre 500 i detenuti presenti nella casa circondariale. Tra loro circa 200 hanno situazioni economiche e familiari molto difficili e vivono una forte solitudine. Ad ascoltarli ogni giorno c’è proprio il frate cappuccino che, con la sua presenza, ha avvicinato il carcere al territorio e viceversa. Fra’ Carmelo Tonino Saia, a volte, si dedica anche ai giochi di prestigio specialmente per portare un sorriso ai figli dei detenuti con il nome d’arte di “Mago Anawim”. Parola ebraica che si traduce con "poveri", il “mago dei poveri”.
“In carcere lavori con un equilibrio di relazioni molto delicato in cui la sensibilità e la suscettibilità delle persone che hai attorno è notevole – dice -. Quando mi fanno leggere certe lettere commoventi dedicate ai loro cari, capisci che c’è un mondo interiore che soffre per cui occorrerebbe trovare le strade per lenirlo”. “Il sistema carcere non funziona - sottolinea il cappellano - . Oggi il detenuto viene condannato per reati che potrebbero richiedere altri percorsi educativi non necessariamente di tipo reclusivo. Andrebbero incentivati i progetti rieducativi più dignitosi per la persona. Il carcere abbrutisce e fa peggiorare la persona. Tra le sofferenze forti c’è quella di chi non riesce a prendere il permesso premio perché non ha una casa e non sa dove andare. Dobbiamo chiederci sempre cosa abbiamo fatto noi per evitare che si verificassero certe situazioni. Inoltre c’è il dramma del dopo carcere. Ricordo il grido di una mamma preoccupata una volta che il figlio usciva dal carcere di quello che avrebbe fatto. L’angoscia per il fuori è molto forte”.
Distribuite per tutta la casa circondariale ci sono sei cappelle, una per ogni sezione dove si celebrano le funzioni religiose. In alcune cappelle la Caritas ha provveduto all’acquisto dell’arredo sacro. A breve è prevista l’inaugurazione della cappella centrale il cui restauro è avvenuto sempre con il contributo economico della Caritas. “Creare momenti di raccoglimento e preghiera in ogni sezione è importante – riferisce fra’ Carmelo -. Spesso il detenuto rinuncia ad un’ora d’aria per dedicarsi alla preghiera. Ogni giorno mi reco in una sezione, parlando con i detenuti e quando ascolto o vedo qualcuno che soffre più degli altri chiedo se vuole avere un colloquio mentre, altre volte, sono loro stessi a chiedermelo - racconta il cappellano -. Per l’80% svolgo colloqui di sostegno morale e solo il 20% di questi sono a carattere religioso. Arrivo ad avere anche quattro colloqui al giorno in cui mi viene raccontato di tutto: dai problemi economici a situazioni più delicate e anche più pesanti sia di salute fisica o mentale oppure familiare. L’impatto con la sofferenza di queste persone è molto forte. In carcere si respira sofferenza e umiliazione. Si tratta di un ambiente disumano, un mondo dove il giusto è sbagliato e lo sbagliato è giusto”.
“Diversamente dal Pagliarelli non c’è una cappella grande ma tante piccole. Chiedo alla curia che mi affianchi presto un diocesano permanente perché gestire tutto da solo è molto impegnativo. Quando mi dedico a qualcuno di una sezione tralascio automaticamente tutte le atre. Tra sabato e domenica celebro una messa per ognuna delle sezioni. I detenuti mi chiedono in continuazione coroncine per il rosario e ne ho distribuite oltre mille che loro regalano anche ai familiari. In passato in un altro carcere, alcuni detenuti, mi hanno realizzato pure una piccola chiesetta fatta tutta con le coroncine fosforescenti”.
“Ogni storia dei detenuti è sacra e va custodita e rispettata in tutta la sua drammaticità - racconta ancora fra’ Carmelo -. Penso che ognuno di noi se si fosse trovato in un determinato contesto e con gli stessi problemi e le stesse sollecitazione forse avrebbe potuto sbagliare alla stessa maniera. Da tutti loro c’è molto da imparare anche sul piano del rispetto e della solidarietà che si manifestano. Chi si avvicina a me, una volta superata le titubanze iniziali, parla a ruota libera e, a volte, confidando un pentimento sincero che viene dal profondo. E’ come se, superato lo scudo iniziale, diventassi uno di loro sempre nel rispetto reciproco dei ruoli”. “C’è chi decide di intraprendere proprio un percorso spirituale che in qualche modo lo aiuta a vivere la quotidianità della reclusione in maniera meno dura – aggiunge il cappellano -. La detenzione in carcere è pur sempre una convivenza forzata. Nella gran parte dei casi si lavora per evitare i disagi e le tensioni e gli attriti che possono sorgere tra i detenuti cercando di evitare il peggio”.
I detenuti inoltre disegnano, dipingono e personalizzano quel poco di spazio che hanno all’interno della cella. “I lunghi periodi di detenzione li spingono a diverse manifestazioni artistiche – dice ancora fra’ Carmelo - realizzando piccole opere d’arte con i materiali poveri a disposizione come stuzzicadenti e carta: un modo per giocare e volare con la fantasia e distogliersi dalla pesante quotidianità. In una sezione mi hanno pure fatto un leggìo per l’altare in cartone e una bellissima croce con gli stuzzicadenti”.
“Un plauso va alla polizia penitenziaria che non solo è pressata da turni di lavoro molto impegnativi per la carenza del personale ma soprattutto è chiamata ad avere un ruolo molto delicato e particolarmente logorante – continua il cappellano -. La gran parte di loro si sforza ogni giorno di mantenere le regole con quella umanità che è propria di un ambiente di reclusione. Ascoltare e rispondere alla sofferenza di chi è privato della libertà, anche per loro, è molto faticoso, soprattutto quando si deve intervenire, in alcuni casi, nella prevenzione del suicidio o di atti di autolesionismo”. (set)